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23 OTT
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Esodati e Opzione donna: stop del Ministero dell’Economia

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Esodati e Opzione donna: stop del Ministero dell’Economia

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Ritornano nelle casse dello Stato i fondi previsti per gli esodati che non sono stati utilizzati nel biennio 2013-2014. Frenata anche per il pensionamento anticipato per le lavoratrici: niente di fatto e blocco per le domande acquisite dall'Inps
​​​​​​​​​​Brusca frenata per i provvedimenti dedicati a esodati e lavoratrici: niente riutilizzo per i fondi dedicati ai lavoratori ormai prossimi alla pensione rimasti disoccupati e nessuna decisione di ridurre l'età pensionabile per le donne, anche se con una sensibile riduzione dell'assegno previsto.
Esodati: niente settima salvaguardia

La settima salvaguardia per gli esodati non è andata in porto: il ministero dell'Economia ha infatti bloccato le risorse del periodo 2013-2014 non utilizzate, reindirizzandole verso le casse dello Stato senza alcuna possibilità di riutilizzo per la stessa destinazione d'uso per la quale erano state stabilite in partenza.

Restano nella Tesoreria i 500 milioni di euro, una cifra che aumenta a 3,3 miliardi secondo le stime dell'Inps, venendo meno alla richiesta del legislatore che aveva espresso in maniera chiara la volontà di utilizzare la cifra rimasta inutilizzata per aumentare il numero di lavoratori da tutelare con la misura.

Stop all'“Opzione Donna”

Anche per la cosiddetta “Opzione Donna”, ovvero l'uscita anticipata dal mondo del lavoro da parte delle lavoratrici attraverso il calcolo della pensione su base contributiva, non è stata accolta. La proposta di legge in merito prevede l'anticipo a 57 anni e 3 mesi e con 35 anni di contributi, i quali salirebbero a 58 anni e 3 mesi per le autonome, basandosi sul ricalcolo contributivo dell'assegno pensionistico.

Una riduzione, dunque, di 6 anni rispetto al regime ordinario che prevede secondo quanto stabilito dalla Riforma Fornero 41 anni e mezzo di contributi per la pensione anticipata o, per quella di vecchiaia, un'età anagrafica di 66 anni e 3 mesi per il pubblico impiego, 66 anni e 9 mesi per il settore privato e 64 anni e 9 mesi per le lavoratrici autonome oltre a 20 anni di contributi in tutti e tre i casi. Restano ferme, di conseguenza, le domande già inviate all'Inps di chi ha raggiunto i requisiti in data 31 dicembre 2014.

Il ricalcolo contributivo previsto dall'“Opzione Donna”

Se a tirare il freno a mano sulla misura dedicata alle lavoratrici è la mancanza di fondi – circa 2 miliardi fino al 2023 – la scelta di lasciare in anticipo il posto di lavoro non sarebbe del tutto indolore per le donne: infatti, il provvedimento "costerebbe" circa il 25-30% a coloro che ne farebbero richiesta, sebbene la percentuale varierebbe di caso in caso in base all'età della lavoratrice, alla retribuzione con conseguente anzianità contributiva maturata e al tipo di lavoro svolto.​