Informativa

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per inviare a te pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualsiasi suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.

21 GEN
Almanacco
Registrati

Aprire la partita Iva

Lavoro In questo Canale:

Aprire la partita Iva

libero professionista
Tutto quello che bisogna sapere per diventare un libero professionista aprendo la partita Iva: dagli aspetti fiscali a quelli previdenziali, con una panoramica degli adempimenti che non bisogna mancare per essere sempre in regola
  • ​​Questa guida pratica ti insegnerà quello che c’è da sapere prima di aprire la partita Iva, un adempimento che per legge è richiesto in Italia a chi svolge la libera professione. 

    Deve aprire la partita Iva chi svolge un’attività in proprio – di tipo professionale o commerciale – e supera i 5.000 euro annui di ricavi. Pertanto non è obbligatorio aprirla prima di intraprendere un’attività, almeno fino a quando non si raggiunge tale soglia in modo consolidato.

  • Quando non si può applicare​

    Non deve aprire la partita Iva chi lavora in modo continuativo per un unico committente. La riforma del lavoro del 2012 (Fornero) ha infatti introdotto misure drastiche per contrastare il fenomeno delle “false partite Iva”, imponendo la regola che in un rapporto di lavoro non si può verificare più di una delle seguenti condizioni:

    • una durata superiore a 8 mesi anni, per 2 anni consecutivi;
    • la “monocommittenza”, cioè il fatto che più dell’80 per cento del fatturato derivi da un unico committente;
    • una postazione di lavoro fissa.

    Fanno eccezione i rapporti di lavoro con professionisti iscritti ad Albi professionali, con un compenso di almeno 18 mila euro l’anno ed “elevate competenze professionali” del collaboratore.

    Avere la partita Iva implica l’obbligo di aggiungere l’Iva (23 per cento) al proprio compenso, ma dà anche la possibilità di “scaricarla” dalle spese effettuate per motivi professionali, come vedremo.

  • L’apertura della partita Iva

    L’apertura della partita Iva è un procedimento che cambia a seconda di chi è il richiedente.

    Imprese e ditte individuali

    Il procedimento in questo caso va effettuato online sul sito del Registro Imprese, nella sezione dedicata alla Comunicazione Unica. Grazie a questo servizio il Registro Imprese si fa carico di comunicare i dati alle amministrazioni interessate, e cioè la Camera di Commercio e l’Inps. La Comunicazione Unica è infatti valida ai fini fiscali, previdenziali ed assicurativi.

    Per effettuare la procedura è necessario aver aderito preventivamente al servizio online ed essere di conseguenza in possesso delle credenziali (user-id e password), ma anche di essere dotati di una casella Pec, Posta Elettronica Certificata, un’email speciale con valore legale, che si acquista da un numero ristretto di fornitori accreditati.

    Liberi professionisti

    I liberi professionisti per aprire la partita Iva possono provvedere in proprio oppure rivolgersi a un intermediario, come un Caf o un commercialista.

    Se provvedono in proprio non devono sostenere costi, se non quello del proprio tempo per effettuare le seguenti pratiche burocratiche:

    • richiesta di attribuzione del numero di Partita Iva, presso l’Agenzia delle Entrate;
    • iscrizione alla Gestione Separata dell’Inps oppure, per professionisti iscritti agli Albi, presso la Cassa Previdenziale del proprio Ordine (Avvocati, Medici, ecc.);
    • apertura di una posizione Inail, solo se ci sono dipendenti al proprio servizio.

  • Il regime dei minimi

    Il regime dei minimi o “regime contabile agevolato” è una modalità semplificata di gestione della contabilità cui possono accedere i contribuenti che rispondono a determinati requisiti. Tale regime, pensato soprattutto per i giovani e chi è all’inizio dell’attività, consente soprattutto di risparmiare sulle spese del commercialista, che costerebbe mediamente circa 1.000 euro l’anno.

    I requisiti per accedere al regime dei minimi sono di avere un volume d’affari annuo inferiore ai 30.000 euro, non avere dipendenti o collaboratori, non aver acquistato nel triennio precedente beni strumentali per un importo superiore a quindicimila euro.

    Per accedere al regime dei minimi devono comunicare la loro scelta all’Agenzia delle Entrate utilizzando il modello di dichiarazione di inizio attività e barrando l’apposita casella, oppure presentando una dichiarazione di variazione dati.

    I contribuenti che si avvalgono del regime dei minimi sono esonerati dai seguenti obblighi:

    • registrazione e tenuta delle scritture contabili ai fini Irpef, Irap e Iva;
    • tenuta del registro dei beni ammortizzabili;
    • liquidazioni e versamenti periodici dell’Iva nonché l’esonero dal versamento dell’acconto annuale;
    • presentazione della dichiarazione Irap e versamento della relativa imposta.

