Biografie

Leader politici e religiosi

Aung San Suu Kyi

Una donna simbolo del suo popolo, che ha lottato e pagato in prima persona, senza piegarsi a ricatti o pressioni dei militari. Aung San Suu Kyi è probabilmente l’esempio più grande di come l’universo femminile abbia espresso, e tutt’oggi esprima, leader politici di primo piano. Conosciamone più da vicino la storia.

La vita

Aung San Suu KyiAung nasce nel 1945, figlia di due importanti figure politiche del suo Paese, la Birmania. Il padre era stato un protagonista dell’indipendenza, mentre la madre, dopo l’uccisione del marito, era stata ambasciatrice in India. Proprio nella terra di Gandhi cresce e studia la giovane Suu Kyi che inizia a conoscere la filosofia e la concezione del mondo di Gandhi. Nel 1967 consegue la laurea ad Oxford, dove nel frattempo si è trasferita. Cinque anni dopo è a New York, dove inizia a lavorare per l’ONU. Lì conosce il tibetologo Micheal Aris, che nel 1973 diventa suo marito e padre dei suoi due figli: Alexander e Kim.

Il ritorno in Birmania

Nel 1988 Suu Kyi scopre che la madre è molto malata e rientra in patria per accudirla. Quasi contemporaneamente il generale Saw Maung conquista il potere , istaurando un regime militare, lo stesso che è tuttora al governo della Birmania, oggi divenuta Myanmar. Suu Kyi si schiera immediatamente contro il nuovo esecutivo, adottando i metodi non violenti di Gandhi. Alla fine di settembre  ‘88, fonda la Lega Nazionale per la Democrazia, ma dopo neanche un anno viene messa agli arresti domiciliari. Il regime aggiunge una clausola: se emigra può ritenersi libera, ma non potrà più mettere piede in Birmania.

Ovviamente la donna rifiuta e nel 1990 il Paese va al voto. La Lega Nazionale per la Democrazia vince, ma il regime annulla la consultazione. Proprio in virtù dell’ennesima violazione e a coronamento della sua lotta, nel 1991 arriva il Premio Nobel. Quattro anni dopo le vengono revocati i domiciliari, ma non le viene restituita completamente la libertà: non può viaggiare, né ricevere la visita dei suoi parenti. Nel 1999 il marito, malato di cancro, la lascia senza che lei abbia potuto rivederlo.

Nel 2002 arriva una piccola buona notizia: grazie alle pressioni internazionali, aumenta la sua libertà. Ma è solo un preludio alla tempesta. Il 30 maggio del 2003 è vittima di un attentato dal quale si salva per miracolo, ma che costa la vita a molta gente. Il regime la rispedisce ai domiciliari. Suu Kyi inizia ad avere problemi di salute e il suo caso diventa di dominio mondiale, anche se la Giunta Birmana sembra immune da influenze esterne. Nel settembre del 2007, i bonzi (monaci buddhisti) scendono in piazza per protestare contro la Giunta. Anche loro ricorrono soltanto a mezzi pacifici, ma la reazione del potere è al contrario molto violenta. L’eco internazionale è talmente assordante che anche l’ONU è costretta a intervenire: Ibrahim Gambari, viene inviato come rappresentante per controllare cosa stia accadendo.

Probabilmente  per darsi una nuova immagine positiva, Il 9 novembre 2007, il regime autorizza Suu Kyi a lasciare la sua casa e a incontrare i rappresentanti politici del governo e del suo partito che ormai non vede da anni. Sembra che le cose si stiano lentamente rasserenando, quando accade un fatto imprevisto.

È il maggio del 2009 e un reduce del Vietnam, John William Yettaw, nuota fino alla casa della politica per consegnarle una Bibbia. L’uomo soffre di disturbi psichici e gli Usa gli hanno riconosciuto l’invalidità al 100%. Per il regime è un invito a nozze: Suu Kyi è accusata di violazione dei domiciliari. Nuovamente condannata, la leader dovrà rimanere ancora 18 mesi agli arresti.

Nel 2010 si tengono le elezioni, che tutto il mondo bolla come un’autentica farsa. Suu Kyi non può partecipare. Il 9 novembre 2010 la Giunta militare mostra i risultati:  il partito al potere ha ottenuto l'80% dei voti. Dopo questa vittoria, sentendosi tranquillo, il regime libera Suu Kyi. È il 13 novembre 2010.

Il mondo della musica celebra Aung San Suu Kyi

Aung San Suu Kyi è una delle poche icone femminili note in tutto il mondo. La non-violenza e la lotta per la pace sono due dei suoi tratti più noti. Molti gruppi e cantanti gli hanno resto omaggio: Damien Rice, gli U2, i R.E.M. e i Coldplay, il sassofonista Wayne Shorter e il pianista Herbie Hanckok. Proprio a causa della canzone dedicata alla leader birmana, è vietato in tutto il Myanmar detenere o anche solo ascoltare l’album degli U2 dal titolo "All That You Can't Leave Behind", dov’è contenuto il brano, "Walk on", dedicato proprio a Aung San Suu Kyi.