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29 MAG
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Nonni in fuga: dove andare in pensione all'estero

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Nonni in fuga: dove andare in pensione all'estero

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nonni in fuga - foto di Betsssssy
Si parla sempre di più del fenomeno dei "nonni in fuga", gli italiani anziani che vanno all'estero per trovare un tenore di vita più sostenibile, specie per via delle cure sanitarie più economiche. Ma non sempre il gioco vale la candela. Ecco alcuni dati per scegliere dove andare in pensione all'estero

​​​​​​​​​​Sempre più spesso si parla di “nonni in fuga”, il fenomeno che vede un numero crescente di anziani che se ne vanno dall’Italia alla ricerca di un tenore di vita più sostenibile. E le ragioni sono molte: clima mite, tranquillità, contatto con la natura. Ma quella più importante di​ tutte riguarda i soldi: in molti con la pensione non ce la fanno proprio, e​ infatti dei 400 mila anziani che si sono trasferiti nei paesi “low cost”, circa 270 mila percepiscono una pensione che va da 650 a 1.000 euro, e i rimanenti un importo che oscilla fra 1.000 e 1.500.

Alcuni hanno seguito un approccio “soft”, dirigendosi verso paesi vicini come le Canarie, i paesi dell’Est (specie Roma​nia e Bulgaria) o del Maghreb (Marocco e Tunisia). Altri si sono spinti verso mete più esotiche, come il Costarica o la Thailandia. Tutti con la voglia di ricominciare e attratti da una capacità di spesa molto maggiore.

Ma anche la motivazione economica non è uguale per tutti. C’è chi vorrebbe finalmente fare la vita da nababbo, avendo tanto tempo a disposizione, chi più modestamente è alla ricerca di costi più sostenibili per le cure sanitarie di cui ha bisogno in misura crescente con l’avanzare dell’età.

Una vita più che dignitosa

“Qui con la pensione italiana siamo considerati ricchi”, dice Antonio Tutino, che ha scelto come meta la vicina Bulgaria sin dal 2007, appena un anno dopo essere andato in pensione. Una scelta fatta inizialmente solo per motivi economici. “Nel 2006 avevo una pensione di circa 830 euro. Come avrei potuto vivere in una città come Roma, partendo da un affitto mensile di 650 euro? Anche andando a vivere in un paesino, l’impatto con la vita giornaliera sarebbe stato duro e non avrei risolto il problema”. E così, non appena comincia a sperimentare il duro impatto cin un budget mensile che non quadra mai, approfitta del rientro in patria di un amico bulgaro e con la compagna decide di partire, approdando a Pazardjik, una cittadina di 80 mila abitanti, dove il costo della vita è ancora più basso rispetto alle città maggiori. “Oggi prendo al netto 1.000 euro e, anche se il costo della vita ha subito dal 2006 un aumento almeno del 30%, la pensione basta per fare una vita dignitosa, dopo aver pagato tutte le spese mensili dei servizi e l’affitto”. E così vive facendo praticamente il turista in un paese dove gli italiani sono molto ben considerati e dove è ancora possibile “cogliere la bellezza della povertà fatta di solidarietà, sorriso, accoglienza e generosità”.

Il bolognese Walter Chiccoli ha invece optato per la Thailandia, in un contesto in cui “vige un’incredibile apertura mentale e un’elasticità straordinaria”, a causa del miscuglio di etnie, arrivando qui pensionati da tutto il mondo. “Un pensionato con la pensione minima vive alla grande, sia per il basso costo del cibo, che oltre ad essere straordinario è salutare e digeribilissimo, sia per il costo dei vari resort e case in affitto”. E non bisogna andare a fare la spesa al discount, perché “si spende da uno a tre euro per mangiare una bistecca con patate fritte o pesce o verdure e banane e ananas fritti e budini di cocco e frullati di frutta tropicale. Tutto in estrema pulizia e genuinità, con ristoranti puliti e di alta qualità”. Vivere con la pensione all’estero per Walter non è dunque un ripiego, ma un’opportunità: “Posso dire di aver avuto dalla vita una seconda chance, una nuova possibilità per ricominciare da zero”.

