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23 SET
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Scegliere la facoltà giusta

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Scegliere la facoltà giusta

A proposito di:

università
Scegliere la facoltà giusta è per alcuni un passaggio scontato, per altri un dilemma insanabile. Gli elementi da considerare sono molti, da quelli psicologici agli aspetti più concreti, come le prospettive occupazionali. Avere le informazioni necessarie è il primo passo da compiere
  • In questa guida pratica vedremo insieme quali sono gli elementi da considerare nella scelta dell'università, una scelta veramente importante per il proprio futuro, innanzi tutto per avere maggiori probabilità di non dover interrompere a metà il corso di studi, ma anche e soprattutto per poter ricavare il massimo della soddisfazione nella carriera lavorativa. Una soddisfazione che non va considerata solo dal punto di vista economico o gerarchico, ma principalmente da quello psicologico.

    Un errore tipico che viene compiuto in questa fase della vita è quello di voler rispondere per forza alle aspettative dei genitori, che molto spesso proiettano sui figli non solo i propri desideri, ma anche le aspirazioni insoddisfatte e le frustrazioni. Quella della facoltà è una scelta pratica, che va compiuta con spirito pragmatico, ma senza forzare la propria personalità.

    Un aspetto molto importante da considerare per prima cosa è di avere l'informazione giusta. Non bisogna associare le varie facoltà a profili professionali stereotipati, perché le università oggi offrono una enorme varietà di corsi diversi, tra i quali potrebbe esserci proprio quello giusto. Dunque è importante perlustrare bene i siti web degli atenei e partecipare agli open day che organizzano, magari sin dal penultimo anno delle scuole superiori.

    Gli indecisi cronici, come estrema ratio, è bene che prendano in considerazione l'ipotesi di un "anno sabatico" dopo la scuola, dedicato proprio a esplorare i propri desideri più profondi. Possibilmente all'estero, o proprio viaggiando. Dal punto di vista economico, ci sono molti modi di pagarsi questo periodo lavorando.

  • Capire la propria vocazione

    L'elemento più importante da prendere in considerazione nella scelta della facoltà a cui iscriversi, la quale condizionerà fortemente la carriera lavorativa, è quello della propria personalità. Tutti sappiamo che avere un medico in famiglia fa molto comodo, ma la scelta più sbagliata sarebbe spingere un ragazzo a iscriversi a medicina se non si sente particolarmente portato per una professione del genere. È molto più facile avere una carriera soddisfacente facendo qualcosa che appassiona, piuttosto che qualcos'altro che "conviene".

    Secondo un vecchio detto, nello scegliere il proprio lavoro futuro bisogna partire da cosa si vorrebbe fare se non si avesse bisogno di lavorare. Ciò che ci appassiona, che smuove qualcosa nelle nostre emozioni, è l'ambito dove possiamo dare il meglio.

    Capirlo non è facile per tutti. Ecco alcuni indizi possibili:

    • hai degli hobby?
    • Hai dei sogni nel cassetto?
    • Quali materie ti hanno appassionato di più a scuola?
    • In quali materie andavi meglio?
    • C'è un tipo di attività nel quale ti senti particolarmente abile?
    • Come te la cavi nella comunicazione con le altre persone?
    • Pensi di avere carisma all'interno dei gruppi?

    Se non riesci a dare risposta a queste domande, chiedilo a chi ti conosce bene: i tuoi famigliari, gli amici più stretti, gli insegnanti. Le loro osservazioni potrebbero essere decisive per il tuo futuro!

  • La laurea serve

    Prima di esaminare le differenze occupazionali tra le varie aree disciplinari, è opportuno sfatare un mito abbastanza diffuso al giorno d'oggi, quello che la laurea non serva più tanto. Non è vero! Come si vede chiaramente dal grafico che segue, ricavato dai dati Istat, non solo il tasso di disoccupazione è decisamente inferiore tra i laureati, rispetto agli altri, ma la divaricazione sta crescendo sempre di più, in questa fase di crisi.

    Dunque dedicare i 4 o 5 anni che sono necessari alla laurea è un investimento umano ed economico destinato a rendere nel tempo, anche perché il tempo passato a lavorare è circa 10 volte di più!

    Tasso di disoccupazione per titolo di studio e fascia d'età

     

    Fonte: Istat

  • Laureati più flessibili

    Un altro aspetto che non può emergere da una statistica puramente numerica è il tipo di formazione mentale che la laurea è in grado di dare. Oggi non c'è più una corrispondenza precisa tra corso di studi seguito e professione svolta, come è accaduto per tanto tempo e per le generazioni precedenti.

