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23 OTT
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Le maschere tradizionali di Carnevale

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Le maschere tradizionali di Carnevale

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pulcinella maschera di carnevale
Il Carnevale ha le sue maschere storiche: con le radici ben salde nella commedia dell'arte, ecco le figure più importanti della tradizione e tutte le loro indimenticabili e divertenti caratteristiche e personalità

​​L'uso delle maschere di Carnevale ha origini teatrali: la commedia dell'arte ha dato vita a personaggi tipici che sono entrati a fare parte del costume italiano. Nascono dal teatro buffonesco e popolare delle fiere e più tardi giungono alla tipizzazione universale sottolineando i vizi e i difetti degli uomini.

La prima figura comica, diventata poi personaggio fisso della commedia, era lo "zanni". Originario del bergamasco, rappresentava il contadino povero e ignorante. Con gli anni la figura degli zanni si distinse in due categorie: il servo furbo, o primo zanni, e il servo sciocco, o secondo zanni. Da questo momento nascono maschere come Brighella e Arlecchino entrate a far del costume italiano.

Arlecchino. Nell'alto medioevo Harlequin era una maschera paurosa e diabolica. Alla fine del '500 venne raffinato facendolo furbo e intelligente, mutando nel linguaggio la volgarità in astuzia. Dalla Francia passò in Italia con molta fortuna. Nel '700 Goldoni lo introdusse nella commedia letteraria. Abito: a pezze multicolore, maschera nera, dialetto pseudo bergamasco, astuzia, coraggio e poltroneria. Ebbe particolare fortuna nel '700, durante l'800 la sua figura decadde per essere ripresa durante il teatro dei burattini, come protagonista di farse e di commedia per fanciulli.
Nel Novecento nuovi interpreti hanno ridato vita alla vecchia maschera con studio profondo delle sue radici storiche ma anche con uno spirito critico e una moderna sensibilità.

Colombina. Moglie o amante di Arlecchino: svolgeva la parte di servetta vivace, civetta e furbissima. Appare già nel 1530 nella commedia dell'arte.

Gianduja. Si tratta della maschera piemontese più famosa, nata per opera del burattinaio Gian Battista Sales nel 1798. Gianduia era un contadino di animo buono e generoso ma anche furbo e astuto, amante della buona tavola e del vino. Il suo nome originario era Gioan d'la douja che fu presto abbreviato con Gianduja, la sua compagnia è Giacometta. Gianduia rappresenta la gioia e la festa per l'intero Piemonte.

Pulcinella. Protagonista della scena napoletana della Commedia dell'Arte. Famosa non solo in Italia ma anche in Francia, Spagna e Germania. La sua creazione si deve, molto probabilmente, a Silvio Fiorillo da Capu che lo interpretò sul palcoscenico. Furbo e pigro, la sua maggiore occupazione è mangiare, si adatta a tutto e finisce sempre per combinare guai e farsi bastonare.

Stenterello. Nel 1793 a Firenze nasceva la maschera di Stenterello, per mano dell'orologiaio Luigi Del Buono. Creato per impersonare la gioia e lo spirito fiorentino, generoso con i poveri, acuto e scaltro, la sua saggezza è unita all'ottimismo. Indossa una giacca blu, panciotto con puntini verdi e pantaloni neri e corti. La nota caratteristica del suo abbigliamento sono le calze: una rossa, l'altra a strisce. In testa ha sempre il cappello e parrucca con codino.

Meneghino. Il suo luogo di nascita è Milano e rappresenta il contadino semplice e un po' rozzo. L'abbigliamento è caratterizzato dalle calze a strisce bianche e verdi, una casacca sempre con orli verdi, pantaloni marroni e tricorno. Il carattere è semplice e buono, non è istruito ma sicuramente furbo e pieno di buon senso.

​​Pantalone. Veneziano, mercante dapprima dipinto vecchio, avido e tirchio, poi è trasformato nel saggio e buon padre di famiglia. Veste in velluto o stoffa rossa, con calze rosse e berretto. Non abbandona mai la borsa con i suoi averi.

​​Brighella. Nella commedia dell'arte veniva identificato come lo "zanni". Nel 1650-51 era assai apprezzata nelle parti di Parma e di Modena e contemporaneamente anche in Francia. Brighella è un tipo di servo avventuriero munito di coltello e pronto a qualsiasi azione e intrighi, il che ha dato origine al suo nome. E' di Bergamo come Arlecchino: è vestito di bianco con galloni verdi. Sa suonare e cantare tanto che è chiamato pure "Flautino". Goldoni lo ha introdotto tra le sue maschere trasformandolo talora in servo affettuoso e disincantato.

Balanzone. È uno dei due vecchi dalla commedia dell'arte e appare già nella commedia cinquecentesca. Nella commedia dell'arte prende il nome di Graziano di Baolardo o Balanzone (da balle = frottole che raccontava). È​ più spesso dottore in giurisprudenza che non in medicina, parla il dialetto bolognese e infarcisce la sua oratoria con errate citazioni latine e con spropositi comici e grossolani, detti con severità. Vesta la toga con collare bianco all spagnola, cappello nero a grandi falde; porta sotto il braccio libri voluminosi e polverosi. Dalla commedia dell'arte è passata ne teatro letterario.