Poi c’è la storia di Mirta, che con suo marito Rino e il figlio Luca si è trasferita in Spagna, ma non in una località qualsiasi: a Corralejo, nelle Canarie. Qui il clima è sempre primaverile e così il punto di approdo di Marta e Rino consente loro di vivere serenamente e dignitosamente,. Oltre che in un ambiente più che piacevole. Considerando anche che Luca è disabile, è ancora più importante trovarsi in una situazione confortevole. “Noi qui viviamo molto bene da pensionati. I farmaci li paghiamo al 10% e oltretutto qui in Canaria costano molto meno che in Italia, anche perché già da diverso tempo si fa uso dei generici. Sia Luca che mio marito Rino usufruiscono di un’ottima assistenza sanitaria, con visite di controllo periodiche, tutto con esenzione. Tutto funziona più che bene, questo lo possiamo dire in tutta franchezza”

Cure mediche “low cost”

Una delle motivazioni più forti che spinge i pensionati a trasferirsi all’estero è il caro sanità. Già molti vanno all’estero a curarsi e la loro percentuale è cresciuta del 20 per cento negli ultimi 5 anni. A spostarsi in Romania, Cipro, Malta, Slovenia, Canarie, non è più quella classe medio alta in cerca di specialistiche e costose cure mediche, ma una fascia media sempre più impoverita dalla crisi. 

La Romania, in particolare, è la meta più ambita per le cure odontoiatriche, quelle su cui gli italiani stanno risparmiando sempre di più, trattandosi di una voce di spesa non coperta dai Lea (Livelli Essenziali di Assistenza), se non per una ridottissima fetta della popolazione. E i dentisti italiani, in quanto a interventi odontoiatrici costosi, sono secondi in Europa solo all’Inghilterra. Andando in Romania si risparmia il 50-60 per cento, mettendo in conto anche il viaggio. Lo si fa per interventi che in Italia costerebbero dai 6 agli 8 mila euro, ma secondo gli esperti italiani si rischia anche molto di più, perché andando all’estero diventa difficile avvalersi di quei controlli annuali di ruotine che sono una garanzia contro l’insorgere di varie patologie.

Chi invece sceglie di trasferirsi del tutto predilige mete come le Canarie, e il caso della famiglia di Mirta è emblematico in tal senso. Un recente dossier presentato da Fipac Confesercenti sul caro sanità per gli over 65 ha evidenziato come in queste isole calde, vicine, europee e soprattutto economiche, vivano ormai circa 20 mila italiani. Qui, a differenza che in altri Paesi “low cost”, le cure mediche seguono gli standard europei, e si può accedere anche con una semplice polizza medica privata, che prevede una copertura totale per la modica cifra di 40-80 euro al mese, grazie anche al fatto che l’Iva è al 4 per cento.

Gli ultimi dati Inps disponibili ci dicono che il 75 per cento della popolazione anziana preferisce restare in Europa: dopo le Canarie vengono Grecia e Cipro, altri due Paesi a basso costo della vita e clima mite. Le altre località preferito sono Marocco e Tunisia in Africa, Thailandia e Filippine in Asia, Repubblica Domenicana e Costarica in America. Sono tutti Paesi dove con 1.000 euro al mese si vive da nababbi e con 700 euro (l’attuale media nazionale) si riesce a fare una vita agevole, magari potendo disporre anche di una badante, inarrivabile per la maggioranza dei pensionati.

Come fare

Chi ad andare in pensione all’estero ci ha fatto un pensierino, è bene che abbia qualche informazione pratica in più.

Gli aspetti da considerare sono di due tipi:

  • come trasferire la residenza nel Paese di destinazione;
  • come trasferire la pensione nel Paese di destinazione.

