Biografie

Leader politici e religiosi

Saddam Hussein

Saddam Hussein nasce il 28 aprile 1937 a Al Awja, piccolo villaggio a circa 150 Km da Baghdad. Di famiglia modesta, non conoscerà mai il padre, che lo abbandonerà quando è ancora in fasce. La madre sposerà in seconde nozze un uomo gretto e violento, che gli impedirà di frequentare la scuola e lo costringerà a lavorare nei campi sin da piccolissimo.

All’età di nove anni va a vivere a Baghdad dove, grazie allo zio Khairallah Tulfah, potrà finalmente studiare. In quegli anni la situazione politica dell’Iraq è molto complessa. Formalmente indipendente sin dal 1932, il Paese è una monarchia di fatto sottoposta all’influenza britannica, che si protrarrà fino al termine della seconda guerra mondiale. Nel 1958 un colpo di stato militare destituisce il re Faysal II e instaura un nuovo governo repubblicano guidato dal generale Abd al-Karim Kassim.

Il giovane Saddam, nel frattempo, si è avvicinato al partito Baath, il Partito Socialista della Rinascita Araba, un movimento di ispirazione laica e panarabista. Il 7 ottobre 1958 prende parte all'attentato contro il primo ministro, che però fallisce. Costretto alla fuga, si rifugia dapprima in Siria quindi in Egitto, dove viene raggiunto dalla condanna a morte emessa nei suoi confronti dal regime di Kassim.

Nel febbraio 1963 un golpe del Baath, guidato dal generale Ahmed Hassan al-Bakr, spodesta e uccide il capo del governo iracheno. Saddam può finalmente far ritorno a Baghdad: inizia così la sua scalata all’interno del suo partito, scalata che culminerà nel 1979 quando diviene Presidente della repubblica. Salito al potere, Hussein instaura un regime personalistico e dittatoriale. Sul versante interno, da subito si mostra brutalmente repressivo sia verso i kurdi sia verso la maggioranza religiosa sciita. Sul versante esterno, invece, si prepara a realizzare il progetto di portare l’Iraq alla guida degli stati arabi. Il primo nemico da abbattere è l’Iran di Khomeini. Il 23 settembre 1980 le truppe di Saddam invadono il territorio iraniano. Contrariamente alle previsioni, la guerra si protrarrà a lungo, vedendo la morte di circa due milioni di persone. Il 20 agosto 1988, grazie alla mediazione dell’Onu, viene raggiunto l’accordo per il "cessate il fuoco".

Pesantemente indebitato per sostenere gli sforzi bellici contro gli iraniani, Saddam decide che l’unico modo per uscire da questa empasse è trovare una nuova fonte economica che si chiamerà Kuwait. Il 2 agosto del 1990 le truppe del raìs, che poco prima avevano fatto rientro dall’Iran, invadono il piccolo ma ricchissimo Paese arabo. L’aggressione viene subito condannata dall’Onu: affermando che Saddam Hussein ha "usurpato l'autorità del legittimo governo del Kuwait", il Consiglio di Sicurezza decreta l'embargo nei confronti di Baghdad (6 agosto 1990).

Ma la risoluzione delle Nazioni Unite non basta a convincere Saddam a ritirare le truppe. Il 16 gennaio 1991 una coalizione formata da più di trenta paesi, guidati dagli Stati Uniti, dà il via all'operazione "Desert Storm" (Tempesta nel deserto), sotto la guida del generale americano Norman Schwarzkopf. La "madre di tutte le battaglie", che vede l’uso di mezzi tecnici nuovi, di complessità e potenza mai prima sperimentate, termina il 28 febbraio successivo. Il raìs è costretto alla resa. Le condizioni dettate dal cessate il fuoco gli impongono di distruggere tutti gli arsenali di armi chimiche, nucleari e batteriologiche e i missili di gittata superiore ai 150 chilometri.

Nuove tensioni internazionali si hanno nel 1992, quando Saddam ordina l’intervento dell'esercito iracheno contro gli sciiti nel Sud del Paese e contro i curdi nel Nord. Nell’ottobre del 1995 il raìs indice un referendum per rinnovare la sua carica. Con il 99,96% dei voti, il referendum gli conferisce un altro mandato di sette anni e lo conferma padrone assoluto dell’Iraq. Il 25 novembre 1996 si alleggerisce l'embargo nei confronti dell'Iraq. Saddam accetta la risoluzione Onu "petrolio in cambio di cibo", che permette all'Iraq di riprendere, pur sotto il controllo dell’Onu, le esportazioni di greggio.

Frattanto i rapporti del raìs con gli ispettori incaricati di controllare lo smantellamento dei suoi terribili arsenali diventano sempre più tesi fino a quando, il 16 novembre 1998, gli stessi ispettori sono costretti a lasciare l'Iraq. Usa e Gran Bretagna danno il via a una serie di raid aerei. Le ispezioni riprendono il 27 novembre 2002. Ma i contrasti continuano ad essere forti. I venti di guerra da e verso Baghdad cominciano a spirare sempre più forti. Alle 5,35 del mattino (ora locale) di giovedì 20 marzo 2003, scaduto da appena un'ora e mezza l'ultimatum per l'esilio del raìs iracheno, il suono delle sirene segna l'inizio dell'operazione "Iraqi Freedom". Ed è ancora guerra: la guerra dell’America contro Saddam.

Il 9 aprile 2003 le forze Usa entrano a Baghdad. Ma Saddam Hussein riesce a sfuggire agli americani. Il 1° maggio George W. Bush proclama finita la guerra. Il 22 luglio i figli di Saddam, Uday e Qusay, sono uccisi in uno scontro a fuoco con gli americani. Il 31 luglio due delle figlie di raìs, Raghad e Rana, e i loro nove figli, hanno asilo politico dal re di Giordania, Abdullah II. Il 13 dicembre 2003 Saddam viene catturato nei pressi di Tikrit. Viene scovato da soldati americani in un buco scavato nella terra in una fattoria. La cattura avviene senza sparare alcun colpo. Dopo un periodo di prigionia in una località segreta negli Usa, torna a Baghdad dove viene messo sotto processo da parte di un tribunale speciale (iracheno e americano) per il massacro di 143 sciiti. Il 30 dicembre 2006 Saddam viene giustiziato, nella sede dei servizi segreti militari iracheni a Baghdad, per crimini contro l'umanità.