Famiglia

Sostegni economici per le famiglie

Indennità di maternità

L’indennità per astensione obbligatoria è un trattamento economico, sostitutivo della retribuzione, che spetta alle lavoratrici (o ai loro compagni, se esse non possono godere di tale diritto) costrette ad assentarsi dal lavoro a causa dello stato di gravidanza. L’importo dell’indennità è pari all'80 per cento della retribuzione media giornaliera, per i giorni di astensione obbligatoria.

Lavoratrici dipendenti

Hanno diritto all’indennità le lavoratrici dipendenti che si assentano dal lavoro per un periodo di 5 mesi, utilizzabile in forma flessibile a partire dal nono mese di gravidanza. Le lavoratrici che svolgono lavori faticosi o pericolosi e che non possono essere adibite ad altre mansioni possono anticipare, per rischio, il periodo di astensione obbligatoria che precede il parto e posticipare i periodi di astensione obbligatoria successivi al parto. Il periodo di astensione obbligatoria successivo al parto può essere prorogato sino alla fine del 7░ mese dopo il parto stesso. In caso di parto prematuro, alla madre viene data la possibilità di recuperare i giorni di assenza obbligatoria persi prima del parto, in modo che la durata del congedo sia sempre di cinque mesi.

L'indennità spetta anche in caso di adozione e affidamento. In questi casi, l’indennità spetta per i 3 mesi successivi all'effettivo ingresso del bambino nella famiglia adottiva o affidataria, a condizione che non abbia superato i 6 anni di età, 18 anni per le adozioni o gli affidamenti preadottivi internazionali. 

In caso di morte o di grave malattia della madre, di abbandono del figlio da parte della stessa o di affidamento esclusivo al padre, l'indennità per astensione obbligatoria dal lavoro spetta al padre lavoratore (capo IV Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità).

Lavoratrici autonome

L’indennità spetta anche alle lavoratrici autonome (coltivatrici dirette, colone, mezzadre, artigiane e commercianti) iscritte nei rispettivi elenchi prima del periodo indennizzabile, in regola con il versamento dei contributi.

Le libere professioniste che richiedono la maternità possono assumere come reddito di riferimento per calcolare l'indennità solo quello professionale, con esclusione di quanto eventualmente percepito per altre attività svolte.

L'indennità di maternità non spetta mai ai padri liberi professionisti. A differenza di quanto avviene per i padri lavoratori dipendenti, che hanno diritto all'astensione dal lavoro ed al relativo sussidio, qualora la madre non possa avvalersene, la legge non prevede analoghe facilitazioni per gli autonomi. La legittimità di tale norma è stata anche ribadita dalla sentenza n. 285 del 28 luglio 2010 della Corte Costituzionale.

In caso di adozione internazionale, le libere professioniste che abbiano adottato un bambino hanno diritto a percepire l’indennità di maternità anche se il minore ha superato i sei anni di età. Tale possibilità è stata introdotta da una sentenza della Corte di Cassazione, che ha dichiarato incostituzionale la norma che non lo consentiva, ovvero l'articolo 72 del Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e paternità

Per le professioniste, il reddito da considerare non è più quello prodotto al momento della presentazione della domanda, bensì quello percepito nel secondo anno precedente l’evento. Viene inoltre introdotto un limite massimo dell'indennità, pari a 5 volte l'importo minimo già prescritto dalla legge, ferma restando la potestà delle singole Casse di stabilire importi più elevati.

Lavoratrici con altre forme contrattuali

Con il decreto interministeriale del 4 aprile 2002 si è disposto che l'indennità di maternità deve essere erogata anche alle lavoratrici parasubordinate iscritte alla gestione separata dei lavoratori autonomi (collaboratori coordinati e continuativi e libere professioniste). La Circolare Inps numero 93 del 26 maggio 2003 ha poi precisato le modalità di misura e calcolo dell’indennità di maternità a favore di questi soggetti.

Alle mamme lavoratrici precarie spetta l’assegno di maternità dello Stato. Anche alle atlete, "che esercitano attività sportiva anche in modo non esclusivo, a fronte di un compenso in qualsiasi forma corrisposto" deve essere riconosciuto l’indennità di maternità. 

Le mamme con contratto di lavoro a tempo determinato hanno anche loro diritto, entro il primo anno di vita dei figli, ad un congedo di tre mesi con retribuzione pari al 30% del reddito percepito. Inoltre, per aiutare le famiglie a conciliare vita e lavoro, viene innalzato il limite d’età dei minori per i quali si può chiedere il congedo parentale: da 8 a 12 anni di età in caso di affidamento e da 12 a 15 anni, in caso di adozione.

Temi correlati
Sostegni economici per la famiglia 
Astensione dal lavoro per maternità 
Diritti dei lavoratori parasubordinati 
Modelli di domanda per i congedi

Link consigliato
Inps