    Adesso il progresso tecnologico è diventato molto più veloce e la tecnologia influenza enormemente tutta la struttura sociale e, con essa, il mondo del lavoro. Basti pensare all'impatto che ha avuto l'avvento di internet, il quale ha provocato l'estinzione di mestieri radicati e di interi settori economici, creandone di completamente nuovi. La stessa globalizzazione ha trasformato strutturalmente il mercato del lavoro, provocando cambiamenti rispetto ai quali non torneremo più indietro.

    Oggi cambiare mansioni nel corso della carriera lavorativa è il minimo che ci si possa aspettare, perché sono ormai pochi gli ambiti rimasti sostanzialmente stabili.

    In tale scenario, è avvantaggiato chi ha una maggiore capacità di imparare cose nuove e adattarsi ai cambiamenti. I laureati, che hanno passato più tempo a studiare, possiedono molto di più questa capacità. Per dirla con un linguaggio più tecnico, hanno acquisito le cosiddette "metaconoscenza", hanno imparato a imparare, hanno studiato per utilizzare la risorsa apprendimento. Di fronte ad un problema, ciò significa saper ricorrere ad una pluralità di strategie, di memorie, di percezioni, di informazioni. In linea di massima, anche se non è uguale per tutti, significa avere la voglia, l'atteggiamento di curiosità, la spinta ad andare oltre. Tutte qualità indispensabili oggi e sempre più in futuro.

    È un atteggiamento molto diverso da quello di cercare un "posto" di lavoro nel quale stabilirsi indefinitivamente a svolgere sempre le stesse mansioni. Posi ti lavoro così ne esisteranno sempre di meno, persino nelle amministrazioni pubbliche.

  • Posizioni più alte

    Non tutti hanno la propensione al comando e dunque non è affatto necessario, né opportuno, che tutti i ragazzi desiderino fare i manager, a un certo punto della carriera lavorativa. Ma chi ha tale aspirazione è giusto che sappia che essere laureati da molte più possibilità di diventare manager.

    Lo rende evidente la tabella che segue, basata sulle rivelazioni di Eurostat, l'agenzia statistica europea. A livello europeo e nei maggiori paesi dell'Unione, tra i manager prevalgono di gran lunga quelli con un titolo si studio elevato.

    La situazione italiana è diversa dalla media, per una ragione specifica: nel nostro Paese, dal punto di vista quantitativo, predominano fortemente le aziende medio-piccole a gestione famigliare, dove proprietà e management coincidono. Ma le piccole aziende non offrono posti da manager e se si vuole accedere alle organizzazioni più importanti bisogna ragionare in un'ottica "europea", senza bisogno necessariamente di trasferirsi all'estero.

    Occupati con qualifica di manager per titolo di studio

     

    Fonte: Eurostat, 2013.

  • Laurea breve o magistrale?

    Una delle scelte che aspetta gli studenti che intendono iscriversi all'università è tra laurea breve e laurea magistrale. Tale scelta dipende da molti fattori e cambia molto tra una facoltà e  l'altra. I dati Almalaurea ci consentono di analizzare la questione da un punto di vista strettamente utilitaristico, ovvero di capire quale delle due scelte è più "conveniente".

    Premesso che si tratta di dati medi, quindi validi solo a livello generale, un primo elemento che emerge è che la laurea magistrale è in grado di garantire maggiormente l'accesso agli impieghi più stabili. Come si può vedere dal grafico che segue, dopo 5 anni dal conseguimento del titolo di studio.

     

     
     

  • Le esperienze complementari

    Un elemento molto importante da considerare è che la laurea in sé vale sempre meno, perché i continui cambiamenti fanno sì che la maggior parte delle competenze si acquisiscano di fatto "sul campo", cioè facendo le cose, interagendo con persone, accumulando esperienze.

    Pertanto non bisogna dimenticare di includere nel proprio curriculum esperienze di studio all'estero, stage, tirocini, master e quant'altro, come evidenzia questa info-grafica tratta da i dati di Almalaurea:

     

  • Le prospettive occupazionali

    Uno dei criteri da tenere in considerazione per la scelta della facoltà sono le prospettive occupazionali. I dati Almalaurea ci offrono una fotografia molto significativa, anche se bisogna considerare che si tratta di medie nazionali, sotto le quali si nascondono differenze territoriali a volte notevoli.

