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Mobilità nel pubblico impiego

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Mobilità nel pubblico impiego

Per mobilità nel pubblico impiego si intende il diritto dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni di scambiare il proprio posto di lavoro con altri dipendenti pubblici interessati, oppure di passare direttamente ad un'altra amministrazione

I dipendenti delle pubbliche amministrazioni hanno la possibilità di scambiare il proprio posto di lavoro con altri dipendenti pubblici interessati, oppure di passare direttamente ad un'altra amministrazione. Questi passaggi diretti di personale tra amministrazioni diverse sono denominati mobilità. Esistono due tipi di mobilità: quella volontaria e quella compensativa, nota anche come interscambio. La legge di stabilità 2012 ha inoltre introdotto prime forme di mobilità per esubero.

La mobilità volontaria

La mobilità volontaria permette ai dipendenti pubblici il passaggio diretto tra amministrazioni diverse. Per effettuare il passaggio, è richiesta la stessa qualifica o ruolo relativo alla stessa area oppure categoria, ma non lo stesso profilo professionale, tra le due attività da sostituire.

L'iter da seguire prevede l'invio della domanda di trasferimento alla propria amministrazione: una lettera in cui si spiegano i motivi per cui si necessita del trasferimento. Molti enti raccolgono le varie richieste e non appena si presenta la possibilità ne danno notizia agli interessati. Se c'è un posto che interessa si può inviare all'amministrazione interessata la propria richiesta allegando il curriculum.

Occorre poi chiedere il nulla osta all'amministrazione di appartenenza. In genere nei contratti di lavoro è previsto che, trascorsi 30 gg. dalla richiesta, il trasferimento si intende rilasciato, mentre l'eventuale risposta negativa deve essere adeguatamente motivata. I contratti collettivi nazionali possono inoltre definire le procedure e i criteri generali per l'attuazione di tale procedimento.

La mobilità compensativa

C'è poi la mobilità compensativa, o interscambio, che consiste nello scambio di dipendenti, anche di diverso comparto, purché esista l'accordo tra le amministrazioni di appartenenza ed entrambi i dipendenti appartengano ad un corrispondente profilo professionale e svolgano le medesime mansioni. Le amministrazioni possono stabilire liberamente quali mansioni considerare identiche, ai fini della mobilità.

Per l'interscambio, bisogna trovare una persona di pari qualifica e profilo professionale interessata. Entrambi, e contemporaneamente, devono spedire una lettera all'ufficio personale dell'Ente in cui si desidera trasferirsi, nella quale si chiede di essere trasferiti con mobilità e si dichiara di essere a conoscenza che l'altra persona ha, a sua volta, presentato analoga domanda.

La lettera va spedita per conoscenza anche alla propria Amministrazione di appartenenza. Dopo che gli eventuali colloqui di rito hanno avuto esito positivo, l'Ente presso il quale si è presentata domanda di mobilità scriverà a quello presso il quale si lavora, chiedendo il nullaosta al trasferimento. A questo punto, l'amministrazione di appartenenza dovrà rispondere, concedendo o negando il nullaosta che, per conoscenza, verrà inviato anche al dipendente.

Comando

Alcune Amministrazioni Pubbliche usano far precedere la mobilità da un periodo di comando, un istituto previsto dall’art.56 del Dpr n. 3 del 1957 e poi riformato dalla Legge n. 127 del 1997.

Con il comando, l’impiegato pubblico viene destinato ad un’amministrazione diversa, rispetto a quella di appartenenza, temporaneamente e per sopperire ad esigenze eccezionali dell’amministrazione richiedente.

Lo stipendio viene pagato dall’Amministrazione richiedente, cioè quella presso cui il dipendente va a lavorare temporaneamente.

Mobilità per esubero 

In base alle norme introdotte dalla Legge di stabilità 2012, gli enti pubblici possono decidere di ridurre il proprio personale in "esubero", in caso di particolari esigenze funzionali o organizzative, oppure di difficoltà finanziarie, col solo obbligo di informare preventivamente le Rsu e i sindacati firmatari del contratto nazionale.

Trascorsi 90 giorni dall'informativa ai sindacati, il dipendente può essere collocato in disponibilità all'80 per cento dello stipendio base, senza accessorio, per 24 mesi. Dopo tale periodo, il rapporto di lavoro si risolve di diritto. Se invece i dipendenti in questione hanno già maturato 40 anni di contributi, devono essere obbligatoriamente collocati a riposo, entro soli 10 giorni dall'informativa ai sindacati.