L'olfatto non ci permette solo di 'annusare' il mondo che ci circonda, ma è in grado di informare il nostro cervello su come interagire con gli oggetti. Lo dimostra lo studio di un'equipe di ricercatori padovani guidati da Umberto Castiello, pubblicato sulla rivista americana PLoS (Public Library of Science). I ricercatori - spiega una nota dell'ateneo veneto - hanno chiesto ai partecipanti di raggiungere e afferrare un frutto dopo essere stati esposti all'odore emanato dal frutto che stavano per afferrare oppure a quello di un altro frutto. Il movimento della mano, la cui misurazione è stata fatta tramite una sofisticata tecnica per la registrazione cinematica, ha dimostrato come il movimento fosse eseguito in modo diverso a seconda che il frutto da afferrare fosse o meno lo stesso di cui avevano inizialmente sentito l'odore. Ad esempio, quando il frutto da afferrare era un'arancia, le dita della mano si muovevano come se dovessero afferrare un'arancia solo quando l'odore somministrato era quello corrispondente, ma non quando era quello di una mandorla. In questo caso le dita che andavano a prendere l'arancia assumevano una postura simile a quella utilizzata per afferrare una mandorla."Quando la vista e l'olfatto forniscono informazioni discordanti circa l'oggetto da afferrare - spiega il professor Castiello - il modo in cui il movimento viene eseguito appare essere il risultato del compromesso tra queste due diverse informazioni sensoriali. Non c'è un dominio di un senso sull'altro. L'olfatto sembra quindi comunicare con i centri 'alti' del controllo del comportamento, quali appunto quelli responsabili del movimento e delle interazioni con gli oggetti. Una ricerca che sovverte alcuni luoghi comuni sull'olfatto, come quello che sia, tra i sensi, il più 'emotivo', appartenente al dominio degli istinti e quindi distante dai meccanismi della conoscenza razionale". "Nel corso dell'evoluzione umana - aggiunge - l'olfatto ha giocato un ruolo fondamentale nella sopravvivenza della specie; secondo una lettura darwinista, tuttavia, man mano che l'uomo è progredito lungo la linea evolutiva, l'olfatto avrebbe perso la propria importanza, a vantaggio di altri sensi quali la vista e l'udito. Lo studio dimostra, dunque, come l'olfatto sia meno 'accessorio' di quanto sinora considerato e apre alla possibilità che questo senso rappresenti un vero e proprio accesso interpretativo al mondo che ci circonda". Ma quali sono i percorsi attraverso i quali l'informazione olfattiva fluisce dai centri cerebrali dedicati alla sua elaborazione a quelli responsabili del controllo motorio delle azioni? A questa domanda - conclude la nota - daranno probabilmente una risposta le prossime ricerche che condurrà il professor Castiello, in collaborazione con altre università.
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