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Lavorare con la partita Iva

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Lavorare con la partita Iva

Tutto quello che bisogna sapere per lavorare con la partita Iva: dalla procedura per aprirla alle modalità di emissione delle fatture, dalla gestione delle spese deducibili alle modalità di versamento periodico, con le rispettive scadenze

​Il contratto con partita Iva è una particolare forma di gestione retributiva e fiscale riservata ai lavoratori autonomi, come ad esempio i liberi professionisti, i consulenti, i collaboratori.

Aprire la partita Iva

Per aprire la partita Iva ci si deve rivolgere all'Ufficio delle Entrate competente per territorio. Il lavoratore può scegliere tra diversi regimi contabili: dal più semplice, quello forfettario, adatto a chi inizia un’attività e presume un volume d’affari molto basso, al più complesso, di contabilità ordinaria, e deve essere assistito nella gestione della contabilità da un consulente per le incombenze richieste dalla legge.

I lavoratori con questo tipo di contratto, eccetto i liberi professionisti iscritti agli Albi professionali, devono iscriversi alla Gestione Separata Inps e versare ogni mese una quota di contributi previdenziali, proporzionale al proprio fatturato, e devono anche essere assicurati all’Inail. L’iscrizione alla Gestione Separata da diritto ad alcune prestazioni erogate dall’Inps, come: l'indennità di maternità; l'indennità di malattia solo in caso di ricovero ospedaliero; l'assegno per il nucleo familiare.

Spese deducibili

L'apertura della partita Iva comporta delle spese di gestione, che consistono nella consulenza di un commercialista (a meno che non si voglia fare tutto da soli, ma non è facile). In compenso, è possibile risparmiare l'Iva su tutti gli acquisti legati all’attività che si svolge, deducendola dall'Iva da versare.

Tutte le spese vanno regolarmente documentate con una fattura. Titoli d'acquisto non intestati, cioè anonimi, come gli scontrini fiscali o i biglietti del treno, non sono validi. Le spese deducibili si dividono in tre categorie:

  • spese interamente deducibili, tipo cancelleria, libri per l’aggiornamento professionale, energia elettrica; riscaldamento e acqua dell’ufficio o del laboratorio, compensi pagati a terzi (anche quelli, per esempio, per il tecnico che viene a riparare il computer);
  • spese deducibili in parte, come gli omaggi per i clienti; i costi per la partecipazione ai convegni, i pedaggi autostradali, le ricariche del cellulare, il modem, eccetera;
  • spese per beni strumentali, che sono quelli utilizzati in continuazione, nel corso dell’attività professionale - come computer, stampante, arredi per l’ufficio, auto o furgone utilizzati per lavoro - le quali vanno detratte suddividendole in quote nel corso di diversi anni.​

Compilazione della fattura

Ogni volta che vuole farsi pagare, il professionista con partita Iva deve emettere una fattura. Ecco le principali regole da seguire:

  1. la fattura va emessa esclusivamente a lavoro finito e approvato dal committente, quando cioè ci sono tutte le condizioni per essere pagati;
  2. la fattura va emessa in due copie - non necessariamente cartacee - una che rimane al professionista, l'altra che va consegnata al committente;
  3. le fatture devono essere numerate progressivamente, ricominciando dall'1 all’inizio di ogni nuovo anno;
  4. ogni fattura deve contenere i seguenti elementi: nome, cognome e residenza del professionista e del committente; numero della partita Iva di chi emette fattura e del committente (se quest'ultimo è un altro professionista o una società); breve descrizione della prestazione; importo; tutti i dati necessari per determinare l’imponibile, dalla percentuale Iva ai contributi previdenziali.
Calcolo della fattura

Il calcolo della fattura dipende dal regime previdenziale cui è soggetto il professionista (Gestione Separata, Cassa di previdenza). Se "imponibile" è la cifra pattuita per il lavoro, ecco come si calcolano le varie voci:

  • contributo previdenziale = generalmente 4 per cento dell'imponbile (dipende dal regime cui è soggetto il professionista);
  • imponibile Iva = imponibile + contributo previdenziale;
  • Iva = 22 per cento di imponibile Iva;
  • ritenuta d'acconto = 20 per cento di imponibile;
  • importo da corrispondere = imponibile Iva + Iva - ritenuta d'acconto.

I professionisti in regime dei minimi non devono includere l'Iva. Per cui il loro calcolo sarà:

  • importo da corrispondere = imponibile + contributo previdenziale - ritenuta d'acconto.
Versamento dell'Iva

L'Iva ricevuta dal professionista va versata al fisco ogni trimestre, tramite il modello F24, dopo aver dedotto l'Iva di eventuali acquisti effettuati. La scadenza è di solito il 15 del 2 mese successivo a quello del trimestre (es: per il 1 trimestre, il 15 aprile).