La vaccinazione contro le allergie, detta iposensibilizzazione specifica, è nota già dal 1911 e consiste nella somministrazione per via sottocutanea, nasale, sottolinguale o orale, di un estratto di allergene specifico a dosi crescenti. In questo modo l’organismo si abitua agli allergeni, cioè si desensibilizza.
Ciò permette alla persona di costruirsi una propria immunità, producendo dei tipi di anticorpi, le immonoglobuline G, che eliminano l’allergene prima che questo scateni la reazione allergica. Per questi motivi il vaccino per l’allergia è considerato l’unico trattamento capace di agire sulle cause, e non solo sui sintomi, dell’allergia; fino ad oggi è stato ampiamente utilizzato per trattare la rinite allergica, causata dai pollini e dagli acari della polvere. In genere gli effetti benefici del trattamento durano per almeno 6 anni dalla sospensione della terapia.
Questo approccio è controindicato nei seguenti casi:
L’età minima in cui iniziare la vaccinazione per l’allergia non è al momento definita, anche se la maggior parte degli studi ha preso in considerazione bambini al di sopra dei 5-6 anni di età.
Anche con il vaccino i sintomi dell’allergia non scompaiono da un giorno all’altro.
Di solito migliorano durante il primo anno di terapia, ma il miglioramento più importante spesso avviene durante il secondo anno. Entro il terzo anno la maggior parte delle persone è desensibilizzata agli allergeni contenuti nelle iniezioni e non soffre più di reazioni allergiche significative a quelle sostanze.
Dopo alcuni anni di terapia alcune persone non hanno più alcun problema anche quando l’immunoterapia viene interrotta. Altre, invece, devono proseguire con la fase di mantenimento per tenere i sintomi sotto controllo.
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