Venezia, 3 set. (Adnkronos/Cinematografo.it) - "La solitudine di Titta Di Girolamo ne 'Le conseguenze dell'amore' era forzata, causata da un errore: Gorbaciof invece sceglie di stare solo, sta bene per i fatti suoi, continua a condurre una vita anonima, da piccolo uomo da marciapiede e per tutti gli altri è 'nu tipu curius', vuoi per quella strana camminata, per i suoi silenzi... Fino a che non inizia a giocare col destino, al rialzo, convinto di poter trovare un altrove allo squallore quotidiano". Così Toni Servillo racconta il suo Marino Pacileo, meglio conosciuto dagli habituè del quartiere Vasto di Napoli come "Gorbaciof" per quella vistosa voglia sulla fronte, contabile del carcere di Poggioreale, che inizia a rubare i soldi dalla cassetta di sicurezza per far fronte ai debiti di gioco del padre di Lila (Mi Yang), ragazza cinese di cui si innamora e che vorrebbe portare via con lui. 'Gorbaciof' è il nuovo film di Stefano Incerti, oggi Fuori Concorso alla Mostra del cinema di Venezia e nelle sale dall'inizio di ottobre distribuito da Lucky Red, storia di un uomo solo, per certi aspetti molto caricaturale, "cassiere col vizio del gioco" (come recita il sottotitolo del film), ai margini e al confine tra legalità e microcriminalità, che proprio nella giovane Lila intravede la possibilità di una nuova vita. "Insieme a Diego De Silva (coautore della sceneggiatura, ndr) abbiamo incominciato a pensare al personaggio già cinque anni fa, in seguito ad una breve notizia di cronaca. Nel frattempo ho girato altri due film ('L'uomo di vetro' e 'Complici del silenzio', ndr) e da quella che al tempo era una sceneggiatura molto più lunga e ricca di dialoghi, la giovane protagonista era napoletana, poi anche grazie al contributo di Servillo abbiamo deciso di affidarci completamente all'ambiente, seguendo quasi in tempo reale gli andirivieni del personaggio principale", racconta il regista in una conferenza semideserta (da una parte per colpa del violento nubifragio che ha colpito il Lido in tarda mattinata, dall'altra per il fatto che il film è stato presentato alla stampa in contemporanea con Somewhere di Sofia Coppola, in gara per il Leone d'Oro). Al Lido anche per 'Noi credevamo' di Mario Martone, tra qualche giorno in Concorso, dove veste i panni di Giuseppe Mazzini, Toni Servillo racconta che nei primi giorni di riprese, già truccato e vestito 'a' la' Gorbaciof, "andavo a zonzo per le strade e i vicoli del quartiere e nessuno mi riconosceva, ma nemmeno ho incontrato facce stupite al cospetto di questo strano personaggio, segno che effettivamente ero perfetta espressione di quella fauna, di quel contesto".
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