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17 OTT
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La riforma del lavoro

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La riforma del lavoro

In sintesi i punti principali della riforma del lavoro voluta dalla ministra Elsa Fornero ed entrata in vigore nel 2012. Le nuove norme su licenziamento, disoccupazione, cassa integrazione, contratti e partite Iva

​L’approvazione della riforma del lavoro voluta dalla ministra Elsa Fornero (Legge n. 92 del 2012) ha comportato molte importanti novità, riguardanti soprattutto le modalità di entrata e quelle di uscita dal mondo del lavoro. Eccole in sintesi.

Licenziamento. Cambia l’articolo 18. In caso di licenziamento giudicato illegittimo dal giudice, il reintegro nel posto di lavoro non sarà più automatico.Rispetto ai tre tipi di licenziamento già previsti dalla normativa - discriminatorio, economico e disciplinare - il primo rimane comunque illegittimo. Quello che cabmia di più è il secondo (licenziamento per motivi economici): il giudice può decidere tra il semplice risarcimento e il reintegro nel posto di lavoro. Quest’ultima possibilità rimane obbligatoria solo in caso di "manifesta insussistenza" della motivazione. In caso di licenziamento disciplinare, il giudice anvrà invece meno libertà, dovendosi attenere, nella scelta sull’eventuale reintegro, a quanto stabilito dal contratto collettivo.


Disoccupazione. La riforma cerca di introdurre un nuovo principio: tutelare in via diretta il lavoratore, anziché il posto di lavoro, e lo fa tramite l’Aspi, la nuova Assicurazione sociale per l'impiego. L’Aspi sostituirà a regime, nel 2017, l'indennità di mobilità e quella di disoccupazione. Ne potranno usufruire, oltre ai lavoratori dipendenti, anche gli apprendisti e gli artisti, e sarà possibile trasformare l'Aspi in liquidazione per poter avviare un'impresa. Per chi non è tutelato dall'Aspi, ci sarà la mini-Aspi. Se il lavoratore rifiuta un impiego con una retribuzione superiore almeno del 20 per cento, rispetto all'indennità che percepisce, perderà il sussidio.


Cassa integrazione. La cassa integrazione straordinaria (Cigs) verrà soppressa a partire dal 1 gennaio 2016, nei casi di fallimento dell'impresa, liquidazione coatta amministrativa, amministrazione straordinaria, omologazione del concordato preventivo con cessione dei beni e nelle ipotesi di aziende sottoposte a sequestro o confisca.

Contratti. L’obiettivo è disincentivare il precariato. Il contratto a tempo determinato costerà di più, con l’aggiunta dell’1,6 per cento, destinato a finanziare l’Aspi. Il primo contratto a tempo potrà essere stipulato senza specificare una causale, ma potrà durare al massimo un anno. I periodi di interruzone obbligatoria tra un contratto a tempo e l’amtro si allungano: dagli attuali 10 giorni a 60, per i contratti di durata inferiore a sei mesi, e dagli attuali 20 a 90 giorni, per quelli di durata superiore. Tali pause potranno essere ridotte solo dai contratti collettivi in occasioni particolari (start-up, lancio di nuovi prodotti, cambiamenti tecnologici, seconda fase di progetti). I contratti a progetto non potranno scendere al di sotto di un "salario base" minimo, in base ai contratti nazionali di lavoro.


Partite Iva. Per disincentivare il ricorso alle "finte partite Iva", quali formule che in realtà nascondono forme di lavoro subordinato, il contratto con una persona con partita Iva non è valido se ci sono entrambe queste condizioni: che il compenso sia inferiore a 18 mila euro annui e che la durata sia superiore ad otto mesi in un anno. Inoltre il corrispettivo non dev’essere superiore dell’80 per cento di quello versato a dipendenti e collaboratori a progetto, e il lavoratore non deve avere una postazione fissa in azienda. La contribuzione obbligatoria da versare alla Gestione Separat dell’Inps passa al 33 per cento.