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Dopo la moneta unica arriva l'euro difesa. Undici mesi dopo gli impegni presi al vertice di Helsinki il 10 dicembre 1999, i Ministri degli Esteri e della Difesa europei hanno messo sul tavolo le rispettive offerte per la creazione di una forza europea di intervento rapido concretamente operativa dal 2003. Non è ancora un "battesimo" vero e proprio, ma l'impegno è formalizzato.
L'eurocorpo può contare su una riserva di 100.000 soldati dei quali 60.000 simultaneamente mobilitabili nel giro di 60 giorni per missioni della durata di un anno, su 400 aerei da combattimento e su 100 unità navali.
Di cosa si occuperà questa euro-forza? Potrà essere impiegata in missioni leggere, di tipo umanitario, in operazioni pesanti come il ristabilimento della pace con le armi o, ancora, in compiti di mantenimento della pace.
L'Italia dovrebbe mettere a disposizione un complesso di 19.800 uomini di cui 12.000 dispiegabili sul teatro, 47 velivoli per le forze aeree, oltre 20 unità navali tra cui la portaerei Garibaldi.
Su una cosa sembrano essere d'accordo tutti: non basteranno gli uomini, serviranno anche capacità strategiche e tattiche. In sostanza, saranno necessari nei prossimi anni ulteriori investimenti, progetti comuni, accordi in materia di ricerca per migliorare la qualità degli strumenti operativi.
La mappa del cammino da compiere è delineata nel documento comune approvato dai ministri della Difesa e degli Esteri dei Quindici. In primo luogo, dovranno essere resi permanenti gli organi politici e militari preposti a gestire la Forza di reazione rapida. Allo stesso tempo, l'Ue sarà chiamata a finalizzare accordi chiari con la Nato per definire i rispettivi ruoli, le procedure di pianificazione e di decisione. Nelle operazioni in cui l'Alleanza non parteciperà in quanto tale, l'Unione potrà far ricorso a mezzi, strutture e strumenti della Nato.
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