Vediamo brevemente come possono tutelarsi i nostri cugini europei in caso di licenziamento.
Quando una persona è licenziata ingiustamente, il datore di lavoro è obbligato a reintegrarla e a pagare un risarcimento. Questo rimborso comprende la liquidazione e una somma uguale allo stipendio che avrebbe dovuto essere percepito nel periodo tra il licenziamento e la conclusione legale del caso.
In questo Paese invece non esiste per il lavoratore il diritto al reintegro, ma solo un risarcimento, che comprende il periodo di preavviso e un rimborso danni pari a sei mensilità.
La legge danese ammette l’ordine di reintegro del lavoratore licenziato ingiustamente e stabilisce un risarcimento pari a un anno di retribuzione.
Il reintegro sul posto di lavoro è ammesso ma non può essere imposto per legge. Nel caso in cui il lavoratore sia stato licenziato ingiustamente, è risarcito con una somma che oscilla da tre a venti mensilità. Una misura particolare poi, prevede il diritto del lavoratore alla formazione per mantenere la professionalità.
Come in Finlandia, l'ordine di reintegro è ammesso ma non può essere imposto. La somma del risarcimento per il lavoratore va da un minimo di 6 mensilità a oltre 24. In alcuni casi è prevista anche un’indennità che varia in base al danno subito.
In questo Paese è previsto che il datore di lavoro reintegri il lavoratore licenziato ingiustamente. In alternativa il datore di lavoro, spiegando le ragioni che rendono impraticabile il reintegro, deve risarcire il lavoratore con un’indennità da 12 a 18 mensilità in base all'anzianità di lavoro. Il giudice può stabilire anche una quota aggiuntiva. Il lavoratore poi ha diritto a prestare la sua attività durante la vertenza giudiziaria.
Anche in questo paese è ammesso l'ordine di reintegro. Il risarcimento per il lavoratore inoltre è un’indennità per il periodo tra la data del licenziamento e la decisione del giudice.
In Olanda invece il datore di lavoro può scegliere se reintegrare il lavoratore, o in alternativa, versargli un'indennità.
Reintegrare il lavoratore licenziato ingiustamente è obbligatorio per il datore di lavoro. Il dipendente però può scegliere tra il reintegro e il pagamento delle mensilità arretrate, o un'indennità pari a una mensilità per ogni anno di servizio.
Nessun diritto di reintegro. Il risarcimento prevede: un rimborso base pari a 6600 sterline, un importo compensatorio di 12 mila sterline ed eventualmente degli importi speciali. L'unico caso in cui è ammessa il reintegro del lavoratore è quella di licenziamento per "motivo illecito", come la discriminazione per motivi politici o razziali.
La legge spagnola ammette l'ordine di reintegro. Il datore di lavoro però può opporsi con un rifiuto motivato. In questo caso verserà al lavoratore un'indennità pari a 45 giornate lavorative per ogni anno di anzianità, più gli arretrati. E' prevista inoltre un’indennità per la mancata reintegrazione.
Il licenziamento può avvenire solo per grave disobbedienza o per ristrutturazione dell'azienda. Il giudice può imporre il reintegro o il risarcimento dei danni più le retribuzioni maturate dal momento del licenziamento fino al termine della sentenza. Se il datore di lavoro nega il reintegro deve corrispondere un'indennità che va da 16 a 48 mensilità.
In questo Paese infine non esiste il diritto di reintegro, ma solo un risarcimento pari a un’indennità limitata al periodo di preavviso, oppure dal giorno del licenziamento a quello della sentenza, con un limite di sei mensilità.
Lavorare in Europa
Il licenziamento per giusta causa
L'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori