Le casalinghe vittime di incidenti stradali hanno il diritto non solo di veder riconosciuto il danno biologico causato dal sinistro, ma anche quello patrimoniale. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 16896/10 che ha deliberato sulla richiesta di una casalinga di ottenere un risarcimento per la propria diminuita capacità lavorativa in casa. La decisione vede dunque ulteriormente riconosciuto il lavoro svolto quotidianamente da quelle donne che scelgono di dedicarsi esclusivamente alla cura di casa e famiglia, e che è, quindi, meritevole di valutazione economica. Decisamente interessante il metodo utilizzato dalla Corte per la quantificazione del danno: non esistendo infatti una norma di conteggio, la Cassazione ha deciso di prendere come parametri il lavoro e lo stipendio percepito dalle colf. Valutando così pensione sociale – il triplo – età della casalinga, percentuale di invalidità e anni trascorsi dal sinistro, si è stimata una cifra che si aggira sui 116 milioni di lire. La Corte ha inoltre specificato che il risarcimento spetterà anche a coloro che si avvarranno di collaboratori domestici, poiché le incombenze di una casalinga sono superiori a quelle delegabili ad una colf.
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