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Anziani non rinunciano a sesso, studio raccomanda test hiv fino a 75 anni

Arzille più che mai, le tempie grigie dei nostri giorni non rinunciano al sesso. E se vari indagini dimostrano che non abdicano all'amore anche dopo aver spento le 80 candeline, uno studio del Duke University Medical Center, realizzato in collaborazione con il Veterans Affairs Palo Alto Health Care System e il St. Michael's Hospital di Toronto, ricorda loro che l'età non li rende certo immuni al virus dell'Hiv. Per questo, i ricercatori, numeri alla mano, sostengono che gli screening per stanare la malattia a volte sono consigliabili anche nella fascia d'età 55-75 anni, mentre i Centers for Disease Control li raccomanda fino ai 64, partendo dai 13 anni. Oltre a prolungare la vita e a ridurre la diffusione della malattia, infatti, i test per le tempie grigie consentirebbero anche di dare una 'sforbiciata' ai costi dell'assistenza sanitaria. La ricerca, che verrà pubblicata domani sull'Annals of Internal Medicine, prende in considerazione il Qaly, acronimo di Quality Adjusted Life Years, un'unità di misura impiegata nell'analisi costi-utilità che combina insieme durata e qualità della vita. "In molti, quando pensano all'Hiv - sottolinea Gillian Sanders, a capo dello studio - immaginano che a esserne colpiti siano soprattutto ragazzi e giovani adulti. In realtà il 19% delle persone che contrae il virus ha già superato i 50". Usando un modello matematico, gli studiosi hanno ipotizzato screening per varie fasce d'età, nonché decorso della malattia e possibilità di trasmissione a seconda degli anni. Così hanno potuto osservare che, a seconda della prevalenza della patologia, dell'età dei pazienti, dei costi delle cure e dalla vita sessuale più o meno attiva, non mancano i casi in cui è consigliabile che i programmi di screening coprano fino ai 75 anni d'età. Senza considerare, aggiungono i ricercatori, che con una diagnosi precoce un 65enne guadagna mezzo anno di vita, mentre un 75enne quattro mesi.

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