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Come rendere potabile l'acqua

Acqua da bere potabile e "pulita": è essenziale che ciò che beviamo non sia contaminato da microrganismi potenzialmente portatori di infezioni. È un'esigenza sentita, in particolare, da chi si trova in viaggio in uno dei tanti paesi tropicali con inadeguati sistemi di igiene e di distribuzione delle acque. Ecco alcuni semplici accorgimenti per disinfettare l’acqua da bere, se non si è sicuri della sua provenienza.

Oltre che ad eliminare i microrganismi patogeni, la purificazione dell'acqua deve mirare anche a rimuovere il materiale organico ed inorganico di altra natura ed eventuali inquinanti industriali potenzialmente pericolosi.

Il processo che porta ad ottenere un’acqua potabile consiste di tre passaggi successivi, la chiarificazione, la purificazione e la disinfezione.

Chiarificazione

Il metodo più semplice per ridurre la torbidità e rimuovere le particelle di maggiori dimensioni è quello di lasciare per almeno un ora l'acqua ferma, in modo che le particelle sospese possano sedimentare, cioè depositarsi sul fondo per gravità.

Purificazione

La purificazione consiste nella rimozione delle sostanze organiche ed inorganiche, in modo da migliorare le caratteristiche "organolettiche" (sapore, odore) dell'acqua. Essa può essere ottenuta mediante l'impiego di carbone attivato (quello utilizzato nella maggior parte dei filtri portatili), il quale permette di ridurre notevolmente le sostanze organiche e gli inorganici chimici. I filtri vanno usati seguendo le istruzioni, curandone in particolare la manutenzione.

Disinfezione

La disinfezione è quella parte di trattamento che consente di rendere l'acqua potabile, riducendo i germi patogeni ad un livello accettabile. Esistono diversi metodi applicabili.

  1. Il calore (pastorizzazione) è il metodo più efficace. Per uccidere i vari microrganismi, è sufficiente riscaldarla a 65 gradi, ma se si vuole stare sicuri, basta bollirla per almeno un minuto consecutivo. Se non si dispone di una fonte di calore, si può sfruttare il calore del sole, mediante sistemi come il forno solare (vedi link).
  2. Il processo di filtrazione è in grado di rimuovere gran parte dei microrganismi patogeni, ma ciò dipende del tutto dal tipo di filtro usato. I filtri disponibili sono costruiti in ceramica, in fibre o carbone attivato. Le loro dimensioni sono proporzionali alla capacità di filtrazione. Determinante è la dimensione dei pori: i risultati più sicuri si ottengono con un diametro dei pori non superiore a 0,4 micron. Difficilmente un filtro da solo riesce a rendere potabile l'acqua. 
  3. Per disinfettare si possono anche usare dei composti chimici, gli alogeni, cioè cloro o iodio. Questi ultimi sono facilmente reperibili sotto forma di tintura di iodio e di varechina (ipoclorido di sodio). Tempi e livelli di concentrazione da adottare sono variabili in base alle condizioni specifiche. Comunque, più la temperatura è bassa, più lunghi devono essere i tempi. Un'indicazione media può essere, per la varechina, di diluirne un cucchiaino da tè in un litro d'acqua e lasciare riposare per circa un'ora; per la tintura di iodio (sconsigliata comunque alle donne incinte e a chi ha problemi alla tiroide), scioglierne 32 gocce in un litro d'acqua, lasciando poi riposare per almeno 30 minuti. Questi trattamenti vanno comunque sempre preceduti da chiarificazione e purificazione. Alla fine, il gusto sgradevole può essere migliorato mediante vitamina C o filtrando l’acqua su filtri di carbone attivato.
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