Roma, 14 mar. - (Adnkronos) - Un vero e proprio epistolario. Centinaia di lettere indirizzate al più grande couturier del '900, il compagno di una vita, l'uomo amato con straordinaria abnegazione. Esce in Francia 'Lettres a' Yves', pubblicato da Gallimard, scritto e fortemente voluto da Pierre Bergé. Un omaggio postumo a Yves Saint Laurent, un libro-confessione per denunciare finalmente la propria verità, dopo la scomparsa del grande stilista e maestro francese. ''Dopo indiscrezioni e maldicenze desideravo finalmente poter confessare le mie verità'', ha spiegato al settimanale francese 'Point de vue', Pierre Bergé, curatore tra l'altro della mostra 'Yves Saint Laurent' (dall’11 marzo al 29 agosto) al Petit Palais di Parigi. ''Io e Yves non siamo stati solo grandi collezionisti di opere d'arte, ma due uomini che si sono profondamente amati. Il motore della nostra vita? Il sesso - ha aggiunto ancora - Ci ha premesso di vivere, crescere, creare, desiderare''. Un'opera che rivela i segreti di una delle prime coppie di fatto della Francia, senza alcun pudore, senza alcuni timore. I tradimenti, le passioni segrete, i 'divorzi' apparenti, le tentazioni, fantasmi di Yves. Tra droga, depressione, accessi d'ira, alcolismo e tentativi di suicidio. Sempre falliti. ''Non ho mai pensato che la sofferenza sia uno degli ingredienti fondamentali per alimentare la creatività'', ha confessato ancora Pierre Bergé. ''Ho conosciuto molti creatori che non soffrivano di depressione, di forma maniacali di autodistruzione. Sono convinto - ha proseguito - che i pittori non debbano necessariamente essere maledetti e che i poeti non debbano vivere forzatamente in mini appartamenti o mansarde. Yves purtroppo era malato - ha continuato il suo compagno - La patologia esisteva. Yves sapeva manipolarla, ingigantirla, allegerirla secondo gli stati d'animo, i diversi periodi della sua esistenza. Ricordo un giorno a New York. Ho visto Yves che stava precipitando nel vuoto, l'ho strappato alla morte. Non era la prima volta. In fondo amava giocare con la morte''. ''Ma io l'amavo - ha proseguito nella lunga intervista a 'Point de Vue', Pierre Bergé - Ho fatto tutto per amore, senza lasciarmi mai annientare, distruggere, cancellare da Yves. Solo la mia lucidità, il mio sangue freddo mi hanno permesso di resistere e di salvarmi''. Nel suo libro Pierre Bergé non nasconde di aver, volutamente, protetto Yves Saint Laurent all'interno di una campana di vetro, per allontanarlo dai suoi demoni, soprattutto dai suoi fantasmi, ha scortato paure, angoscie, delusioni profonde. ''L'ho protetto, è vero, forse troppo. Ho esagerato - ha spiegato ancora - Mi è sempre stato impossibile amare con discrezione. Volevo poi evitare a Yves qualsiasi tipo di problema, di sofferenza economica''. ''Decisi di preoccuparmi di lui, personalmente, facendomi carico anche delle sue responsabilità. Quando ci siamo incontrati Yves aveva 21 anni, io 27 - ha spiegato ancora Pierre Bergé - Un passato accanto al pittore Bernard Buffet. Sapevo cosa significava vivere accanto ad un uomo. Yves, invece, non aveva avuto alcuna esperienza. Eppure le nostre vite sono state sempre separate. Yves non è mai venuto a trovarmi nel mio ufficio. Non avrebbe capito il mio lavoro, il mio impegno, la mia abnegazione, soprattutto voleva continuare a non capire''. ''Non sarei mai riuscito ad amare un uomo senza talento- ha confessato ancora Pierre Bergé - Mi sarei annoiato enormemente. Ho dedicato tutta la mia esistenza a Yves convinto del suo talento, di quello che sarebbe stato il suo destino. Sono stato accanto a lui semplicemente e orgogliosamente perché la sua gloria e la sua grandeur potessero non affievolirsi mai''.
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