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19 NOV
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Guida ai contratti di convivenza per le coppie non sposate

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Guida ai contratti di convivenza per le coppie non sposate

coppia convivente con figlia
Le coppie conviventi non sposate sono ignorate dalla legislazione italiana, ma per definire i reciproci diritti possono ricorrere ai contratti di convivenza, accordi scritti, firmati davanti al notaio, che consentono di definire diversi aspetti importanti
  • ​​​I contratti di convivenza sono accordi scritti che consentono alle coppie non sposate di definire a priori alcune regole, riguardanti soprattutto la gestione del patrimonio e le conseguenze sul patrimonio di un’eventuale cessazione della cessazione della convivenza, ma anche altri aspetti, come ad esempio la designazione dell’amministratore di sostegno.

    Il contratto di convivenza viene redatto dal notaio ed è personalizzato in base alle esigenze specifiche della coppia. Può essere particolarmente utile in circostanze come l’inizio di una convivenza, l’acquisto di un immobile o una successione ereditaria.

  • Possono sottoscrivere un contratto di convivenza tutte le persone che, essendo legate da un vincolo affettivo, decidono di vivere insieme stabilmente, ma non vogliono o non possono sposarsi.

    È dunque applicabile sia a coppie eterosessuali che omosessuali.

    Un caso tipico nel quale si fa ricorso al contratto di convivenza è quello di persone già sposate, ma per le quali ancora non è stata emessa sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, a seguito di separazione.

  • Con il contratto di convivenza è possibile disciplinare i diversi aspetti riguardanti la gestione del patrimonio, come ad esempio:

    • le modalità di partecipazione alle spese comuni, con i relativi obblighi di apporto per ciascun partner, sia relativi alle spese, sia all’attività lavorativa domestica ed extradomestica;
    • i criteri di attribuzione della proprietà dei beni acquistati nel corso della convivenza (in regime di comunione o separazione, a scelta);
    • le modalità di uso della casa adibita a residenza comune (sia che si tratti di casa di proprietà di uno solo o di entrambi i conviventi, sia in affitto);
    • le modalità per la definizione dei reciproci rapporti patrimoniali in caso di cessazione della convivenza.

    L’ultimo punto, in particolare, rende evidente come uno strumento del genere sia utile a evitare, al momento della frattura, eventuali discussioni e rivendicazioni, che renderebbero difficile trovare un accordo.

    Il contratto può contenere anche disposizioni riguardanti la facoltà di assistenza reciproca, in tutti i casi di malattia fisica o psichica – in caso la capacità di intendere e di volere di una delle parti risulti compromessa – o anche la designazione reciproca ad amministratore di sostegno.

  • Per quanto riguarda la successione, la normativa italiana non consente di stipulare patti relativi all’eredità e perciò tale materia non può essere disciplinata attraverso il contratto di convivenza.

    Qualora si intenda concedere benefici al convivente “more uxorio”, in caso di morte, è necessario fare testamento, inserendo eventuali clausole a suo favore, come ad esempio:

    • istituzione di erede del convivente;
    • legato del diritto di abitazione in favore del convivente;
    • legato del diritto di abitazione e del diritto di prelazione in favore del convivente.

    Nel linguaggio giuridico, il “legato” è ciò che viene concesso dall’autore del testamento ad una persona esplicitamente nominata.

  • Dal contratto di convivenza nascono dei veri e propri obblighi giuridici a carico delle due persone che lo hanno sottoscritto. In caso di violazione da parte di uno dei contraenti, l’altro è legittimato a rivolgersi al giudice per ottenere quanto gli spetta.

    Ad esempio, se è previsto dal contratto che i beni acquistati durante la convivenza siano di proprietà comune, il singolo che acquista un bene deve provvedere, nei termini dell’accordo, a perfezionare l’atto di trasferimento al partner della quota di una metà. Se ciò non viene fatto, il partner stesso può chiedere al Giudice che emetta una sentenza che produca gli stessi effetti dell’atto non stipulato.

    Gli accordi contenuti in un contratto di convivenza hanno valore limitato alle parti che hanno stipulato tali accordi. Sono perciò esclusi effetti automatici nei confronti di terzi, al contrario di quanto avviene nel matrimonio.

    Ad esempio, se è stato previsto che i beni acquistati durante la convivenza siano da considerare comuni, in caso di acquisto fatto da un solo convivente, affinché la situazione di contitolarità possa essere fatta valere anche nei confronti dei terzi, è comunque necessario un successivo atto di trasferimento al convivente di metà della quota.