Se la destinazione è un Paese dell’Unione Europea – come Spagna, Romania o Bulgaria – non ci sono vincoli da superare. Diverso è il caso dei Paesi extraeuropei, che richiedono ciascuno dei requisiti.

In Thailanda bisogna dimostrare di disporre di un’entrata fissa mensile di circa 1.500 euro o un estratto conto bancario di circa 20 mila euro. Nella Repubblica Dominicana la pensione deve essere di almeno 1.150 euro mensili, mentre in Costarica ne bastano poco più di 700. Il Brasile è diventato particolarmente esigente, dal momento che bisogna dimostrare di percepire una pensione di almeno 2.300 euro. Paesi come le Filippine o il Marocco, al contrario, non hanno soglie fisse di ingresso, ma bisogna comunque dimostrare di disporre di un reddito.

Per trasferire la pensione all’estero bisogna rivolgersi al proprio ente previdenziale, ad esempio l’Inps, compilando un’apposita domanda. L’Inps richiede che qualsiasi procedura venga svolta o​nline, tramite il proprio sito. L’accredito della pensione può essere richiesto su un qualsiasi conto bancario all’estero, sia all’interno che all’esterno dell’area Euro. Nella richiesta vanno indicate le coordinate del conto corrente bancario estero sul quale si chiede di localizzare il pagamento. Ulteriori informazioni possono essere richieste via email, scrivendo all’indirizzo pensioniestereGDP@inps.it. Chi invece, pur risiedendo all’estero, è domiciliato in Italia, può richiedere l’accreditamento della pensione su un conto corrente bancario o postale italiano.

Per quanto riguarda il trattamento fiscale dei redditi da pensione, il Governo italiano ha stipulato accordi bilaterali con un gran numero di Paesi esteri per un trattamento fiscale agevolato. Le informazioni sulle singole convenzioni internazionali in vigore le offre il sito Agenzia delle Entrate, mentre in questa pagina del sito del Ministero delle Finanze è possibile trovare la lista dei Paesi con i quali sono state sottoscritte convenzioni per evitare la doppia imposizione fiscale, cioè di pagare le tasse sia lì sia in Italia. I pensionati residenti all’estero hanno diritto a usufruire delle detrazioni per carichi di famiglia, se possiedono determinati requisiti di reddito, da verificare sul sito dell’Inps.

L’Anagrafe degli Italiani residenti all’Estero

Un altro passaggio da compiere è l’iscrizione all’Aire, Anagrafe degli Italiani residenti all’Estero. Tale iscrizione è di norma effettuata a seguito della dichiarazione che va resa all’Ufficio consolare di residenza, attraverso la compilazione di un apposito modello. Quest’ultimo viene trasmesso dall’Ufficio consolare al comune italiano di ultima residenza dell’interessato. La dichiarazione deve essere accompagnata, laddove necessario, dai relativi documenti (atto di nascita e attestazione consolare del possesso della cittadinanza).

La dichiarazione di trasferimento di residenza all’estero va fatta subito dopo l’arrivo all’estero e, comunque, entro 90 giorni dalla data dell’espatrio. È però sempre possibile – anche successivamente – recarsi presso L’Ufficio consolare per richiedere l’iscrizione all’Are, regolarizzando, così, la propria posizione anagrafica.

L’iscrizione in AIRE comporta la contestuale cancellazione dall’Anagrafe della popolazione residente.

L’iscrizione può essere effettuata anche d’ufficio, nel caso di cittadini che non abbiano presentato le dichiarazioni dovute, ma dei quali gli Uffici consolari competenti abbiano conoscenza, in base ai dati in loro possesso e agli accertamenti eseguiti. Il cittadino viene informato di tale iscrizione attraverso un atto amministrativo del comune, notificato all’indirizzo estero.

Diritto di voto

La persona che sta in pensione all’estero conserva la cittadinanza italiana, e dunque il diritto al voto.

