L'emancipazione femminile ha raggiunto traguardi importanti nel corso del tempo, molte sono state le battaglie sostenute per arrivare all'affermazione della donna nella politica, nella magistratura, nell'Università e a dimostrarlo è proprio la storia. Scorriamo insieme le tappe più importanti che, in Italia, hanno segnato e dato impulso a questa costante trasformazione, tutt'ora in atto.
La seconda guerra mondiale: evento tragico ma, al contempo, primo vero punto di incontro tra uomini e donne. Entrambi, a loro modo, hanno trovato il coraggio e la forza di non arrendersi. Nel corso del conflitto, sul fronte interno si leva tutto il valore e lo spirito di sacrificio delle donne. E anche su quello esterno. Alcune donne, addirittura, vengono chiamate a sostituire incarichi tradizionalmente eseguiti dagli uomini. È proprio in questo contesto storico-culturale che per la prima volta le donne votano alle politiche. È il 1946.
Solo due anni dopo, nel 1948, con l'entrata in vigore della Costituzione, viene sancita l'uguaglianza dei diritti fra i sessi.
Nel corso degli anni, si susseguono piccole e grandi vittorie, che vedono l'universo femminile acquisire sempre maggiore peso, anche là dove l'uomo aveva da sempre esercitato un'assoluta autorità, come le Forze di Polizia e la Magistratura.
L'anno 1959 segna la nascita del Corpo di Polizia femminile e due anni dopo, nel 1961 le donne possono finalmente intraprendere la carriera diplomatica e della magistratura senza timore di essere delle mosche bianche per tutta la vita.
Il mondo della politica viene profondamente trasformato dall'arrivo delle donne: nel 1951 è eletto il primo sottosegretario donna, Angela Cingolani Guidi. Nel 1976, Tina Anselmi è la prima donna in Italia chiamata a dirigere un Ministero, quello del lavoro. Nel 1979 Nilde Iotti è eletta Presidente della Camera e nel 1995 Susanna Agnelli diventa Ministro degli Esteri.
Una tappa fondamentale è segnata dalla nascita, nel 1990, della Commissione nazionale per la parità e le pari opportunità tra uomo e donna, il cui compito è quello di promuovere l'uguaglianza tra i sessi rimuovendo ogni ostacolo e discriminazione.
È del 2003 la Legge costituzionale che mira a ottenere una maggiore presenza e partecipazione delle donne in politica, una maggiore possibilità non solo di candidarsi, ma anche e soprattutto di competere. All'articolo 51 del Titolo IV della Costituzione italiana che disciplina i "Rapporti politici" viene aggiunto il seguente periodo: "A tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra uomini e donne".
Nella modifica apportata all'articolo 51 della Costituzione, dove si recita: "Tutti i cittadini dell'uno e dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive." si palesa l'intenzione del legislatore di voler rafforzare quanto già espresso all'articolo 3 della Costituzione, ovvero il principio dell'uguaglianza giuridica di tutti i cittadini, "senza distinzioni di sesso, di razza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali".
Per favorire la partecipazione delle donne alla vita politica del paese e garantirne l'adeguata rappresentanza nelle sedi istituzionali, l'ex Ministro per le Pari Opportunità, Stefania Prestigiacomo, ha presentato il disegno di legge numero 3660 sulle quote rosa. Approvato a larga maggioranza dal Senato della Repubblica nel corso della seduta dell'8 febbraio 2006, non è passato al voto della Camera per mancanza dei tempi tecnici a causa della fine della Legislatura.
Consiglio e Parlamento europeo hanno designato il 2007 "Anno europeo delle pari opportunità per tutti", articolato intorno a quattro temi principali, i diritti, la rappresentanza, il riconoscimento e il rispetto. Durante tutto l'anno si sono svolte manifestazioni per rendere i cittadini europei consapevoli del proprio diritto a non essere discriminati, a promuovere le pari opportunità in campi quali il lavoro e l'assistenza sanitaria.
L’attuale ministro delle Pari opportunità, Mara Carfagna, ha centrato il programma del 2008 sulla promozione delle politiche in materia di maternità e occupazione femminile, sulla diffusione del diritto alla salute per le lavoratrici, le madri, le donne e le bambine, sulla lotta contro le violenze e lo stalking, cioè le molestie e le minacce ripetute nel tempo a danno di una persona più debole. È stata inoltre avviata una riflessione sulle diseguaglianze sociali ed economiche tra uomini e donne e sulla possibilità di agire a livello governativo in modo equo, efficace ed efficiente.
Nel 2010 il Parlamento Italiano ha approvato in via definitiva il decreto legislativo numero 5 del 25 gennaio 2010, che attua i principi della direttiva Europea 2006/54/CE, relativa al principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego. Il decreto interviene e modifica alcuni punti del Codice delle pari opportunità tra uomo e donna in vigore dall’11 aprile 2006 e compie dei passi avanti in materia di occupazione, eliminando alcuni commi il cui contenuto poteva essere inteso in senso discriminatorio.
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