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27 MAG
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Il recupero contributivo

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Il recupero contributivo

A proposito di:

Con l'estensione a tutti del metodo "contributivo", le pensioni saranno molto più basse di un tempo. Però è possibile integrare con i versamenti volontari ad un fondo pensione.

Nell’arco della vita lavorativa, possono esistere dei periodi di vuoto contributivo, cioè il mancato versamento dei contributi previdenziali per un determinato periodo.

Quando i lavoratori, i pensionati o i loro superstiti scoprono l’esistenza di tali mancati versamenti, possono risolvere il problema informando al più presto l’Ente di previdenza. È quest’ultimo che provvede al recupero crediti sui contributi omessi: ma lo può fare solo se il recupero contributivo non è caduto in prescrizione, cioè:

  • entro 5 anni, se è il datore di lavoro a denunciare il mancato versamento dei contributi e a regolarizzare volontariamente la posizione del dipendente;
  • entro 10 anni, nel caso in cui siano i lavoratori o i loro superstiti a denunciare il mancato versamento.

Le sanzioni per il mancato versamento dei contributi cambiano, se è l'Ente previdenziale ad accertarli o se è il lavoratore stesso a farsi avanti volontariamente.

Dopo la prescrizione

Dopo il periodo di prescrizione, di 5 o 10 anni, è comunque possibile recuperare i contributi e ottenere la pensione che spetta. Lavoratori, pensionati o loro superstiti, datori di lavoro possono provvedere al recupero contributivo, versando all’Inps una quantità di denaro che varia in base all’età del lavoratore, a quanto guadagna, al periodo di contributi da regolarizzare e a quanti contributi ha già versato.

Tali pagamenti permettono al lavoratore o al pensionato di ottenere una rendita vitalizia, il cui importo è pari alla pensione, in caso di omissione contributiva totale, o alla quota di pensione che spetta in più al lavoratore, in caso di omissione parziale.

Come fare

Per ottenere la rendita vitalizia, è necessario presentare la domanda all’Ente di previdenza con un apposto modulo, allegando i documenti che provino l’esistenza del rapporto di lavoro e il relativo stipendio percepito.

Nel caso in cui la domanda di rendita vitalizia venga respinta dall’Ente, si può fare ricorso. Se il ricorso viene respinto, allora il lavoratore può fare causa, per regolarizzare la sua posizione assicurativa e ottenere il risarcimento dei danni dal datore di lavoro.