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18 OTT
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Buoni pasto, un vantaggio per i lavoratori

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Buoni pasto, un vantaggio per i lavoratori

A proposito di:

I buoni pasto sono una forma di pagamento, che il lavoratore può utilizzare per acquistare esclusivamente un pasto o prodotti alimentari, che viene utilizzato dalle aziende, pubbliche e private, per remunerare i dipendenti, in alternativa alla mensa aziendale interna

​​I buoni pasto costituiscono un mezzo di pagamento, utilizzabile per acquistare esclusivamente un pasto o prodotti alimentari, che viene utilizzato dalle aziende, pubbliche e private, per remunerare i lavoratori, in alternativa alla mensa aziendale interna.

Come "servizio sostitutivo di mensa", il buono pasto non prevede oneri fiscali o previdenziali, né a carico del datore di lavoro, né del lavoratore, fino a un valore di 5,29 euro per singolo buono che salgono a 7 euro​ a partire dal 1° luglio 2015. Inoltre, il costo del servizio è deducibile e l'IVA  è detraibile integralmente. Tale regime fiscale rende il servizio di buoni pasto vantaggioso, soprattutto per le aziende, rispetto una equivalente cifra netta versata in busta paga (ad esempio, a titolo di indennità di mensa).

Come funzionano

Le società emettitrici di buoni pasto stipulano un contratto di fornitura con le aziende e un contratto di convenzionamento con i pubblici esercizi (affiliati). Le aziende distribuiscono i buoni ai dipendenti, che spendono i buoni nella rete dei locali affiliati. Gli affiliati, a loro volta, si fanno rimborsare i buoni incassati dalle società emettitrici, le quali trattengono per sé una percentuale di sconto, definita dal contratto di convenzionamento, che costituisce il loro guadagno.

Chi può usarli

I buoni pasto possono essere destinati a tutto il personale di un'azienda pubblica o privata: dipendenti a tempo pieno, part-time, collaboratori e stagisti, anche quando l’orario di lavoro non prevede una pausa pranzo. Ogni persona non può ricevere più di un buono per ciascun giorno lavorato.

Le aziende non sono obbligate a concederli. Solo se si concorda in fase di contratto la presenza dei buoni pasto come benefit, questi dovranno essere espressamente specificati nella lettera di assunzione. Diversamente, il datore di lavoro non sarà tenuto a corrisponderli.

Anche i lavoratori autonomi, compresi i collaboratori con partita Iva, possono acquistare i buoni pasto per sé, per dedurne il costo dall'imponibile, per un importo non superiore al 2 per cento del proprio fatturato annuale (che deve comprendere anche le altre spese di viaggio, vitto e alloggio).

Limitazioni

I buoni pasto sono strettamente personali, possono essere spesi solo nei locali convenzionati, non sono cumulabili, non danno diritto al resto, non possono essere convertiti in denaro, ceduti ad altri né venduti, ed hanno validità di un anno.

Molti lavoratori utilizzano i buoni pasto per fare la spesa presso la grande distribuzione alimentare. A partire dal 1° luglio 2015, però, non è più concesso utilizzare in maniera cumulativa i buoni in formato elettronico, pena una sanzione amministrativa dovuta al regime di tassazione agevolato; infatti, superati i 7 euro previsti per la giornata, la spesa non può più beneficiare della detassazione.