    Tasso di occupazione dei laureati magistrali a 5 anni dalla laurea

     

    Fonte: Almalaurea, 2015

    Medicina e ingegneria sono certamente le lauree più promettenti, dal punto di vista occupazionale, a fronte del maggiore impegno richiesto, rispetto alla media delle altre. Subito dopo vengono i diplomi di laurea dei gruppi chimicofarmaceutico ed economico-statistico, mentre se guardiamo al di sotto della media troviamo i laureati dei gruppi insegnamento, geo-biologico, giuridico e letterario.

  • Lo spettro della disoccupazione

    Se rovesciamo la prospettiva e prendiamo i considerazione quanti laureati sono ancora disoccupati a 5 anni dal titolo, troviamo una situazione speculare. Ingegneri e medici sembrano non avere problemi, mentre tra i laureati nelle discipline letterarie, così come tra i giovani avvocati, i dati fanno emergere una maggiore difficoltà a trovare un'occupazione

    Tasso di disoccupazione dei laureati magistrali a 5 anni dalla laurea

     

    Fonte: Almalaurea, 2015

    Oltre a ingegneria e medicina, per scendere a una certa distanza dal 10 per cento di disoccupazione, bisogna rivolgersi a facoltà delle aree economico-statistiche, scientifiche o chimico-farmaceutiche. È interessante notare come alcune aree scientifiche hanno un minore riscontro occupazionale, rispetto alle altre: geologia, biologia, agraria e veterinaria.

  • Le prospettive economiche

    Dal punto di vista economico, le aspettative che possono avere dei laureati nelle varie discipline sono altrettanto eterogenee, rispetto alle prospettive occupazionali, ma con alcune differenze non da poco. Chi si laurea in medicina e ingegneria ha le prospettive di guadagno migliori, ma del resto una cosa che i giovani devono conoscere da subito è la semplice legge che i prezzi sono determinati dall'equilibrio tra la domanda e l'offerta. Più una professione è richiesta, più i datori di lavoro sono disposti a pagare. Non si tratta però di una regola da applicare meccanicamente, perché in fondo alla classifica delle retribuzioni troviamo l'area psicologica e subito sopra l'educazione fisica. Dunque anche il tipo di disciplina ha la sua importanza, perché per molti motivi non sempre spiegabili razionalmente alcune professionalità vengono apprezzate economicamente meno di altre.

    Guadagno mensile netto dei laureati magistrali a 5 anni dalla laurea

     

    Fonte: Almalaurea, 2015

  • Le differenze territoriali

    Uno degli elementi che influisce di più sul benessere economico dei laureati, oltre all'area disciplinare, è il territorio. La stessa laurea, infatti, ha valori molto differenti a seconda di dove viene applicata, perché le prospettive di guadagno, prima ancora che al lavoro effettivamente svolto, sono legate all'andamento dell'economia del territorio dove il lavoro stesso si svolge. In altri termini, nei Paesi e nelle aree più ricche si guadagna mediamente di più rispetto a quelle più povere.

    Questo vale per l'Italia, dove le differenze tra Nord e Sud sono importanti, ma ancora di più se si confronta l'Italia con l'estero. Anche in questo caso si tratta di valori medi, che nascondono differenze importanti. Un insegnante della scuola pubblica, ad esempio, ha lo stesso stipendio in Calabria e in Lombardia, ma se si passa alle professioni che operano nel privato, in qualsiasi settore, le cose cambiano parecchio.

    Guadagno mensile netto dei laureati magistrali a 5 anni dalla laurea per area territoriale

     

    Fonte: Almalaurea, 2015

    Che si guadagni mediamente di più all'estero è una realtà innegabile e infatti l'emigrazione è cresciuta molto negli ultimi anni, specie dopo il 2010. Andare a vivere lontano da casa è una scelta per molti aspetti dolorosa, ma è anche vero che oggi il mondo è sempre più globalizzato. Inoltre internet consente di rimanere costantemente in contatto anche visivo con la propria famiglia d'origine. Altre motivazioni che spingono un numero sempre maggiore di emigranti ad accettare lavori all'estero – magri trovati tramite Linkedin – sono le maggiori possibilità di fare carriera in base al merito e anche un'apertura mentale che si può ottenere solo vivendo in una realtà culturale diversa da quella nella quali si è cresciuti.  

    Gli ultimi dati Istat ci dicono che per gli italiani i principali Paesi di destinazione sono quelli dell'Europa occidentale: Regno Unito (13 mila emigrati), Germania (oltre 11 mila emigrati), Svizzera (circa 10 mila), Francia (8 mila) e Stati Uniti (5 mila).

  • Per effettuare il test devi avere effettuato l'accesso a Intrage: