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21 FEB
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Guida alla previdenza complementare

Pensioni In questo Canale:

Guida alla previdenza complementare

A proposito di:

La previdenza complementare, attraverso i fondi pensione, consente ai lavoratori di integrare l'importo della pensione obbligatoria grazie a versamenti volontari gestiti da soggetti privati
  • ​​La previdenza complementare è una forma di gestione integrativa delle pensioni, rispetto alla previdenza obbligatoria, quella gestita dall'Inps e dalle casse dei professionisti. Essa consente ai lavoratori di versare contributi volontariamente, in modo da integrare con una somma aggiuntiva l'importo che percepiranno mensilmente al momento della pensione.

    I fondi pensione sono gli strumenti tramite i quali si attua la previdenza complementare: il lavoratore può scegliere se accantonare una parte di quanto guadagna per versarlo in un fondo pensione, gestito da un soggetto privato. I lavoratori dipendenti possono scegliere di versare nei fondi pensione quanto accumulato per il Tfr.

    Le principali caratteristiche dei fondi pensione sono due:

    • richiedere l'adesione volontaria da parte del lavoratore;
    • godere di incentivi fiscali.

  • Tipi di fondi pensione

    In base alla normativa, sono possibili tre tipologie di fondi pensione: negoziali, aperti, Pip.

    1. Il fondo pensione negoziale è una forma collettiva istituita sulla base di accordi tra le organizzazioni sindacali e quelle imprenditoriali di settori specifici. L'adesione è riservata a specifiche categorie di lavoratori. Viene alimentato dal trattamento di fine rapporto (Tfr) che il lavoratore matura e, volontariamente, da contributi del datore di lavoro e del lavoratore stesso.
    2. Il fondo pensione aperto è una forma libera e privata, gestita da soggetti come banche, assicurazioni, società di gestione del risparmio (Sgr) e Società di Intermediazione Mobiliare (Sim). Vi possono aderire lavoratori autonomi, liberi professionisti e lavoratori dipendenti. Questi ultimi possono aderire anche in forma collettiva, se la propria azienda ha stipulato un accordo in tal senso.
    3. Il Piano Individuale Pensionistico (Pip) ha le stesse finalità del fondo pensione, ma si differenzia per il fatto che l'adesione è a carattere individuale e che è possibile interrompere e poi eventualmente riprendere il versamento dei premi prestabiliti, senza che il contratto si interrompa o venga penalizzato. Chiunque può aderire, anche casalinghe e studenti.

  • Funzionamento

    Le organizzazioni che gestiscono i fondi pensione investono nei mercati finanziari i contributi versati dagli aderenti, in modo da ottenere un rendimento aggiuntivo rispetto al capitale accumulato da ciascun lavoratore. Dunque l'ammontare della prestazione previdenziale dipenderà da tre fattori:

    • i contributi versati;
    • il periodo di permanenza nel fondo;
    • il rendimento ottenuto dall'investimento.


    Il fondo non è tenuto a fare investimenti che tutelino il capitale, garantendo un interesse comunque positivo, come l'acquisto di titoli di Stato o di obbligazioni. La legge però impone dei vincoli, ponendo tetti massimi alle varie tipologie di investimenti utilizzabili.

    Ciascun fondo pensione è perciò caratterizzato da un certo livello di rischio, dato dal mix di investimenti adottato: in generale, più sono presenti componenti azionarie, maggiore è il rischio, ma anche il rendimento atteso.

    ​​

  • Modalità di finanziamento

    Per i lavoratori dipendenti le fonti contributive sono rappresentate da:

    • contribuzione del lavoratore;
    • contribuzione del datore di lavoro (o committente);
    • eventuale versamento del trattamento di fine rapporto (Tfr).


    Il contributo minimo da versare a carico del lavoratore e a carico del datore di lavoro viene determinato da accordi collettivi o aziendali.

    Per il lavoratore dipendente si pone dunque la scelta se lasciare il Tfr al datore di lavoro o versare le somme corrispondenti in un fondo pensione. Nel primo caso, ci si affida ai rendimenti garantiti dall'Inps, nel secondo a quelli dei gestori dei fondi, in genere maggiori ma senza garanzie. Una volta effettuata la scelta di versare al fondo pensione, le quote di Tfr già maturate rimangono comunque al datore di lavoro.

    I lavoratori autonomi provvedono invece interamente a versare i contributi di tasca propria, in genere sulla base di una somma fissa mensile concordata a priori.


  • Prestazioni

    Al momento del raggiungimento dell'età pensionabile, il lavoratore può scegliere se riscuotere tutto il "montante" accumulato (capitale versato rendimento) sotto forma di rendita mensile, cioè di pensione integrativa, o sotto forma di liquidazione in un'unica soluzione, ma per un importo che non eccede il 50 per cento del montante. Per importi di entità limitata può anche venire concesso il 75 o il 100 per cento.

    I singoli fondi pensione possono inoltre garantire prestazioni per casi speciali:

    • riscatto o trasferimento ad altro fondo pensione in caso di cessazione dei requisiti di partecipazione (es. licenziamento o dimissioni dall'azienda);
    • anticipo su quanto accumulato in caso di acquisto di prima casa per sé o per i figli, per ristrutturazioni o per spese mediche straordinarie;
    • riscatto da parte del coniuge in caso di morte o invalidità dell'iscritto.


    In generale, il sistema dei fondi pensione ha norme meno restrittive rispetto al sistema pensionistico pubblico.


