Un lavoratore sotto i 40 anni è probabile che percepisca di pensione, quando sarà il momento, meno della metà dell'ultimo stipendio. La stima del Sole-24 Ore stride, al confronto con quanto percepito dagli attuali pensionati, ritiratisi per lo più col sistema contributivo e perciò partendo dal 70 per cento circa dell'ultimo stipendio.
Meglio dunque correre ai ripari, se non si possiedono beni immobili che possano garantire rendite supplementari, con forme di previdenza complementari, rispetto alla pensione erogata dall'Inps o dalle casse professionali, come ad esempio i fondi pensione. E non tanto per arrotondare, quanto per garantirsi una retribuzione mensile che consenta di mantenere uno stile di vita paragonabile con quello cui si è abituati.
I fondi pensione, rispetto alle obbligazioni o ad altre forme di risparmio, hanno il grande vantaggio della deducibilità fiscale fino a 5.164,57 euro l'anno. Ciò li rende una scelta obbligata per i lavoratori autonomi, tra i quali rientrano anche i lavoratori a progetto e le varie forme di lavoro parasubordinato. Ma anche per i dipendenti che desiderino sfuggire alle misere prospettive di una pensione calcolata col sistema contributivo, convertire il Tfr in fondo pensione costituisce una soluzione senz'altro più conveniente, a conti fatti, rispetto a lasciare il Tfr stesso presso l'azienda. L'importante è provvedere per tempo, cioè non cominciare a pensare alla pensione quando si ha 50 anni, perché l'importo su cui si potrà contare dipenderà primariamente dalla durata dei versamenti. Per il resto – cioè quali fondi scegliere e quanto versare – la strategia migliore è affidarsi ad un consulente esperto e possibilmente neutrale.
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Il Sole-24 Ore