Famiglia

Le nuove famiglie

"Non mi sposo, convivo"

Si convive a volte per scelta, a volte per necessità, altre ancora per prova. A volte lo si fa per brevi periodi, come ad esempio nel caso degli studenti fuori sede. Qualunque sia il motivo, numerose coppie, in Italia, preferiscono al matrimonio questa forma di vita in comune. Si tratta di un fenomeno recente, per l'Italia, anche se in forte crescita, mentre in altri Paesi, soprattutto quelli scandinavi, è una realtà ormai da tempo consolidata. Alcuni tipi di coppie, come quelle omosessuali, sono invece obbligati alla sempolice convivenza, non essendo previste fome ufficiali di unione civile. 

Alcune cifre

I dati statistici sulla popolazione testimoniano quanto siano stati grandi, negli ultimi decenni, i cambiamenti in rapporto al matrimonio e la famiglia. Ad esempio:

  • la diminuizione dei matrimoni in Italia è in atto dal 1972, anno in cui sono stati celebrate quasi 419 mila nozze; nel 2008 i matrimoni sono stati 247 mila;
  • la forma di matrimonio prevalente è ancora quella religiosa, seppure in costante diminuzione (63,3 per cento nel 2008);
  • l'età del matrimonio si alza costantemente e pone l'Italia al secondo posto nella classifica Ue, dopo la Spagna: nel 2008 era mediamente di 33 anni per gli uomini e di 29,9 anni per le donne;
  • cresce costantemente, in tutta Europa, la percentuale di figli nati fuori dal matrimonio.: le cosiddette "nascite naturali" nelk 2008 avevano raggiunto il 22,2 per cento del totale, quasi 10 punti percentuali in più, rispetto a solo 5 anni prima.
Le unioni civili

Al momento in Italia la convivenza non è disciplinata da specifiche norme. Al fine di tutelare le unioni naturali, comprese quelle tra persone dello stesso sesso, in alcuni Comuni italiani è stato istituito il Registro delle unioni civili. Tra i Comuni pionieri di questa tendenza va ricordato Empoli (Fi), il primo in assoluto nel 1993, seguito da Cogoleto (Ge), Pisa, Firenze, Voghera (Pv), Arezzo e Scandicci (Fi). Attualmente, in un certo numero di Comuni è stato istituito ed è fisicamente presente il Registro. Tra di essi ci sono diversi capoluoghi di Provincia, come Firenze, Perugia, Trento, Bolzano, Livoro, PistoiaTerni.

Ma la registrazione anagrafica della convivenza - oltre a costituire una prova della convivenza, valida ai fini giudiziari - ha prevalentemente un significato simbolico, a meno che il singolo Comune non decida di aggiungere a tale valore dei diritti reali: ad esempio, accesso agli alloggi popolari.

Pur essendo un rapporto dal quale non derivano diritti e doveri a livello giuridico, la convivenza può però incidere sulla regolamentazione economica tra due coniugi separati o divorziati: chi convive con una persona e percepisce un assegno di mantenimento, ad esempio, può perdere questo diritto se la persona con cui convive provvede al suo mantenimento.

Compiere il grande passo

Il matrimonio è sempre stato, tipicamente, la scelta di tutta la vita. Non si può dire lo stesso della convivenza, ma quando due persone decidono di vivere nella stessa casa, che siano sposati o meno, compiono comunque un passaggio molto importante. Convivere è bello, ma non è per niente facile, perché ciascuno è chiamato a compromessi quotidiani su ogni dettaglio della vita pratica.

Interessante, a tal proposito, può risultare questo decalogo delle raccomandazioni per chi intraprende una convivenza:

  1. non negare la propria individualità, sacrificando in toto i propri interessi e amicizie;
  2. condividere i compiti, evitando di abituarsi a situazioni che, alla lunga, possono incrinare l'armonia della coppia;
  3. non lasciare che le famiglie d'origine (genitori, fratelli, parenti) si intromettano troppo nella vita della coppia;
  4. non rintanarsi troppo in casa, rinunciando a divertimenti e vita sociale;
  5. convivenza non significa libertà di fare ciò che si vuole: è invece importante (per la coppia) rispettare i valori e le credenze (anche religiose) dell'atra persona), rinunciando, se serve, a parte della propria libertà;
  6. è oppurtuno imporsi alcuni limiti prima di iniziare la convivenza, senza timore di dire dei "no" e sapendo rinunciare ad abitudini consolidate (ad esempio, per lui, passare la domeica a guardare il Gran Premio);
  7. tenere sotto controlo le bugie: la convivenza non è come il fidanzamento, mentire è un segnale molto pericoloso per la coppia;
  8. anche all’interno di un monolocale, è bene avere uno spazio personale dove potere dare sfogo alla propria creatività non condivisa (o criticata) dall’altro;
  9. continuare a curare il proprio aspetto esteriore, senza lasciarsi andare, anche se ormai ci si sente "accasati";
  10. non lasciarsi prendere troppo dalla tecnologia, se no si rischia di passare tutte le serate ciascuno davanti al proprio computer.

(La lista è stata rielaborata da un articolo pubblicato dalle psicologhe Federica Leva e Sabrina Sozzani sul sito Style.it)

Non bisogna infine dimenticare che la convivenza (così come il matrimonio) ha un effetto in genere negativo, rispetto al desiderio sessuale, a meno che non si sia costantemente attenti a mettere sempre in gioco la parte di se stessi più creativa e vitale.

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