Fisco

Problemi col Fisco e lotta all'evasione

L'acquiescenza

Si parla di acquiescenza quando i contribuenti che ricevono avvisi di accertamento fondati su dati e valutazioni difficilmente contrastabili, possono evitare i rischi della lite, rinunciando ad impugnare l’avviso e provvedendo a pagare le somme dovute, tenendo conto delle riduzioni. La rinuncia al ricorso implica una riduzione delle sanzioni ad un terzo. La stessa misura si applica anche in caso di accertamento con adesione e di definizione agevolata delle sanzioni.

Le somme dovute a seguito di acquiescenza si versano presso banche, uffici postali, concessionari dell’Agenzia delle Entrate, utilizzando il modello F24 per le imposte sostitutive, l’Irap, l’Iva. Si utilizza il modello F23 invece, per l’imposta di registro e gli altri tributi indiretti. Le somme possono essere versate oltre che in un’unica soluzione, anche ratealmente. In questo caso il contribuente è tenuto a pagare gli interessi legali.

L’acquiescenza è stata introdotta con l’obiettivo di ridurre il sovraccarico di ricorsi e scoraggiare le liti. La riforma del contenzioso ha infatti reso il ricorso più costoso, obbligando in alcuni casi a munirsi di un avvocato difensore, prevedendo anche la possibilità della condanna a spese in caso di perdita nella causa giudiziaria.

Nota: le informazioni contenute in questa pagina tengono conto delle modifiche introdotte dalla legge di stabilità 2011 (legge n. 220 del 13 dicembre 2010).

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