L'8 settembre 1943 è la data in cui il maresciallo Badoglio, diventato capo del governo dopo l'arresto di Mussolini, annunciò di aver firmato l'armistizio (che in realtà era una vera e propria resa) con il quale il Regno d'Italia aveva cessato le ostilità contro le forze alleate, nell'ambito della seconda guerra mondiale. L'armistizio era stato richiesto al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate, dopo che venirono meno le speranze che la guerra potesse essere vinta, a fianco dell'alleato tedesco. Il dramma della resa si trasformò, nel giro di poche ore, in tragedia, per centinaia di migliaia di soldati abbandonati a se stessi, in una delle ore più buie dall’inizio della guerra. Nel suolo nazionale erano presenti circa 1.090.000 soldati italiani, scarsamente dotati di mezzi corazzati e male armati, e 400 mila tedeschi. Altri 900 mila soldati italiani erano presenti in altri paesi: Francia e Corsica, Slovenia, Dalmazia, Croazia, Montenegro, Albania e Grecia. Tutti questi uomini si ritrovarono privi di direttive (in molto casi i reparti stessi privi dei comandanti) e impreparati alla resa dei conti con i tedeschi. Il mattino successivo il re, la regina e il principe ereditario, Badoglio, due ministri del Governo e alcuni generali dello stato maggiore fuggirono da Roma, dirigendosi verso il sud Italia, per mettersi in salvo sotto l'esercito Alleato. E mentre avveniva il totale sbandamento delle forze armate, le armate tedesche della Wehrmacht e delle SS, presenti in tutta la penisola, fecero scattare l'Operazione Achse, già predisposta, occupando tutti i centri nevralgici del territorio nell'Italia settentrionale e centrale, fino a Roma, sbaragliando quasi ovunque l'esercito italiano, le cui truppe furono in gran parte internate in Germania, mentre il resto andava allo sbando e tentava di tornare a casa. Chi non vi riusciva, si dava alla macchia, andando a costituire i primi nuclei del movimento partigiano. Quasi tutta la penisola cadde sotto l'occupazione tedesca e l'esercito venne disarmato, mentre l'intera impalcatura dello Stato cadde in sfacelo. L'8 settembre costituisce dunque una delle date più tragiche, nella nostra memoria, ma destinata a segnare profondamente anche tutta la storia repubblicana. L'atmosfera dell'8 settembre è stata rievocata nel cinema dal noto film "Tutti a casa", di Luigi Comencini, con Alberto Sordi, del 1960.
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