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22 NOV
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Anticipo pensionistico: ecco cos'è

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Anticipo pensionistico: ecco cos'è

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L'anticipo pensionistico, chiamato anche Ape, è il provvedimento che consente di andare in pensione con anticipo rispetto al dovuto grazie a un sistema di prestiti da rimborsare nel tempo. Ecco chi può accedervi e come funziona

​​​​​​​​L’Ape, l’Anticipo pensionistico, è il provvedimento che consente di uscire in maniera anticipata dal mondo del lavoro previsto dal Governo Renzi e che ammorbidisce il parte alcuni aspetti previsti dalla Legge Fornero.

La misura Ape volontaria, dedicata a chi mancano meno di tre anni all'età della pensione di vecchiaia, è destinata a tutti i lavoratori: ovvero dipendenti, autonomi e anche statali.

Ape volontaria e aziendale: chi può accedervi

L’Ape volontaria e aziendale sono dedicate ai lavoratori del settore pubblico, privato e autonomi che abbiano compiuto almeno 63 anni e a cui manchino 3 anni e 7 mesi alla pensione. Gli stessi devono essere iscritti a una delle seguenti gestioni previdenziali:

  • Assicurazione generale obbligatoria Inps
  • Gestioni sostitutive dell'Assicurazione generale obbligatoria
  • Gestioni esclusive dell'Assicurazione generale obbligatoria
  • Gestione separata

A poterne beneficiare sono quindi, a partire dal 1 maggio 2017 (data fissata per l'inizio del provvedimento) e fino al 2018, i lavoratori nati tra il 1951 e il 1953 che decidono di scegliere la misura di pensionamento anticipato; attualmente è al vaglio la possibilità di estendere il provvedimento, a partire dal 2018 e per tutto il 2019, per i nati nel 1954.

Altro requisito necessario per accedere ai provvedimenti è quello dei contributi versati, ovvero almeno 20 anni al momento della richiesta.

È inoltre indispensabile che la rata della pensione non sia inferiore di 1,4 volte il trattamento minimo al netto della rata di ammortamento del prestito. Per l'anno 2017, tale soglia è stata fissata a 702,65 euro.

A differenza dell'Ape volontaria, con l'Ape aziendale il datore di lavoro può scegliere di versare alcuni contributi aggiuntivi al fine di compensare la rata pagata dal dipendente.

Ape sociale: chi può accedervi

L’Ape sociale (o agevolata), come le versioni volontaria e aziendale, consente di anticipare il pensionamento di vecchiaia fino a un massimo di 3 anni e 7 mesi con almeno 63 anni di età.

A differenza degli altri due precedentemente citati, questo anticipo pensionistico e dedicato esclusivamente a lavoratori in particolari situazioni, ovvero:

  • disoccupati per licenziamento (singolo o collettivo), dimissioni per giusta causa e risoluzione consensuale del contratto che non beneficiano di ammortizzatori sociali (nessuna indennità di disoccupazione negli ultimi 3 mesi) e hanno almeno 30 anni di contributi
  • lavoratori con riconosciuta invalidità pari o superiore al 74 per cento e almeno 30 anni di contributi

  • lavoratori con almeno 30 anni di contributi che ​si siano presi cura per almeno 6 mesi del coniuge o di un parente di primo grado, in entrambi i casi convivente, in situazione di riconosciuto handicap grave
  • lavoratori dipendenti con almeno 36 anni di contributi di cui almeno 6 derivanti da attività considerate usuranti o gravo​se.

Per accedere a tale ​provvedimento è necessario che, al momento della richiesta, cessi ogni tipo di attività lavorativa. Come riportato nella Legge di bilancio, l'Ape sociale risulta compatibile con alcune tipologie di reddito, ovvero dipendente e autonomo rispettivamente entro le soglie di 8000 e 4800 euro l'anno; ciò dunque sottolinea che non è esclusa la possibilità di un reimpiego senza però superare le cifre stabilite dal legislatore.​

Ape volontaria: possibile anche con il part time

Tra le ipotesi al vaglio ci sarebbe anche quella di dare la possibilità ai lavoratori ormai giunti alla soglia della pensione di poter stipulare un contratto di lavoro part time dalla forma agevolata, il quale prevederebbe la possibilità di ridurre l'orario lavorativo mantenendo però una contribuzione previdenziale pari al tempo pieno.

In questo modo, i lavoratori interessati sono in grado di richiedere l'Ape in forma parziale, sempre rispettando i requisiti previsti per l'anticipo pensionistico integrale. Tra le differenze peculiari, invece, vi è quello dell'importo dell'assegno pensionistico: per richiedere l'Ape parziale è infatti necessario che ​​esso non sia inferiore a 1,4 volte il minimo del trattamento previsto per legge.

Per l'Ape derivante da lavoro part time l'Inps, il quale dovrà autorizzare materialmente il prestito ponte, potrà inoltre decidere di ridurre il prestito stesso fino al 50 percento venendo incontro al minore reddito conseguente alla scelta di un lavoro part time.

Il calcolo del rimborso​​

A garantire l’importo dell’assegno di pensione sarà il montante contributivo già maturato contestualmente alla richiesta dell’anticipo; differentemente, il coefficiente di trasformazione sarà invece quello relativo al raggiungimento dell’età pensionabile al fine di garantire un aumento della quota C, ovvero quella contributiva, della pensione.

In caso di morte

Per sostenere l’uscita economica dovuta al pensionamento anticipato, sono i lavoratori stessi che renderanno ratealmente il prestito una volta in pensione attraverso un iter pluriennale stabilito dalla legge. La restituzione​​​​​​ del prestito viene effettuata attraverso un prestito sulla rata della pensione, al netto della rata di ammortamento che somma la parte di restituzione del capitale, gli interessi e l'assicurazione.

Secondo quanto previsto dalla legge, i tempi destinati alla restituzione del prestito fatto allo Stato per consentire il recupero del prestito è di 20 anni ma, in caso di morte prematura, non ci si rivarrà sugli eredi del beneficiario.​ Infatti, per questa evenienza è previsto un premio assicurativo già compreso nella quota del taglio dell'assegno previdenziale.​