I cittadini residenti all’estero e regolarmente iscritti all’Are, in particolare, hanno diritto di esercitare il voto per tutte le consultazioni elettorali e referendarie che si svolgono in Italia.

Per il rinnovo del Parlamento italiano e per i referendum a carattere nazionale, gli elettori all’estero possono espri​mere il proprio voto per corrispondenza, avvalendosi della circoscrizione estero per l’elezione di sei senatori e dodici deputati. A tal fine, l’elettore all’estero riceve dall’Ufficio consolare di residenza un plico contenente il certificato elettorale, le schede elettorali ed una busta affrancata con l’indirizzo dell’Ufficio consolare stesso.

Per le elezioni amministrative, per le elezioni regionali e per i referendum locali, gli elettori all’estero ricevono una cartolina-avviso, che consente loro di poter rientrare in Italia per prendere parte al voto.

In occasione delle elezioni del Parlamento europeo spettanti all’Italia, gli elettori residenti nell’Ue ricevono un apposito certificato elettorale per votare nei seggi istituiti “in loco” nel Paese di residenza. Gli elettori italiani residenti in Paesi non appartenenti all’Ue ricevono invece la cartolina-avviso per il rientro in Italia ai fini del voto.

Non solo rose e fiori

Andare in pensione all’estero ha dunque indubbi vantaggi economici, se si sceglie il Paese giusto. Ma ci sono anche forti controindicazioni. Allontanarsi dalle proprie radici, dai famigliari e dagli amici, ritrovarsi un ambiente culturalmente diverso sono sicuramente ostacoli da superare. E per qualcuno la nostalgia può essere più forte dei vantaggi materiali.

Ma se il fine è quello di risparmiare sulle spese sanitarie, bisogna prendere in considerazione vari aspetti, oltre a quello del costo. In molti Paesi la qualità del sistema sanitario non è paragonabile al nostro, dunque se non si dispone di un’adeguata assicurazione sanitaria, i problemi potrebbero anche essere seri.

Vediamo dunque alcuni grafici interattivi con dati che mettono a confronto l’Italia con i Paesi più gettonati come mete per trasferirsi in pensione, i quali danno la misura della qualità del sistema sanitario locale.

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La quantità di medici sul territorio è un indicatore importante della qualità del sistema sanitario. Come si può vedere, Repubblica Dominicana, Tunisia, Costarica e Marocco sembrano offrire poche garanzie di trovare un presidio medico quando ce n’è bisogno.

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La disponibilità di posti letto sembra da ragione a chi si è già trasferito in Romania, dove la situazione è migliore dell’Italia, che ha uno dei più bassi standard europei. Si va a peggiorare in Tunisia, Thailandia e Repubblica Dominicana.

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Come dato di riferimento, si può considerare anche l’aspettativa di vita a 60 anni, cioè gli anni che mediamente rimangono da vivere quando si ha l'età di 60 anni, che ha a che fare sia con gli stili di vita locali, sia col sistema sanitario. Qui c’è una differenza sostanziale tra Europa e altri Paesi, con valori molto meno attraenti in Tunisia e Thailandia.

È la soluzione giusta?

Trasferirsi all’estero da pensionati è dunque la soluzione? Sicuramente non per tutti. “Ci vuole molto coraggio e determinazione per riuscire a distaccarsi con saggezza dalle abitudini”, dice Walter, quello che ha scelto la Thailandia. “Molto dipende dal carattere e dallo svezzamento, dalla elasticità e dall’apertura mentale, dal saper cogliere occasioni e opportunità, dal saper prendere treni e corriere che passano nel bel mezzo della nostra vita, per poi lasciarsi andare e adeguarsi e gestirsi con perspicacia, modestia e umiltà. Tutti noi abbiamo le nostre radici, ma molto spesso sono radici scelte da altri, prima ancora che da noi. Scelte dai nostri genitori, dai nostri nonni…..”

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