  • Rischi

    La legge non obbliga la previdenza complementare a garantire né gli interessi né il capitale versato. La regolamentazione di questi aspetti è delegata ai regolamenti dei fondi pensione, che variano da un fondo all'altro e possono anche esser modificati nel corso di validità del contratto.

    Oltre al rischio di ottenere rendimenti inferiori alle aspettative, il lavoratore deve fronteggiare un triplice rischio di insolvenza:

    • del soggetto depositario dei fondi;
    • del soggetto che emette le quote del fondo;
    • dei soggetti che emettono gli strumenti finanziari in cui le somme sono investite.


    I rischi di insolvenza o di fallimento non possono essere oggetto di copertura assicurativa


  • Tutele

    Per controbilanciare i rischi e garantire la natura previdenziale dell'investimento - cioè che i soldi messi da parte dal lavoratore si traducano effettivamente in un'integrazione della pensione, la normativa ha stabilito una serie di tutele, sul rispetto delle quali vigila la Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip):

    • obbligo di individuazione dei gestori in base a una selezione pubblica condotta con criteri determinati dalla Covip;
    • obbligo di individuazione di una banca depositaria presso la quale deve essere depositato il patrimonio (liquidità e titoli);
    • indicazione dei criteri e dei vincoli agli investimenti;
    • imposizione di regole di gestione dei conflitti di interesse;
    • compiti di ispezione e controllo affidati alla Covip.


    Gli obblighi di trasparenza e informazione si riferiscono ai criteri di scelta adottati per gli investimenti, alle nomine dei consiglieri, alla banca depositaria e società di gestione, ma non al merito delle scelte effettivamente compiute. Cioè il sottoscrittore non è garantito in caso in cui il gestore del fondo scelga forme di investimento sconvenienti.


  • Cessione delle quote e riscatto

    Le quote dei fondi pensione possono essere vendute soltanto al raggiungimento dell'età pensionabile. Tale vendita può rappresentare una forma di integrazione, per il pensionato, ma bisogna considerare che i prezzi di questo mercato hanno un andamento molto variabile. Tipicamente, durante i primi 20-30 anni dall'istituzione della previdenza complementare, è prevedibile che il valore delle quote cresca, dal momento che può aumentare solo la domanda e non l'offerta. Ma dal momento in cui si cominciano ad erogare le pensioni, potrebbe crearsi un effetto "bolla" che faccia perdere di valore repentinamente le quote. L'andamento del mercato inoltre dipende molto dal trend demografico, cioè da quanti giovani si affacciano nel mondo del lavoro e contribuiscono a mantenere alta la domanda. 

    Prima del pensionamento le quote sono trasferibili solamente da un fondo pensione a un altro, e comunque a favore dello stesso beneficiario. Le quote non sono trasferibili all'Inps né ad altre persone.

    L'alternativa al trasferimento delle quote da un fondo pensione all'altro è il riscatto parziale o totale delle posizioni maturate. In caso di dimissioni o licenziamento individuale, ha diritto a riscattare soltanto il 50 per cento di quanto versato. Se il lavoratore opta per il riscatto, e trova un altro impiego con lo stesso o diverso fondo di categoria, perde la quota del 50 per cento maturata nel precedente impiego, dal momento che non viene girata nel nuovo fondo.

    Può ottenere il riscatto totale chi resta disoccupato più di 48 mesi, o subisce un'invalidità permanente che riduce la capacità lavorativa a meno di un terzo.

  • Reversibilità

    La legge non prevede la reversibilità obbligatoria della pensione complementare in caso di decesso del coniuge, come avviene invece per la previdenza obbligatoria, cioè per le pensioni gestite dall'Inps e delle Casse delle associazioni professionali e artigiani.

    In caso tale reversibilità sia prevista dal fondo pensione, essa è al 100 per cento, anziché al 60 per cento come per l'Inps. La reversibilità ha comunque un prezzo, perché si traduce in una rendita minore al momento della pensione e/o maggiori contributi previdenziali.

    In caso di decesso dell'iscritto prima del pensionamento, è invece previsto il riscatto totale delle posizioni maturate a favore di eredi legittimi o testamentari e beneficiari designati.

  • Aspetti fiscali

    I fondi pensioni sono incentivati dalla deducibilità dall'Irpef di quanto versato, fino ad un massimo di 5.164,57 euro l'anno. Sfruttare al massimo tale incentivo significa risparmiare sulle tasse una somma che varia da 1.188 a 2.222 euro, a seconda del reddito dichiarato. Nella valutazione se lasciare il Tfr al datore o versarlo in fondi pensione, va considerato che il versamento del Tfr non gode dello stesso vantaggio fiscale.

    D'altronde la stessa previdenza complementare subisce una tassazione. In particolare, la parte finanziaria dell'investimento in fondi pensione è tassata all'11 per cento. Al momento del pensionamento, poi, mentre la parte finanziaria maturata anno per anno risulta esente, in quanto già tassata, alla parte restante del montante accumulato, cioè al capitale, viene imposta una tassazione con un'aliquota che varia dal 9 al 15 per cento, col seguente meccanismo: partendo da un massimo del 15 per cento, l'aliquota viene ridotta dello 0,3 per cento per ogni anno di contribuzione oltre il quindicesimo, fino al minimo del 9 per cento, equivalente a 35 anni di contribuzione.

  • Per effettuare il test devi avere effettuato l'accesso a Intrage: