Moglie e buoi dei paesi tuoi, meglio ancora se la prima può vantare qualche legame di parentela. Sembra, infatti, che se i due componenti di una coppia sono parenti - l'ideale sarebbe cugini di terzo grado - il successo riproduttivo aumenta, moltiplicando il numero di figli e nipoti. A scoprire l'insolito legame dell'albero genealogico con la prolificità, sono i ricercatori della Decode genetics, autori di un maxi-studio condotto esaminando, lungo l'arco di oltre 200 anni, i dati genealogici completi della popolazione dell'Islanda. D'altra parte i ricercatori, 'promuovendo' la parentela, firmano uno studio che sembra contrastare con il dato relativo al maggior rischio di patologie genetiche e malformazioni che incombe sui figli di coppie di parenti stretti. Ebbene, in base alla ricerca pubblicata su 'Science', sembra proprio che le coppie di terzi cugini totalizzino, in media, il maggior numero di figli. Ad esempio, se si esaminano le donne nate tra il 1800 e il 1824, quelle che avevano sposato un cugino di terzo grado hanno avuto in media 4 figli e 9 nipoti, mentre chi aveva scelto cugini di ottavo grado o più distanti ancora, si è dovuta 'accontentare' di 3 figli e 7 nipoti. Il legame tra cicogne e parentela si conserva anche in tempi più recenti: le islandesi nate nel 1925-49, che hanno sposato un cugino di terzo grado, hanno avuto in media 3 figli e 6 nipoti, contro i 2 bebè e 4 nipotini di quelle che hanno optato per compagni sui rami più lontani dell'albero genealogico di famiglia. La ricerca ha esaminato la popolazione a partire dal 1800 fino ai giorni nostri. E, poiché è concentrata su una popolazione storicamente molto omogenea - culturalmente ed economicamente - elimina possibili variabili 'confondenti'. A questo punto, dopo aver individuato una correlazione tanto forte e consistente tra parentela e prolificità, i ricercatori sono convinti che il fenomeno abbia una base biologica. Anche perché si conserva nel corso degli anni. E potrebbe avere un impatto a lungo termine sulla popolazione delle società moderne, sempre più urbanizzate. Occhio però, avvertono i ricercatori: i risultati stridono in qualche modo con la prospettiva evoluzionista, dal momento che le coppie di parenti stretti hanno un rischio maggiore di bebè che risentano di mutazioni genetiche recessive dannose. E questo nonostante la parentela possa, d'altra parte, ridurre il rischio di incompatibilità immunologica fra madre e neonati (ad esempio l'incompatibilità Rh). Non solo: se si guarda alla storia islandese, si scopre che negli anni recenti questo Paese ha sperimentato un'accelerata urbanizzazione, ma anche un brusco calo delle nascite. Dunque questo può aiutare a predire un rallentamento della crescita della popolazione in società urbanizzate. Con il passaggio dalle campagne alla città è più difficile, infatti, sposare dei parenti stretti. Secondo gli esperti, dunque, la riduzione dei figli legata alla 'vita in città' potrebbe estendersi anche a società più popolose di quella islandese, che stanno passando da una fase principalmente rurale a una urbanizzata.
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