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12 DIC
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Impugnazione del licenziamento

Lavoro In questo Canale:

Impugnazione del licenziamento

Il licenziamento può essere impugnato dal lavoratore interessato nel caso in cui non lo ritenga giustificato oppure se il datore di lavoro non glielo ha comunicato in forma scritta

Il licenziamento, per essere valido, deve non solo essere giustificato, ma deve essere comunicato al lavoratore in forma scritta (Legge n. 108/1990, art. 2, c. 2).

La motivazione, a seguito della Riforma del Lavoro 2012, deve essere contestuale al licenziamento: il datore di lavoro deve cioè comunicare i motivi del licenziamento già nella lettera inviata al dipendente.

Qualora il lavoratore ritenga il licenziamento illegittimo, può impugnarlo entro 60 giorni dalla sua comunicazione. L’impugnazione va fatta in forma scritta, anche tramite lettera raccomandata spedita al datore, ovvero "con qualsiasi atto scritto, anche extra-giudiziale, idoneo a rendere nota la sua (del lavoratore) volontà". In tal caso, è meglio farsi assistere dai sindacati.

Successivamente, il lavoratore ha a disposizione due procedure alternative:

  1. tentare la strada della conciliazione o arbitrato col datore, entro 180 giorni dalla data d'impugnazione; se la conciliazione viene rifiutata o non porta ad un accordo, il lavoratore ha poi 60 giorni di tempo per presentare ricorso;
  2. presentare direttamente ricorso, entro 180 giorni dall'impugnazione del licenziamento.
La conciliazione

Il tentativo di conciliazione, imposto come obbligatorio dalla legge 604/66, è stato reso facoltativo, a partire dal 2010, dal Collegato Lavoro (legge 183\2010).

Un tentativo di conciliazione è invece obbligatorio in caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, nelle imprese con più di 15 dipendenti. Il datore di lavoro, prima di procedere al licenziamento, deve inviare una comunicazione al lavoratore ed alla Direzione Territoriale del Lavoro con cui attivare la procedura di conciliazione. La procedura deve concludersi entro 20 giorni. Se il tentativo fallisce, il datore può procedere al licenziamento.