Zii e bisnonni (e più in generale parenti ed affini di terzo grado) non potranno più usufruire dei tre giorni di permesso mensile, retribuiti e coperti da contributi, per assistere una persona con handicap grave. Tale possibilità è stata infatti limitata a parenti o affini entro il secondo grado; ad esempio nonni, nipoti in quanto figli del figlio, fratelli e sorelle. È una delle modifiche introdotte dal "Collegato lavoro", approvato in via definitiva dalla Camera lo scorso 19 ottobre, che ha cambiato il testo della Legge 104/1992.
Il provvedimento va in una direzione restrittiva, rispetto ai benefici fino ad oggi in vigore, ma in misura molto minore, rispetto a quanto "minacciato" inizialmente dal Governo. E ci sono anche misure più permissive. Ad esempio, scompaiono dalla normativa i requisiti di "assistenza esclusiva e continuativa" richiesti, in precedenza, nel caso il lavoratore non fosse convivente con la persona con disabilità
I parenti ed affini di terzo grado potranno fruire dei permessi lavorativi solo quando i genitori o il coniuge della persona con handicap siano deceduti, "mancanti", maggiori di 65 anni o affetti da patologie invalidanti.
Chi non rientra nella nuova casistica prevista, e che finora ha fruito dei permessi, grazie la precedente normativa, si vedrà prossimamente revocare le agevolazioni concesse.
Tema correlato:
Congedi e permessi per familiari con handicap