Lavoro

a cura di Intrage

Devi cambiare lavoro o vuoi andare in pensione? Fai il punto sulla tua situazione

Febbraio 2010 - Chi rischia il posto di lavoro, chi ha perso un contratto a tempo indeterminato, chi è in cassa integrazione o sta cercando un nuovo lavoro, da lavoratore autonomo o da consulente o sta pensando di impiegarsi in altre attività: sono molte le persone che in questo momento attraversano una fase di incertezza lavorativa. Secondo l’Istat a dicembre 2009 i disoccupati erano 2 milioni e 138 mila, mentre la cassa integrazione nel 2009, dati Inps, è stata utilizzata meno del previsto. Su 918 milioni di ore autorizzate, le aziende del nostro paese ne hanno utilizzato il 56%, contro il 73% del 2008. Piccoli segnali positivi che però non alleviano la situazione.

I lavoratori tra i 40 e i 55 anni sono quelli che risentono maggiormente della crisi. Sono loro che appartengono a una fascia di "età di mezzo" che, rispetto al mercato, non è più giovane ma è ancora lontana dalla pensione. Per loro è arrivato il momento di fare un primo bilancio rispetto alla propria situazione previdenziale, per capire cosa è meglio fare, se è davvero il caso di preoccuparsi o se non tutto è perduto.

Innanzi tutto, è bene valutare se, ad esempio, si è già lavorato per 20 anni ma si è ancora troppo giovani per andare in pensione, con il sistema di calcolo contributivo, lavorare per altri 20 con la stessa posizione previdenziale di quanto sì innalzerà l’assegno pensionistico.

Per conoscere quale potrebbe essere il futuro importo della pensione, per sapere con precisione quanti contributi si sono versati e per quanto tempo e per sapere come non perdere la garanzia di una futura pensione cambiando cassa di previdenza è bene rivolgersi subito al proprio l’Ente di previdenza, come ad esempio Inps e Inpdap e altri, oppure chiedere agli esperti della materia presso un patronato o rivolgendosi a consulenti del settore.

Sistema pensionistico - Come funziona

In sintesi, per quanto riguarda la pensione di anzianità (o pensione anticipata) cioè il trattamento pensionistico che si ottiene prima del raggiungimento dell’età pensionabile o del limite massimo di anzianità di servizio, la situazione e questa: chi ha maturato 40 anni di contributi può andare in pensione a prescindere dall’età anagrafica. Per tutti gli altri è importante anche quest’ultimo dato. Con il nuovo sistema delle quote, entrato in vigore dal 1 luglio 2009, per andare in pensione da ora al 31 dicembre 2010 il lavoratore deve avere maturato almeno 35 anni di contributi ed avere un’età anagrafica minima di 59 anni se è un dipendente; 60 anni se è un autonomo.

Dal 1 gennaio 2011 al 31 dicembre 2012, l’età anagrafica sale a 60 anni per i dipendenti e a 61 anni per gli autonomi, sempre con almeno 35 anni di contributi versati. Dal 1 gennaio 2013, l’età richiesta è di 61 anni per i dipendenti e di 62 anni per gli autonomi.

Questi requisiti sono necessari per chi decide di ritirarsi anticipatamente dal lavoro. Altrimenti si può attendere la pensione di vecchiaia che spetta quando si raggiunge l'età pensionabile o per collocamento a riposo per raggiunti limiti di età e o di servizio. Anche in questo caso però occorre aver versato un minimo di contributi all’ente di previdenza.

La pensione di vecchiaia viene liquidata attraverso tre sistemi di calcolo: il retributivo, il contributivo e il misto. Lo spartiacque tra i tre sistemi è il 31 dicembre 1995. Per chi in quella data ha raggiunto un’anzianità pari o superiore ai 18 anni di contributi la pensione viene calcolata secondo il sistema retributivo. È necessario avere 60 anni per le donne e 65 anni per gli uomini e avere 20 anni di contributi a partire dal 1 gennaio 2001, non lavorare più.

Per rientrare nel sistema misto, bisogna aver iniziato a lavorare prima del 1995. In questo caso la pensione di vecchiaia viene calcolata in parte secondo il sistema retributivo, per l'anzianità maturata fino al 31 dicembre 1995, in parte con il sistema contributivo, per l'anzianità maturata dal 1 gennaio 1996. Ricordiamo tuttavia che se si possiede un'anzianità contributiva pari o superiore a 15 anni, di cui almeno 5 successivi al 1995, è possibile avere la pensione calcolata esclusivamente con il sistema contributivo (dai 57 ai 65 anni con requisito minimo contributivo di 5 anni). Si tratta di un'opzione che non può essere esercitata da chi ha diritto al calcolo con il solo sistema retributivo (65 anni per gli uomini e 60 per le donne con requisito minimo contributivo di 20 anni).

Per rientrare nel sistema contributivo, bisogna avere un’età tra i 57 anni  e i 65 anni, ma è possibile accedervi anche prima, purché si raggiunga un'anzianità contributiva di almeno 40 anni. Il requisito minimo contributivo è di 5 anni di contribuzione effettiva. Inoltre, per accedere alla pensione prima dei 65 anni, l'importo da liquidare deve essere pari o superiore a 1,2 volte quello dell'assegno sociale.

È utile ricordare che chi perde il lavoro e ne trova un altro, magari con un contratto di tipo diverso (da contratto dipendente ad autonomo o viceversa) può mettere in regola la propria posizione contributiva con il sistema della ricongiunzione o con la totalizzazione. La differenza tre i due sistemi consiste essenzialmente nel momento in cui si fa. Mentre si è ancora al lavoro si procede con la ricongiunzione. Se invece si hanno già tutti i requisiti previsti per legge sia di età che di contributi si può procedere alla totalizzazione. Per tutti i dettagli degli argomenti affrontati si rimanda agli approfondimenti indicati sotto.

Per andare in pensione di vecchiaia e di anzianità ogni anno ci sono periodi in cui è possibile dire addio al lavoro: sono le quattro finestre di uscita (gennaio, aprile, luglio e ottobre) che variano a seconda del tipo di posizione previdenziale che si ha e del tipo di contratto. Per tutti i dettagli sugli argomenti affrontati si rimanda agli approfondimenti indicati sotto.

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