Informativa

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per inviare a te pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualsiasi suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.

12 DIC
Almanacco
Registrati

La mobilità

Lavoro In questo Canale:

La mobilità

A proposito di:

Con il termine mobilità si indica il licenziamento collettivo, che il datore di lavoro può adottare in presenza di specifiche condizioni. A partire dal 1 gennaio 2017 l'indennità di mobilità sarà assorbita dall'Aspi, con modifiche ai tempi di fruizione dell'indennità

​Con il termine mobilità si indica il licenziamento collettivo, che il datore di lavoro può adottare in presenza di specifiche condizioni, previste dalla legge 223/91. Con la Riforma del lavoro (Legge n. 92 del 2012), a partire dal 1 gennaio 2017 l'indennità di mobilità sarà assorbita dall'Aspi, con modifiche ai tempi di fruizione dell'indennità.

Possono chiedere la mobilità, fino all'entrata a regime della Riforma:

  • le imprese con oltre 15 dipendenti, in caso di licenziamento collettivo (almeno 5 lavoratori in 120 giorni) per cessazione, trasformazione o riduzione di attività o di lavoro;
  • le imprese con meno di 15 dipendenti, compresi gli studi professionali, in caso di licenziamento individuale, per le stesse motivazioni.

Le imprese devono preventivamente informare le rappresentanze sindacali aziendali e i sindacati maggiormente rappresentativi. L'informazione deve riguardare i motivi che impediscono l'adozione di strumenti alternativi al licenziamento.

Il periodo transitorio

Per i lavoratori collocati in mobilità dal 1 gennaio 2013 al 31 dicembre 2016, si applicano i seguenti i periodi massimi di diritto dell'indennità: per l'anno 2013, l'indennità spetterà per un periodo minimo di 12 mesi fino ad un massimo di 48; per il 2014, da 12 a 42 mesi; per il 2015, da 12 a 36 mesi; per il 2016, da 12 a 24 mesi.

Dal 1 gennaio 2017, l'indennità e la procedura di mobilità spariranno: i datori di lavoro, nelle comunicazioni ai sindacati, non faranno più riferimento alla collocazione in mobilità, ma alla sola procedura di licenziamento collettivo.

Le liste di mobilità

Il datore di lavoro, al termine della procedura, deve individuare i lavoratori da collocare in mobilità, secondo i criteri stabiliti dal contratto collettivo. In mancanza di tali criteri, la scelta deve avvenire tenendo conto di: 1) carichi di famiglia; 2) anzinità; 3) esigenze tecnico-produttive.

A seguito della messa in mobilità, il lavoratore viene iscritto in un'apposita lista, che gli garantisce una particolare tutela economica e preferenziale nel ricollocamento sul mercato del lavoro.

L'indennità

Oltre al vantaggio del ricollocamento, la mobilità garantisce al lavoratore un'indennità di mobilità. Per i primi 12 mesi, l'indennità è pari al trattamento di Cassa integrazione, e cioè l'80 per cento dello stipendio lordo, fino ad un tetto massimo, che viene stabilito di anno in anno, a seconda dell'andamento del costo della vita. A partire dal 13° mese di mobilità, l'indennità è pari all'80 per cento della indennità di Cassa Integrazione. Il lavoratore viene sospeso dalla mobilità quando viene assunto a tempo determinato o a tempo parziale, mentre viene cancellato dalle liste di mobilità quando viene assunto con contratto a tempo indeterminato.

Il lavoratore può richiedere l’indennità di mobilità solo se sia in possesso di un contratto continuativo a tempo indeterminato e se aveva raggiunto una anzianità aziendale di almeno 12 mesi. L’indennità è erogata dall’Inps, ma concorrono al finanziamento delle prestazioni di mobilità anche le imprese rientranti nel campo di applicazione della Cassa integrazione guadagni straordinari (Cigs).

La dichiarazione di immediata disponibilità (Did)

Nella modulistica per richiedere all'Inps l'indennità di mobilità, è inclusa anche una dichiarazione di immediata disponibilità (Did) al lavoro o ad un percorso di riqualificazione professionale, sottoscrivendo la quale la lavoratrice o il lavoratore si impegna ad accettare un'eventuale nuova occupazione - che gli garantisca uno stipendio non molto inferiore al precedente e in un luogo non troppo lontano dalla sua abitazione - oppure un percorso di riqualificazione professionale.

Se si rifiuta di firmare una Did, oppure non accetta un impiego o un percorso di formazione congrui, perde il diritto all'indennità.

I lavoratori iscritti nelle liste di mobilità possono essere assunti con contratti di somministrazione (cioè quello che veniva chiamato lavoro interninale o in affitto).

Cancellazione dalle liste di mobilità

Il lavoratore viene cancellato dalle liste di mobilità, con la conseguente perdita dell'indennità, nei casi in cui sia stato assunto con contratto a tempio pieno ed indeterminato; abbia percepito in unica soluzione l'indennità per poter iniziare una attività di lavoro autonomo; abbia maturato i requisiti per la pensione di vecchiaia.

A chi non si applica

Non possono essere collocati in mobilità i lavoratori assunti con contratto a tempo determinato, gli apprendisti, i lavoratori che svolgono attività stagionali, quelli che hanno diritto alla pensione di anzianità.

I titolari di assegno di invalidità possono optare per l'assegno o per la mobilità.