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23 OTT
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La convivenza

Famiglia In questo Canale:

La convivenza

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Sempre più coppie preferiscono la convivenza al matrimonio. Alcune, come ad esempio quelle gay, non hanno altra scelta. Ma ci sono anche quelle dettate solo da ragioni economiche. Ecco i consigli, validi per tutti, per iniziare col piede giusto un rapporto sotto lo stesso tetto

​Si convive a volte per scelta, a volte per necessità, altre ancora per prova. A volte lo si fa per brevi periodi, come ad esempio nel caso degli studenti fuori sede. Qualunque sia il motivo, numerose coppie, in Italia, preferiscono al matrimonio questa forma di vita in comune. Si tratta di un fenomeno relativamente  recente, per l'Italia, anche se in forte crescita, mentre in altri Paesi, soprattutto quelli scandinavi, è una realtà ormai da tempo consolidata.

Tradizionalmente, la convivenza veniva definita col termine "more uxorio", una locuzione latina che significa "secondo il costume (more) matrimoniale (uxorio)". Ma ormai, specialmente tra i giovani, la convivenza è talmente diffusa che non viene più considerata un'eccezione rispetto al matrimonio.​​​

Alcune cifre

I dati statistici sulla popolazione testimoniano quanto siano stati grandi, negli ultimi decenni, i cambiamenti in rapporto al matrimonio e la famiglia. Ad esempio:

  • la diminuizione dei matrimoni in Italia è in atto dal 1972, anno in cui sono stati celebrate quasi 419 mila nozze; nel 2008 i matrimoni sono stati 247 mila;
  • la forma di matrimonio prevalente è ancora quella religiosa, seppure in costante diminuzione (63,3 per cento nel 2008);
  • l'età del matrimonio si alza costantemente e pone l'Italia al secondo posto nella classifica Ue, dopo la Spagna: nel 2008 era mediamente di 33 anni per gli uomini e di 29,9 anni per le donne;
  • cresce costantemente, in tutta Europa, la percentuale di figli nati fuori dal matrimonio.: le cosiddette "nascite naturali" nelk 2008 avevano raggiunto il 22,2 per cento del totale, quasi 10 punti percentuali in più, rispetto a solo 5 anni prima.​
Compiere il grande passo

Il matrimonio è sempre stato, tipicamente, la scelta di tutta la vita. Non si può dire lo stesso della convivenza, ma quando due persone decidono di vivere nella stessa casa, che siano sposati o meno, compiono comunque un passaggio molto importante. Convivere è bello, ma non è per niente facile, perché ciascuno è chiamato a compromessi quotidiani su ogni dettaglio della vita pratica.

Interessante, a tal proposito, può risultare questo decalogo delle raccomandazioni per chi intraprende una convivenza:

  1. non negare la propria individualità, sacrificando in toto i propri interessi e amicizie;
  2. condividere i compiti, evitando di abituarsi a situazioni che, alla lunga, possono incrinare l'armonia della coppia;
  3. non lasciare che le famiglie d'origine (genitori, fratelli, parenti) si intromettano troppo nella vita della coppia;
  4. non rintanarsi troppo in casa, rinunciando a divertimenti e vita sociale;
  5. convivenza non significa libertà di fare ciò che si vuole: è invece importante (per la coppia) rispettare i valori e le credenze (anche religiose) dell'atra persona), rinunciando, se serve, a parte della propria libertà;
  6. è oppurtuno imporsi alcuni limiti prima di iniziare la convivenza, senza timore di dire dei "no" e sapendo rinunciare ad abitudini consolidate (ad esempio, per lui, passare la domeica a guardare il Gran Premio);
  7. tenere sotto controlo le bugie: la convivenza non è come il fidanzamento, mentire è un segnale molto pericoloso per la coppia;
  8. anche all’interno di un monolocale, è bene avere uno spazio personale dove potere dare sfogo alla propria creatività non condivisa (o criticata) dall’altro;
  9. continuare a curare il proprio aspetto esteriore, senza lasciarsi andare, anche se ormai ci si sente "accasati";
  10. non lasciarsi prendere troppo dalla tecnologia, se no si rischia di passare tutte le serate ciascuno davanti al proprio computer.

(La lista è stata rielaborata da un articolo pubblicato dalle psicologhe Federica Leva e Sabrina Sozzani sul sito Style.it)

Non bisogna infine dimenticare che la convivenza (così come il ​matrimonio) ha un effetto in genere negativo, rispetto al desiderio sessuale, a meno che non si sia costantemente attenti a mettere sempre in gioco la parte di se stessi più creativa e vitale.