ADN Salute Notizie

Dolore cronico, da cure inappropriate quasi un caso su 2

Chi soffre di dolore spesso ha alle spalle un calvario fatto di interventi chirurgici inutili e cure sbagliate, che non alleviano le sofferenze ma fanno sì che il dolore diventi cronico. Succede a quasi un paziente su due. E' il bilancio degli specialisti italiani del dolore: esperti che oggi a Milano hanno presentato il progetto 'Cento città contro il dolore' della Fondazione Isal (Istituto ricerca e formazione in scienze algologiche), iniziativa che punta a creare una rete capillare di solidarietà in tutto il Paese. "Il 45% dei casi di dolore cronico sono frutto di trattamenti e procedure mediche. I camici bianchi, infatti, vanno spesso alla ricerca della causa del dolore. Una causa che non c'è più. Al suo posto resta una sofferenza quotidiana e persistente che da sintomo si è trasformata nella vera malattia", spiegano Cesare Bonezzi, direttore dell'Unità di terapia del dolore della Fondazione Maugeri di Pavia, e Paolo Mariconti, presidente della sezione milanese della Fondazione Isal. I medici e i loro pazienti scontano gli anni in cui il dolore era un tabù, riflettono gli esperti. "E ancora oggi non si è diffusa la cultura della terapia anti-dolore". Il risultato è che molti pazienti spendono decenni di vita alla ricerca di cure che allevino le loro sofferenze. Passano da uno studio medico all'altro, si sottopongono a decine di interventi chirurgici che si rivelano inutili o, nei casi peggiori, dannosi. "Tutto questo prima di approdare da uno specialista del dolore che ha ricevuto una formazione ad hoc e sa come trattare la malattia", ribadisce Mariconti. Storie di ordinaria sofferenza che accomunano un esercito silenzioso di italiani di ogni età: 12 milioni le persone colpite nel Paese. Un bilancio che colloca l'Italia al terzo posto in Europa per incidenza, dopo Norvegia e Belgio. Il dolore è trasversale: a conviverci quotidianamente non sono soltanto gli anziani. E, sottolinea Bonezzi, neanche solo i malati di cancro che rappresentano il 7% delle persone che soffrono ogni giorno . Il dolore ha mille facce: si chiama mal di schiena, emicrania, artrosi, nevralgia, dolore articolare, fuoco di Notiziario Adnkronos Salute del 1 luglio Sant'Antonio. E riguarda una fetta importante di popolazione attiva, circa il 20%. I pazienti si chiudono nel silenzio e quando si decidono a rivolgersi al medico - il dolore è una delle cause principali di consultazione - si scontrano con difficoltà diagnostiche. "Il problema è anche che i centri specializzati in terapia del dolore sono pochi e distribuiti in maniera disomogenea sul territorio nazionale", avverte Mariconti. Per un trattamento adeguato i tempi d'attesa vanno dai 3 ai 6 mesi. Non solo: un approccio sbagliato al dolore fa impennare le spese. Secondo i dati diffusi oggi nel capoluogo lombardo, nel 2007 sono stati spesi oltre 3 milioni di euro per prestazioni e farmaci. Per non parlare del danno all'economia nazionale causato dai 3 milioni di ore lavorative perse per il dolore cronici. Per i pazienti la vita quotidiana si sconvolge. Il 23%, rileva un'indagine Istat, ha cambiato la propria posizione sociale: perché ha perso il posto di lavoro (14-17%) o ha dovuto subire un cambio di responsabilità (28%), quando non è stato costretto a cambiare proprio il lavoro (20%). Nel prezzo da pagare ci sono anche le conseguenze psicologiche: il 18% dei pazienti ammette di vivere un senso di abbandono e ha la sensazione di perdere il proprio ruolo all'interno della famiglia. Il 22% finisce per ricevere una diagnosi di depressione, mentre un paziente su due vive schiacciato da un senso di sfiducia e malessere.

www.intrage.it non è responsabile della notizia inserita in questa pagina