    Sono comunque obbligati ad adempimenti come la conservazione dei documenti ricevuti ed emessi, la fatturazione, la comunicazione annuale dei dati Iva (se il volume d’affari è almeno 25.822,84 euro), la presentazione delle dichiarazioni Irpef, il versamento annuale dell’Iva, lo spesometro, gli studi di settore, eccetera.

  • La fatturazione

    Il professionista con partita Iva ogni volta che vuole ricevere un compenso per il proprio lavoro deve emettere un documento ufficiale, la fattura.

    La fattura, che può essere sia cartacea sia digitale, va emessa in due copie: una che rimane al professionista, l’altra che va consegnata al committente. Le fatture devono essere numerate progressivamente, ricominciando dall’1 all’inizio di ogni nuovo anno.

    Ogni fattura deve contenere i seguenti elementi:

    • nome, cognome e residenza del professionista e del committente;
    • numero della partita Iva di chi emette fattura e del committente (se quest’ultimo è un altro professionista o una società);
    • breve descrizione della prestazione;
    • importo;
    • tutti i dati necessari per determinare l’imponibile, dalla percentuale Iva ai contributi previdenziali.

    Il calcolo degli importi dipende dal regime previdenziale cui è soggetto il professionista (Gestione Separata, Cassa di previdenza). Se “imponibile” è la cifra pattuita per il lavoro, ecco come si calcolano le varie voci:

    • il contributo previdenziale è generalmente il 4 per cento dell’imponibile (dipende dal regime cui è soggetto il professionista);
    • l’imponibile Iva è dato dall’imponibile più il contributo previdenziale;
    • l’Iva è il 22 per cento dell’imponibile Iva;
    • la ritenuta d’acconto è data dal 20 per cento dell’imponibile.

    Dunque l’importo da corrispondere è dato dalla somma di imponibile Iva più Iva, a cui va sottratta la ritenuta d’acconto.

    I professionisti in regime dei minimi non devono includere l’Iva.

  • L’Iva per cassa

    Normalmente i titolari di partita Iva sono tenuti a versare l’Iva totale delle fatture emesse in un certo periodo – il mese o il trimestre, a seconda se si sia optato per la liquidazione Iva mensile o trimestrale – indipendentemente dal fatto di avere ricevuto o meno il pagamento.

    Optando per il regime Iva per cassa si può scegliere di versare l’Iva, ad ogni scadenza, considerando solo gli importi effettivamente incassati.

    Si può optare per il regime Iva per cassa solo se si ha un volume d’affari inferiore ai 2 milioni di euro l’anno.

    La scelta non richiede alcuna comunicazione, poiché essa viene dedotta dall’Agenzia delle Entrate direttamente dal comportamento del contribuente. Essa va però indicata nella dichiarazione Iva (quadro VO) relativa all’anno di prima applicazione. Una volta effettua la scelta, essa va mantenuta almeno per un triennio.

    Chi sceglie l’iva per cassa dovrà in ogni caso riportare su tutte le fatture emesse l’annotazione che si tratta di operazione con Iva per cassa ai sensi dell’articolo 32-bis del decreto legge 22 giugno 2012, n. 83. È sufficiente una dicitura come questa:

    Iva per cassa art. 32-bis del DL 83/2012

  • Le spese deducibili

    I titolari dipartita Iva possono “dedurre”, cioè sottrarre dal reddito imponibile tutte le spese relative all’esercizio della propria attività. Inoltre chi è soggetto al regime ordinario (cioè non ha optato per il regime dei minimi) può detrarre l’Iva relativa a tali acquisti al momento di versare l’Iva mensilmente o trimestralmente.

    Spese miste

    Tra le spese effettuate ce ne sono alcune considerate “miste”, cioè in parte riconducibili all’attività professionale, in parte alla vita privata, ad esempio:

    • le spese telefoniche;
    • le spese per l’automobile;
    • le spese per gli immobili usati sia come ufficio sia come abitazione, come ad esempio le bollette delle varie utenze o il condominio.

    Le spese miste possono essere dedotte solo al 50 per cento, indipendentemente dall’effettiva percentuale di utilizzo per motivi professionali.

    Per quanto riguarda invece le detrazioni Iva delle spese per l’immobile, bisogna calcolare con precisione la quota di costi sostenuti a livello privato e quelli relativi alla porzione di immobile effettivamente destinata allo svolgimento dell’attività professionale

  • Gli adempimenti

    Dopo l’apertura della partita Iva, il professionista o titolare d’impresa deve assolvere a una serie di adempimenti, per tutta la durata della propria attività.

    Previdenza. Il primo adempimento è quello dell’apertura di una posizione previdenziale. Gli iscritti agli Ordini professionali sono obbligati ad iscriversi alle rispettive Casse previdenziali, mentre tutti gli altri professionisti devono iscriversi alla Gestione Separata dell’Inps.

    Contabilità. I professionisti sono assoggettati al regime di contabilità Iva semplificata, che comporta l’obbligo di registrare solo i compensi incassati e i costi sostenuti, ma non i movimenti “finanziari” (es banca, crediti/debiti…). Inoltre è obbligatorio tenere un registro compensi e un registro delle spese (oppure uno unico che valga sia per iva che incassi/pagamenti). Altrimenti è possibile optare per la contabilità Iva ordinaria, con la registrazione anche dei movimenti bancari e di cassa. Tale regime è obbligatorio per ricavi superiori a € 309.874,14.

    Tassazione. L’apertura della partita Iva comporta l’obbligo di presentare annualmente la dichiarazione dei redditi Modello Unico Persone Fisiche. il reddito del professionista, quale

    base imponibile per la determinazione delle imposte, si calcola come:

    ricavi meno (-) costi (inerenti all’attività professionale)

    applicando un rigoroso criterio di cassa, cioè considerando solo i costi e i ricavi effettivamente incassati e pagati nell’anno di riferimento.

    Versamenti. Il titolare di partita Iva deve versare periodicamente al Fisco, utilizzando il modulo F24, l’Iva che ha incassato tramite le proprie fatture. Tale “liquidazione” può essere fatta mensilmente (entro il 16 del mese successivo) o trimestralmente (entro il 16 del secondo mese successivo al trimestre, cioè il 16 maggio, 16 agosto e 16 novembre, più il conguaglio il 16 marzo). Chi opta per la liquidazione trimestrale deve aggiungere l’1 per cento di interessi, ma l’opzione trimestrale è possibile solo per reddito inferiori a 400.000 euro per le prestazioni di servizi e 700.000 per le altre attività.

    Comunicazioni. Entro il mese di febbraio di ciascun anno bisogna presentare la comunicazione annuale dei dati Iva relativi all’anno precedente. Entro aprile va presentato lo spesometro e infine lo studio di settore assieme alla dichiarazione dei redditi. Tali adempimenti, in ogni caso, non spettano a tutte le categorie di professionisti.

  • La previdenza

    Tutti i lavoratori autonomi che esercitano la professione in modo abituale, anche se non esclusivo, hanno l’obbligo di iscriversi alla Gestione Separata dell’Inps. Ciò comporta, da un lato, il versamento di una percentuale significativa dei propri ricavi e, dall’altro, la possibilità di godere di prestazioni come la pensione di vecchiaia, la pensione di inabilità, l’assegno di maternità, l’assegno di invalidità, la pensione ai superstiti, la pensione supplementare e il supplemento di pensione.

    L’aliquota da versare da parte dei liberi professionisti è pari al 27,72 per cento. La base imponibile da utilizzare per il calcolo è la stessa dell’imponibile fiscale, così come risulta dalla dichiarazione dei redditi, cioè risulta dalla differenza fra i compensi percepiti e le spese di gestione.

    L’aliquota del 27,72 per cento per l’Inps è interamente a carico del professionista, che tuttavia ha facoltà di addebitare al cliente in fattura, a titolo di rivalsa, un’aliquota pari al 4 per cento del compenso. L’esercizio di tale facoltà ha rilevanza solo nei rapporti fra il professionista ed il cliente ed è del tutto ininfluente ai fini del versamento alla Gestione Separata, alla quale è sempre il professionista a dover versare l’intero importo

    Il versamento del contributo previdenziale avviene con lo stesso meccanismo di acconto e saldo e con le stesse scadenze previste dal Fisco per i versamenti Irpef, cioè:

    16 giugno per il versamento del saldo dell’anno precedente e del primo acconto dell’anno in corso, pari al 40 per cento dell’importo dovuto sui redditi risultanti dalla dichiarazione dei redditi;

    30 novembre per il versamento del secondo acconto, di importo pari al primo.

    I professionisti iscritti agli Albi sono invece tenuti ad iscriversi alle Casse di previdenza dei rispettivi Ordini, le quali richiedono ciascuna il versamento di una propria aliquota.

  • Per effettuare il test devi avere effettuato l'accesso a Intrage: