Le due entità, pur avendo in comune la assenza di scopo lucro nell'attività, vengono trattate in modo distinto dal decreto legislativo, seguendo la struttura già evidente nella legge delega. Nonostante la relazione di accompagnamento al decreto delegato consideri le Onlus come parte degli enti non commerciali, in effetti fra queste due entità sono riconosciute a livello teorico alcune differenze.
Nulla esclude, infatti, che alcuni enti non commerciali possano anche essere delle Onlus, ma l'elemento che caratterizza queste ultime non è la "non commercialità" delle attività svolte, né il fatto che, come accade per alcune associazioni (es. sindacali o politiche), le attività istituzionali (nel significato di diretta attuazione degli scopi istituzionali fissati dall'atto costitutivo o dallo statuto) non siano considerate commerciali in quanto rivolte agli associati. In altri termini, le Onlus possono svolgere attività commerciali (come è dimostrato dalla presenza fra queste delle società cooperative) e la loro attività è tipicamente rivolta a favore di soggetti terzi.
Tale ultima caratteristica, che differenzia radicalmente le Onlus dalle associazioni, non è negata dal fatto che "le finalità di solidarietà sociale si intendono realizzate anche quando tra i beneficiari delle attività statutarie delle organizzazioni vi siano i propri soci, associati o partecipanti...". Anzi, la precisazione è necessaria in quanto che, prioritariamente, le Onlus non devono svolgere la loro attività a beneficio degli associati, ma a favore di terzi estranei. Ciò è ulteriormente rafforzato dalla esclusione, fra coloro che possono fare parte delle Onlus, delle organizzazioni politiche e sindacali.
Per approfondire
Il riordino delle Ipab - in formato pdf (26,4KB)