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Salute: in montagna effetti sull'organismo oltre i 3mila metri

14/07/2010

Il corpo umano, se portato ad altezze superiori ai 3mila metri, mette in moto dei meccanismi di difesa che è bene riconoscere e non sottovalutare, specialmente per chi ha deciso di passare le vacanze in montagna. Il fenomeno è ben noto agli specialisti di medicina aeronautica, considerato che, per i piloti, lo sbalzo di pressione è il maggiore problema fisico da affrontare. E da quella branca della medicina arrivano consigli preziosi per tutti. "L'importante, innanzi tutto, è capire il meccanismo di funzionamento" – ci spiega il Dott. Antonio Rufo, specialista in medicina aeronautica e spaziale – "il quale è piuttosto semplice". L'ossigeno viene aspirato dai polmoni e da questi passa al sangue, per essere trasportato, tramite il sistema circolatorio, a tutti i tessuti. Il passaggio di ossigeno dai polmoni al sangue è favorito dalla differenza tra la pressione degli alveoli polmonari e quella del sangue stesso ed infine quella dei tessuti, la più bassa di tutte. Tutto ciò funziona a meraviglia a livello del mare, dove la pressione è più che sufficiente ad irrorare tutti i tessuti. Ma più si sale di quota, più scende la pressione atmosferica e, con essa, quella degli alveoli polmonari, portando al minimo la differenza con la pressione a livello di tessuti. Quindi, mentre si sale, il sangue fa sempre più fatica ad ossigenare l'organismo. Effetti significativi sono stati misurati proprio oltre i 3mila metri. Oltre tale quota, il corpo umano reagisce compensando in vari modi. Innanzi tutto, con una respirazione più frequente, poi con un battito cardiaco accelerato. Per gli appassionati di montagna, che salgono a bassa velocità, il problema è inferiore, rispetto ai piloti. Ma per alcuni soggetti, ad esempio i cardiopatici, è necessario fare attenzione. Le cautele devono essere ancora maggiori quando si utilizzano impianti di risalita come le funivie o le cabinovie, in grado di portarci velocemente in quota.

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