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19 OTT
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Sicurezza e lavoratrici in maternità

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Sicurezza e lavoratrici in maternità

A proposito di:

Eccoi quali sono gli obblighi a carico del datore di lavoro per tutelare la salute e la sicurezza delle lavoratrici madri, dai periodi di congedo obbligatorio alle misure per garantire alla donna adeguate condizioni di lavoro

​La legge italiana per la tutela delle lavoratrici madri è stata modificata con il decreto legislativo numero 151 del 26 marzo 2001, denominato "Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità". L'obiettivo del decreto è molto ampio (comprendendo anche i diritti della paternità) e si occupa, non solo della tutela della salute e sicurezza sul lavoro per le lavoratrici gestanti e puerpere, ma anche del loro sostegno, ovvero di tutta la regolazione dei congedi, anche per il tempo post-parto. Un altro decreto del 12 luglio 2007 ha esteso tali tutele alle lavoratrici a progetto e categorie assimilate iscritte alla gestione separata.

Obblighi del datore di lavoro

Si prevedono precisi obblighi a carico del datore di lavoro al fine di tutelare la salute e la sicurezza della lavoratrice-madre per tutto il periodo relativo alla gravidanza e fino a 7 mesi di età del figlio. Tale tutela è prevista anche per le lavoratrici madri che hanno ricevuto bambini in adozione e affidamento, fino al compimento dei sette anni di età. Altri obblighi sono:

  • non adibire al lavoro la lavoratrice-madre durante i due mesi precedenti la data (presunta) del parto e durante i tre mesi dopo il parto, salvo che – su richiesta dell’interessata – il medico attesti che non ostino ragioni di salute tali da posticipare 1 mese prima della data presunta del parto;
  • non adibire alle attività, come il trasporto, il sollevamento di pesi o i lavori pericolosi, faticosi ed insalubri la lavoratrice madre. Si precisa inoltre che riguardo al trasporto si intende sia a braccia e a spalle, sia con carretti a ruote su strada o su guida; mentre riguardo al sollevamento di pesi, tutti, compreso il carico e scarico e ogni altra operazione connessa;
  • valutare i rischi per la salute e sicurezza delle lavoratrici-madri e valutare in particolare i rischi di esposizione ad agenti fisici, chimici o biologici, processi o condizioni di lavoro previsti. Qualora i risultati della valutazione dei rischi rivelino un rischio per la sicurezza e la salute della lavoratrice, il datore di lavoro adotterà le misure necessarie affinché l’esposizione al rischio della lavoratrice sia evitata, modificandone temporaneamente le condizioni o l’orario di lavoro. Nel caso motivi di natura organizzativa e produttiva impediscano di intervenire in tal senso, scatta per il datore di lavoro l’obbligo di adibire la lavoratrice ad altre mansioni anche inferiori, mantenendo qualifica e retribuzione. Se anche questa soluzione non è praticabile si dovrà provvedere attivando la procedura di astensione anticipata del periodo di astensione obbligatoria;
  • informare le lavoratrici sui risultati della valutazione dei rischi esulle misure adottate per prevenzione e protezione;
  • non adibire a lavori pericolosi, faticosi ed insalubri che comportino per la lavoratrice-madre il rischio di esposizione ad agenti e a condizioni di lavoro previste;
  • non far lavorare nella fascia oraria dalle ore 24 alle ore 6 (lavoro notturno), le lavoratrici in stato di gravidanza fino al compimento di un anno di età del figlio; la lavoratrice ha inoltre facoltà di chiedere di essere dispensata dal lavoro notturno fino al compimento del 12° anno di età del figlio, se unico genitore affidatario e convivente fino ai 3 anni di età;
  • rispettare l’eventuale estensione del divieto al lavoro della lavoratrice madre decretato dagli Ispettori del lavoro su loro diretta valutazione in costanza di attività di vigilanza o a seguito di richiesta da parte della lavoratrice nel caso il lavoro svolto, per lo stato avanzato della gravidanza, risulti gravoso o pregiudizievole. L’astensione è di tre mesi precedenti la data presunta del parto. Il servizio ispettivo del Ministero del lavoro può comunque disporre, sulla base di accertamento medico, l’interdizione dal lavoro per uno o più periodi.