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Pensioni e costo della vita: la "perequazione"

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Pensioni e costo della vita: la "perequazione"

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Con la "perequazione" automatica, l'Inps adegua ogni anno gli importi delle pensioni per allinearli all'aumento del costo della vita, cioè all'inflazione. Questo consente ai pensionati, specie quelli che ricevono un assegno mensile basso, di mantenere costante il proprio tenore di vita

​​La perequazione automatica - o rivalutazione automatica dei trattamenti  pensionistici - è un aumento applicato annualmente dall'Inps a tutte le pensioni, sia private che del settore pubblico, per adeguarne l'importo agli aumenti del costo della vita (inflazione). Il valore assunto come riferimento è l'indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati. Il meccanismo è simile a quello della "scala mobile", il quale veniva adottato, fino al 1992, per aggiornamento automatico della retribuzione da lavoro dipendente, rispetto all'aumento del costo della vita.

Il governo Monti, con il Decreto "Salva Italia" del 6 dicembre 2011 (comma 25) ha bloccato la rivalutazione, per il biennio 2012-2013, delle pensioni di importo superiore a tre volte il trattamento minimo (1441,59 euro, col valore del 2012). Se una persona percepisce più di un assegno di pensione, tale soglia va considerata non per ciascun assegno, per il totale.

Come funziona

Alla fine di ogni anno, in base alla variazione del costo della vita accertata dall’Istat, con un Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, viene stabilita la variazione previsionale, stimata in via provvisoria, ed espressa in percentuale, da applicarsi per l’anno in corso sull’importo della pensione mensile.

Viene contestualmente determinata anche la percentuale di variazione definitiva, da applicare per l’anno precedente, in sostituzione di quella previsionale.

La differenza tra la variazione previsionale e quella definitiva comporta un conguaglio, da applicare alle pensioni, che può essere:

  • positivo, se variazione definitiva è stata superiore, rispetto a quella previsionale; in questo caso, la differenza viene corrisposta al pensionato in aggiunta alla pensione;
  • negativo, se variazione definitiva è stata inferiore, rispetto a quella previsionale; in questo caso, la differenza viene sottratta dall'importo della pensione percepita dal pensionato, in un'unica rata, per le pensioni Inpdap o in due rate, per quelle Inps.

L'adeguamento produce effetto dal 1° gennaio di ogni anno. Questo significa che la pensione di gennaio subisce un aumento, rispetto a quanto è stato stimato, in via previsionale, per quell'anno. Ma nello stesso mese si applica anche il conguaglio, negativo o positivo.

Limitazioni

In una situazione di regime ordinario, l'aliquota stabilita dal Decreto si applica integralmente solo alle pensioni di importo fino a 5 volte il trattamento minimo. Per quelle di importo superiore, viene applicato un aumento pari al 75 per cento dell'aliquota stessa.

Nel biennio 2012-2013, per motivi di risanamento della finanza pubblica, è abolita qualsiasi perequazione per le pensioni superiori a 3 volte il trattamento minimo. Le pensioni al di sotto del triplo del minimo rimangono invariate. Dal 1 gennaio 2014 riprende la disciplina ordinaria, senza alcun diritto di recuperare gli importi bloccati nel biennio 2012-2013.​