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11 DIC
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Il telelavoro

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Il telelavoro

Per molti lavoratori e aziende il lavoro da casa rappresenta la soluzione ideale, perché motiva l'individuo e lo rende più produttivo conentendogli di concicilaire il lavoro coi tempi di vita. Ecco com'è disciplinato e cosa comporta concretamente la sua adozione

​Il telelavoro è un tipo di prestazione lavorativa effettuata con regolarità dal lavoratore al di fuori della sede di lavoro (lavoro a distanza), con il prevalente supporto di tecnologie informatiche, come il computer e internet. Il telelavoro può essere svolto da una pluralità di luoghi diversi:

  • a casa, con una postazione generalmente installata e collaudata a spese del datore di lavoro;
  • in apposite strutture ("telecentri" o "tele cottage"), lontane dalle sedi centrali, utilizzabili contemporaneamente anche da più imprese, sia private che pubbliche;
  • in luoghi diversi (sede dei clienti, abitazione, albergo ecc.), anche in mobilità, avvalendosi dell'uso di computer portatili, telefoni cellulari, smartphone, tablet, ecc.;
  • in uffici tradizionali, ma nell'ambito di gruppi di lavoro (workgroup) sparsi nel mondo, i cui membri interagiscono tra loro tramite internet e tecniche collaborative ("groupware").

Nell'ambito del lavoro subordinato, il telelavoro costituisce una libera scelta sia da parte dell'azienda, sia del lavoratore, concordata al momento dell'assunzione o successivamente, ma comunque reversibile. L'eventuale rifiuto, da parte del lavoratore, di optare per il telelavoro, non può costituire motivo di sanzione disciplinare. Il telelavoratore fruisce degli stessi diritti previsti per un lavoratore comparabile che svolge attività nei locali dell’impresa.

Con la legge di stabilità 2012, n.183/2011, il telelavoro è stato incentivato con specifico riferimento ai disabili e ai lavoratori in mobilità.

Inquadramento giuridico

Il telelavoro può essere svolto nell'ambito di diverse forme di rapporto tra lavoratore ed azienda:

  • subordinato: il lavoratore è assoggettato al controllo e alle direttive del datore di lavoro, che decide sull'hardware e il software da impiegare, gli orari di lavoro, il tipo di collegamento internet, le procedure da seguire;
  • parasubordinato: il lavoratore presta, a favore di un committente, la propria opera continuamente e in modo coordinato, organizzando autonomamente il proprio lavoro (co.co.pro. e co.co.co.);
  • autonomo: il lavoratore svolge una prestazione personale a distanza, per conto di un committente, senza vincolo di subordinazione e in maniera completamente autonoma, utilizzando propri strumenti.
Aspetti specifici

In caso di telelavoro, la distanza, pone alcune problematiche specifiche, illustrate di seguito.

  • Protezione dei dati: il datore di lavoro ha la responsabilità di adottare misure appropriate, soprattutto riguardanti il software - che il telelavoratore è tenuto a rispettare - per garantire la protezione dei dati utilizzati ed elaborati dal telelavoratore stesso.
  • Organizzazione del lavoro: il telelavoratore gestisce in autonomia l’organizzazione del proprio tempo di lavoro, ma il suo carico di lavoro ed i relativi livelli di prestazione devono essere equivalenti a quelli dei lavoratori comparabili che svolgono attività nei locali dell’impresa.
  • Formazione: i telelavoratori devono poter usufruire delle stesse opportunità di accesso alla formazione e allo sviluppo della carriera dei lavoratori in sede, oltre che essere sottoposti agli stessi criteri di valutazione. Devono inoltre ricevere una formazione specifica, sull'uso degli strumenti e sull'organizzazione del lavoro legati al telelavoro.
  • Rappresentanza sindacale: non deve essere ostacolata la comunicazione del telelavoratori con i rappresentanti dei lavoratori. Inoltre ad essi si applicano le stesse condizioni di partecipazione e di eleggibilità alle elezioni per le rappresentanze sindacali.
  • Lavoratori disabili: i lavoratori disabili dipendenti, occupati con modalità di telelavoro, sono computati ai fini della copertura della "quota di riserva" fissata dalla Legge n. 68 del 1999. La legge di stabilità del 2012 ha equiparato il telelavoro alle altre tipologie lavorative, in tema di assunzioni obbligatorie, per facilitare l'inserimento dei disabili in azienda.
  • Lavoratori in mobilità: in base alla legge di stabilità, n.183/2011, i lavoratori in mobilità possono essere cancellati dalla lista di mobilità anche se rifiutano offerte di telelavoro.
  • Orario di lavoro: al telelavoratore non si applica la disciplina dell’orario di lavoro, per quanto riguarda: orario normale e durata massima; lavoro straordinario; riposo giornaliero; pause; lavoro notturno. Possono però essere previste dal contratto di lavoro fasce orarie di reperibilità, all’interno delle quali deve essere garantita la ricezione di comunicazioni telematiche o telefoniche.
  • Controllo: il controllo, da parte del datore di lavoro, può avvenire in 2 modi, mediante ispezione presso la postazione di lavoro o controllo telematico sul lavoro svolto. L'eventuale installazione di dispositivi hardware o software di controllo va concordata coi sindacati, deve essere nota al lavoratore e risultare proporzionata all'obiettivo perseguito. Le rappresentanze sindacali e le autorità competenti possono accedere al luogo in cui viene effettuato il telelavoro, per verificare la corretta applicazione delle norme di sicurezza.
  • Sicurezza: a tutti i telelavoratori subordinati, pubblici e privati, si applicano le disposizioni sulle attrezzature munite di videoterminale (titolo VII, D.Lgs. n. 81/2008).
Opportunità e ostacoli

Opportunità. Il telelavoro consente alle organizzazioni di ridurre i costi, aumentando la motivazione, la produttività e la creatività dei propri lavoratori, chiamati ad organizzarsi autonomamente il lavoro. Questi ultimi possono meglio conciliare esigenze di lavoro e personali/familiari, evitando lo stress da lunghi spostamenti. Il telelavoro, inoltre, è in grado di creare nuove opportunità di lavoro, anche e soprattutto per i disabili, diminuendo al tempo stesso il traffico, l'inquinamento e i consumi energetici.

Ostacoli. Nella realtà, il telelavoro è poco applicato in Italia, principalmente per scarsità di fiducia. In caso di problematiche di salute, ad esempio, le aziende sono impaurite dalle probabili cause da parte dei lavoratori. Questi ultimi, nelle stesse circostanze, non si sentono abbastanza tutelati.