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Italia 'in coda' per rispetto carta ue diritti malato

L'Italia non brilla per il rispetto della Carta europea dei diritti del malato, proclamata nel 2002 da Active Citizenship Network, progetto europeo di Cittadinanzattiva. Nella 'classifica' illustrata oggi a Roma, alla vigilia della Giornata europea dei diritti del malato che si celebra domani, promossa da Active citizenship Network (Acn)-Cittadinanzattiva, il nostro Paese occupa gli ultimi posti per l'attenzione ai diritti dei pazienti (con un 'punteggio' di 24) come ottenere le cure in tempi rapidi, veder garantita la libertà di scelta, accedere a terapie innovative. Al primo posto i Paesi Bassi, i più attenti a questi diritti, seguiti da Francia, Germania, Belgio, Gran Bretagna e Danimarca. In fondo l'Italia, e poi via via Finlandia, Spagna, Grecia e Portogallo. In generale, secondo l'indagine condotta recentemente da Acn in 14 Paesi dell'Unione, risultano particolarmente disattesi i diritti ad avere le terapie in tempo rapidi (liste d'attesa), all'accesso alle cure, alla libertà di scelta e all'innovazione. Ed è proprio questo mancato rispetto a spingere i cittadini a muoversi all'estero per potersi curare. "La Carta europea - sottolinea Charlotte Roffiaen, direttrice di Active Citizenship Network - intende stabilire diritti comuni a tutti i cittadini europei, indipendentemente dalla loro nazione di nascita o di residenza. I nostri principi hanno ispirato il Parlamento europeo, che lo scorso anno ha chiesto alla Commissione, attraverso 2 diverse risoluzioni, l'adozione di una Carta europea dei diritti del malato". "La Giornata europea dei diritti del malato, in programma domani in 25 Paesi europei e in circa 50 città italiane, ha un duplice obiettivo - spiega Teresa Petrangolini,segretario generale di Cittadinanzattiva - Da un lato fare sì che i diritti dei cittadini europei siano uguali indipendentemente dallo Stato in cui vivono, e dall'altro eliminare gli ostacoli per chi è costretto a muoversi dal proprio Paese per ottenere delle cure. Un primo passo in questo senso - osserva - è la Direttiva della Commissione europea che dovrebbe garantire vera libertà di movimento trans-frontaliera. Ma i trent'anni di storia della nostra organizzazione ci dimostrano che se non sono i cittadini i primi a rivendicare i propri diritti il tutto rischia di rimanere solo sulla carta, come già avviene per alcuni dei diritti già sanciti e in troppi casi ignorati". Per esempio, nell'Ue per tutti i cittadini è garantita la prestazione di urgenza: nonostante ciò - sottolinea l'associazione - sempre più persone si vedono recapitare a casa una fattura per una prestazione in Pronto soccorso. E' successo a un'italiana ricoverata d'urgenza in un ospedale di Bruxelles dove le erano state diagnosticate delle coliche renali. Le era stata fissata l'operazione per il giorno dopo, ma la donna ha deciso di operarsi in Italia. Ha dovuto però saldare un conto di 450 euro per le prestazioni ottenute in Pronto soccorso.

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