  • Per la stipula del contratto di convivenza presso un notaio, è necessario che le due persone interessate portino con sé i seguenti documenti:

    • i documenti d’identità (ad es. carta d’identità);
    • le tessere sanitarie per l’attribuzione del codice fiscale;
    • i certificati che comprovano lo stato civile dei conviventi (stato libero, separazione legale, divorzio, ecc.);
    • eventuali accordi e/o pronunce di separazione o divorzio che abbiano precedentemente interessato uno o anche entrambi i partner, dai quali potrebbero derivare obblighi e prescrizioni che incidano sul contenuto del contratto di convivenza che si va a stipulare;
    • tutti i documenti relativi ai beni, ai rapporti, alle situazioni che si intendono disciplinare con il contratto di convivenza, di modo che il notaio possa disporre di tutte le informazioni necessarie.

  • Non esiste una durata prefissata per il contratto di convivenza, in quanto essa coincide con la durata del rapporto di convivenza. Quindi gli effetti del contratto vengono subordinati alla permanenza di tale rapporto.

    Ciò non toglie che vi siano alcuni accordi destinati a produrre i loro effetti proprio a partire dalla cessazione del rapporto di convivenza: ad esempio tutti gli accordi che fissano le modalità per la definizione dei reciproci rapporti patrimoniali in caso di cessazione della convivenza. Se nel contratto sono contenuti anche accordi di questo tipo, alla cessazione del rapporto di convivenza il contratto continua ad avere effetto per disciplinare la fase di definizione dei rapporti patrimoniali e la divisione dei beni comuni, mentre cesserà di produrre qualsiasi effetto per ciò che riguarda tutti i restanti accordi che presupporrebbero l’esistenza di un rapporto di convivenza (ad esempio, gli accordi sulla partecipazione alle spese comuni, sull’acquisto in comune di beni, ecc.).

  • Come tutti i contratti , il contratto di convivenza può essere sciolto solo con il consenso di entrambe le parti, grazie ad un nuovo accordo, oppure per le cause ammesse dalla legge. Ad esempio, ciascun partner potrà chiedere la risoluzione del contratto di convivenza:

    • in caso di inadempimento dell’altro partner, purché non di scarsa importanza;
    • in caso di sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta;
    • in caso di prestazione divenuta eccessivamente onerosa per il verificarsi di avvenimenti straordinari ed imprevedibili.

    Inoltre le parti potranno riservarsi la facoltà di recesso con apposite clausole inserite nel contratto stesso. L’esercizio della facoltà di recesso potrà, a seconda di quanto pattuito, dalle parti:

    • essere totalmente libero oppure essere subordinato al verificarsi di determinati eventi o condizioni;
    • essere gratuito o essere subordinato al pagamento all’altra parte di un corrispettivo (“caparra penitenziale”).

  • Il contratto di convivenza stipulato presso un notaio non ha un costo fisso, perché non viene redatto sulla base di modelli standard a contenuto prefissato. Il suo contenuto è variabile, in base alle esigenze e alle aspettative dei conviventi.

    Anche il trattamento fiscale varia a seconda del tipo di accordi che vengono siglati (imposta di registro o imposta di donazione per eventuali trasferimenti di beni o assunzioni di obbligazioni a titolo gratuito).

  • Sono ritenute ammissibili clausole finalizzate alla regolamentazione dei rapporti patrimoniali inerenti il mantenimento, l’istruzione e l’educazione dei figli, precisando comunque che l’obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole, secondo la stessa Costituzione, spetta a entrambi i genitori.

    Si tratterebbe comunque di clausole sempre suscettibili di essere revocate e modificate, se ciò fosse richiesto col fine di perseguire l’interesse dei figli. Quest’ultimo, infatti, è da considerarsi sempre preminente rispetto all’interesse dei conviventi.

  • In caso di malattia di uno delle due parti legate da contratto di convivenza, l'altra può dunque assistere nelle strutture ospedaliere il partner. Inoltre, ogni convivente può designare l'altro come rappresentante con poteri pieni o limitati, in caso di malattia che limita o impedisce la capacità di intendere o di volere. In questo caso, ognuna delle due parti può scegliere le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funebri del convivente.​


Per quanto riguarda il contratto di affitto, in caso di morte del proprietario della casa in cui vivono i partner, il convivente vivente ha diritto a rimanere nell'abitazione per 2 anni o un periodo pari agli anni di durata della convivenza, non superiore però ai 5 anni.

Se nell'unione sono presenti figli minorenni o che presentano disabilità, è possibile rimanere nell'abitazione per non meno di tre anni.

In caso di assegnazione di case popolari, le coppie possono accedere alle graduatorie quando l'appartenenza a un nucleo familiare costituisce titolo o causa di preferenza.​

  • Per effettuare il test devi avere effettuato l'accesso a Intrage: