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19 NOV
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Guida completa al Redditometro

Fisco In questo Canale:

Guida completa al Redditometro

A proposito di:

spese redditometro
Il Redditometro è lo strumento strategico nelle mani del Fisco per individuare lo scarto tra reddito dichiarato e tenore di vita. Permette ai detective dello Stato di mettere il naso nei nostri conti familiari, ma all'interno di regole ben definite. Ecco la guida completa per conoscerlo
  • ​​Scopo di questa guida pratica è fornire un quadro sufficientemente esauriente del redditometro, in modo che tu possa capire da cosa è motivato, come funziona e cosa devi fare se l’Agenzia delle Entrate attiva un procedimento di accertamento nei tuoi confronti basato su questo strumento.

    Secondo stime compiute nel 2012, l’evasione fiscale totale in Italia ammonterebbe a circa 120 miliardi di euro l’anno (2.000 euro in media a persona). Recuperandoli, sarebbe possibile azzerare l’intero debito pubblico in soli 16 anni!

    Da ciò si capisce quanto sia giustificato l’accanimento del Fisco nel tentare di scovare tutti i potenziali “evasori”, anche a costo di “impicciarsi” delle vicende private dei contribuenti, come ad esempio il modo in cui spendono i propri soldi.

    Il redditometro, infatti, si basa sugli scostamenti accertati dal Fisco tra tenore di vita e reddito dichiarato. 

  • Quando scatta l’accertamento

    Il Redditometro (o “accertamento sintetico di tipo induttivo”) è lo strumento attraverso il quale il Fisco può stimare il reddito presunto di un contribuente, sulla base delle spese che quest’ultimo ha effettuato, grazie ad una serie di indici fissati a priori, e successivamente convocarlo, per chiedergli di giustificare lo scostamento tra spese effettuate e reddito dichiarato.

    L’accertamento sintetico è ammesso solo quando il reddito complessivo accertabile (reddito presunto) risulta superiore di almeno il 20 per cento rispetto a quello dichiarato. Sulla base delle lettere di accertamento sin qui inviate, si presume che il Fisco intervenga solo quando lo scostamento tra i due valori superi di gran lunga il 20 per cento.

    Il reddito considerato è quello complessivo familiare. I redditi presi in considerazione sono solo quelli dal 2011 in poi.

  • Le fasi dell’accertamento

    Ecco tutte le fasi in cui si può svolgere un processo di accertamento, nel caso si arrivi fino in fondo senza trovare un accordo.

    1. Il contribuente riceve la lettera dell’Agenzia delle Entrate e viene convocato per un accertamento se tra “entrate” e “uscite” risulta uno scostamento superiore al 20%.
    2. Si apre il contraddittorio: il contribuente deve motivare le proprie spese in base ai redditi dichiarati.
    3. Se il contribuente fornisce giustificazioni, il contraddittorio si conclude con un verbale che lo solleva da qualsiasi conseguenza.
    4. Al contrario: se le informazioni non sono sufficienti, l’Agenzia delle Entrate propone un accordo sulla base dello “scostamento” accertato. L’accordo può essere respinto dal contribuente.
    5. In caso di mancato accordo, l’amministrazione deve personalizzare l’accertamento sul contribuente.
    6. L’ufficio provinciale dell’Agenzia emette il verbale di accertamento.
    7. Se il contribuente intende opporsi al verbale deve promuovere un processo dinanzi alla commissione tributaria provinciale.

  • Come difendersi

    Nel caso in cui si riceva la lettera dell’Agenzia delle Entrate, è possibile dimostrare subito di essere in regola: insieme alla lettera dall’Agenzia, infatti, arriva anche un prospetto con le spese che il fisco contesta al contribuente e sul quale è possibile indicare l’origine delle entrate che hanno permesso di effettuare la spesa sospetta.

    Il contribuente deve per prima cosa leggere la lista delle spese contestate dal fisco e utilizzare l’apposito spazio del prospetto per modificare i dati “contestati” che risultano in possesso dell’Agenzia o per spiegare l’origine dei soldi con i quali si è effettuato quella spesa

    La lettera indica anche una data precisa in cui il contribuente è invitato al contraddittorio presso l’Agenzia territoriale di riferimento. Se si è impossibilitati a presentarsi all’appuntamento, si ha tempo 15 giorni dal ricevimento della lettera per chiederne lo spostamento. È importante presentarsi all’appuntamento con la lettera ricevuta, perché oltre a contenere le spese contestate, indica anche la data di notifica e ha perciò valore giuridico.

    Al contraddittorio il contribuente ha la possibilità di percorrere due strade per dimostrare di essere in regola:

    • presentare dati e documenti;
    • convincere il rappresentanti del Fisco con “argomentazioni logiche”.

  • Quali spese vengono controllate

    Le spese che il Fisco prende in considerazione sono tutte quelle che possono concorrere a determinare il tenore di vita del nucleo familiare. Riguardano i seguenti ambiti:

    • abitazione (utenze, ristrutturazioni, collaboratori domestici, arredi, mutui, ecc.)
    • mezzi di trasporto (automobili, moto, barche, aerei, ecc.)
    • assicurazioni (vita, malattia, infortuni, ecc.)
    • contributi previdenziali (contributi versati, previdenza complementare, ecc.)
    • istruzione (scuola, università, master, canoni di locazione per studenti, ecc.)
    • attività sportive e ricreative (circoli culturali e ricreativi, giochi online, abbonamenti TV, ecc.)
    • cura della persona (alberghi, centri benessere, ecc.)
    • investimenti immobiliari (fabbricati, terreni)
    • investimenti mobiliari (veicoli, barche, investimenti finanziari, oro, numismatica, ecc.)
    • altre spese (donazioni, gioielli, oggetti d’arte e antiquariato, ecc.).

    Per un elenco esaustivo si veda questa pagina.

  • Le spese per l’abitazione

    L’accertamento sintetico considera tutte le tipologie di abitazioni nella disponibilità del contribuente, comprese quelle all’estero, a qualsiasi titolo risultino sostenute.

    Vanno escluse tutte le categorie di immobili che per loro natura sono destinate ad usi strumentali (uffici, negozi, ecc.). Inoltre non vengono prese in esame le pertinenze, cioè box auto, cantine e soffitte.

    Inoltre non sono incluse le spese gestionali relative al godimento di abitazioni di cui si ha solo la nuda proprietà o per le quali vi è un diritto d’uso esclusivo da parte di un soggetto terzo, come ad esempio un familiare al quale sono date in uso gratuito per farne la propria residenza.

    In caso l’abitazione del contribuente non sia né di proprietà, né in affitto, né concessa in uso gratuito, il Fisco le attribuisce un “fitto figurativo”, cioè una sorta di affitto di riferimento, ottenuto in base ai valori medi dei canoni di locazione di un appartamento di 75 mq nel comune di residenza del contribuente.

    Le spese per l’abitazione che vengono considerate comprendono le seguenti macro-voci:

    1. mutuo e canone di locazione​;
    2. acqua, condominio e manutenzione ordinaria;
    3. combustibile ed energia, comunicazioni;
    4. intermediazione immobiliare;

  • Provviste e incrementi patrimoniali

    Una delle situazioni più difficili nelle quali può venirsi a trovare il contribuente è quella di dover giustificare spese per incrementi patrimoniali (ad esempio per l’acquisto di un’automobile, un’abitazione o una barca) che possono risultare solo dal risparmio effettuato in più anni (provvista) o da entrate speciali.

    Per legge dovrebbero essere presi in considerazione solo i ricavi degli ultimi quattro anni, ma in base alle ultime interpretazioni dell’agenzia delle Entrate, il contribuente può dimostrare che l’importo speso è frutto di risparmi accumulati in periodi precedenti.

    Questo è uno dei punti più delicati perché tale dimostrazione può risultare particolarmente ardua per un lavoratore autonomo o un imprenditore.

  • Il ricorso

    Come abbiamo visto, se a seguito del contraddittorio l’Agenzia delle Entrate non è soddisfatta delle giustificazioni del contribuente e quest’ultimo respinge la successiva proposta di accordo, viene emesso un verbale di accertamento.

    Il contribuente, come ultima carta a sua disposizione, può fare opposizione alla commissione tributaria provinciale contro l’avviso di accertamento.

    In sede di istruttoria e di ricorso sono accettabili solo alcuni tipi di giustificazioni. Innanzi tutto le “dazioni di terzi”, ovvero le somme che il contribuente può ricevere da un genitore, un parente o da una terza persona. Se può dimostrarlo, è sollevato dall’accertamento, dunque dall’obbligo di rettificare il reddito dichiarato e pagare le relative sanzioni. La stessa giustificazione può valere se il contribuente dimostra di ricevere un mantenimento temporaneo, che si aggiunge alla disponibilità del reddito prodotto in proprio. Può essere ad esempio il caso di un giovane che riceve un contributo mensile a integrazione del proprio reddito, o quello di una donna separata (anche in assenza di separazione legale) alle cui spese provvede o contribuisce il coniuge.

  • Per effettuare il test devi avere effettuato l'accesso a Intrage: