Spostare la soglia di età da 65 a 70 anni per l'offerta gratuita del vaccino antinfluenzale "non sposta molto" la campagna vaccinale in termini di prevenzione delle complicanze. "Per nostra fortuna ci sono ultrasessantacinquenni in ottima forma. Quello che serve veramente è individuare le persone fragili, indipendentemente dall'età". Parola Nicolò Marchionni, presidente della Società italiana di gerontologia e geriatria (Sigg), intervistato sull'allarme lanciato da Federanziani che, in una nota, esprime preoccupazione per la possibilità, ventilata in alcune Regioni, di elevare a 70 anni l'età del target dei vaccini gratuiti, "con l'unico fine di risparmiare qualche milione di euro, senza rendersi conto che si dovrebbe diminuire l'età del target e soprattutto convincere le persone che rientrano nelle categorie a rischio a vaccinarsi".
"In realtà oggi definire soglie di età per la vaccinazione - spiega Marchionni - non ha moltissimo senso, mentre cambierebbe molto con l'identificazione di soggetti fragili. Se una persona ha 70 anni, ma anche tre quattro malattie croniche ha più bisogno di vaccino di un 80enne che non ha patologie. L'attenzione, insomma, deve andare più all'età biologica che non a quella anagrafica".
Secondo il geriatra, anche rispetto al 'flop' della vaccinazione contro l'influenza A, "la campagna vaccinale per l'influenza stagionale non ha subito una gran flessione. Il ministero della Salute ha messo in piedi un gruppo di lavoro che fa forti raccomandazioni per l'adozione del vaccino contro l'influenza stagionale. Inoltre, in particolare per gli anziani, i medici di medicina generale sono fortemente sensibilizzati non solo all'adozione del vaccino contro l'influenza stagionale, ma anche per la vaccinazione contro lo pneumococco che fa molte vittime tra gli ultra sessantacinquenni", conclude l'esperto.
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