"Voglio essere un martire, mi uccidano pure. Ma se muoio io, tutto il Medio Oriente va a fuoco". Sono queste le parole pronunciate da Yasser Arafat a Ramallah il 29 marzo 2002. Una citazione che restituisce il senso della sua immagine di leader politico.
Yasser Arafat nasce al Cairo il 24 agosto 1929. Il padre, Abdul Rauf al-Qudwa, era discendente di una ricca famiglia di mercanti di Gaza, mentre la madre, Hamida Khalifa al-Husseini, morì quando lui aveva 4 anni. Trascorse l’infanzia tra il Cairo e Gerusalemme, presso uno zio. Fin da giovanissimo partecipa al conflitto israelo-palestinese. Quando, nel 1948 nasce lo Stato d’Israele, prende parte alla guerra innescata con i Paesi della Lega Araba.
Nel 1956 si laurea in Ingegneria all’Università del Cairo. Durante gli anni di università è a capo delle maggiori organizzazioni di lotta studentesche contro Israele e nel 1959 è tra i fondatori di Al-Fatah, la più importante organizzazione palestinese di resistenza. Nel 1967 Al-Fatah confluisce nell’Olp, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina di cui Arafat diviene presidente nel 1969.
La consacrazione come leader politico della lotta palestinese arriva negli anni ‘70, più precisamente nell’ottobre 1974 quando durante il Vertice dei Capi di Stato Arabi, riuniti in Marocco a Rabat, l’Olp viene riconosciuto come "l’unico legittimo rappresentante del popolo palestinese" e Arafat simbolo di quel popolo. Forte della sua consacrazione, il mese successivo prenderà la parola nell’Assemblea delle Nazioni Unite, a New York, chiedendo una soluzione pacifica per la Palestina, portando all’attenzione internazionale la sua causa.
Il 15 novembre 1988, ad Algeri, Arafat proclama lo Stato indipendente di Palestina, e l’anno successivo viene eletto presidente. Il suo prestigio internazionale conosce un periodo di profonda crisi nel 1990 a seguito della decisione di schierarsi con Saddam Hussein nella Guerra del Golfo contro gli Stati Uniti innescata dall’invasione, da parte dell’Iraq, del Kuwait. Ma al di là delle considerazioni del mondo occidentale, Yasser Arafat rimane, per il popolo palestinese, il loro simbolo, il loro cuore.
Il 14 dicembre 1988, durante una conferenza tenutasi a Ginevra, riconosce il diritto di Israele ad esistere. Costantemente impegnato nel processo di pace tra Israele e Palestina, riceve nel dicembre 1994 il Premio Nobel per la Pace, assieme al ministro degli Affari esteri israeliano Shimon Peres e al primo ministro israeliano Yitzhak Rabin. A motivare il prestigioso riconoscimento lo sforzo congiunto dei tre personaggi per arrivare agli accordi siglati a Oslo l’anno precedente.
Con questi accordi i due popoli ponevano fine a circa 45 anni di conflittualità, creando un consiglio palestinese con giurisdizione sulla striscia di Gaza e sulla Cisgiordania ed il riconoscimento dello Stato di Israele in Palestina. Nel 1996 Arafat viene eletto presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese con l’88% dei voti. Dal 2001 viene confinato a Ramallah dal governo israeliano. Muore l'11 novembre 2004 a Parigi, dopo una lunga agonia.