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14 DIC
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Referendum del 4 dicembre 2016: i punti chiave

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Referendum del 4 dicembre 2016: i punti chiave

A proposito di:

Il 4 dicembre 2016 è il giorno in cui i cittadini italiani sono chiamati a esprimere il proprio voto per il terzo referendum costituzionale della storia della Repubblica Italiana. Ecco cosa si decide con il Sì e con il No

​​​​​​​​​​​​​Il 4 dicembre 2016, dalle ore 7 alle ore 23, i cittadini italiani saranno chiamati alle urne per esprimere il loro parere nel referendum dedicato a un’importante riforma costituzionale.​

Indetto per confermare o respingere la riforma denominata Renzi-Boschi, contenuta nella  costituzionale già approvata in Parlamento il 12 aprile 2016 e denominata «disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione», questo referendum sarà il terzo referendum costituzionale dell’intera storia della Repubblica Italiana dopo quelli del 2001 e del 2006.

Per questa consultazione non è necessario raggiungere il quorum dei votanti: di conseguenza, la riforma potrà entrare in vigore a​nche solo se i voti a favore saranno superiori a quelli contrari, indipendentemente dal numero di votanti che si recheranno ai seggi.​

Ecco quali sono i punti fondamentali che verranno affrontati, come cambierà il testo di legge in caso di vittoria del e com’è la situazione attuale prima del voto e come rimarrà nell’eventualità che a vincere sia il No.​


​ ​Presidente della Repubblica​
​No ​Sì

​Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento riunito in seduta comune.

​Il Presidente della Repubblica è eletto da deputati e senatori; non vengono più chiamati al voto i 59 delegati regionali.

​Per l’elezione sono necessari i 2/3 dei voti per le prime tre votazioni; dalla quarta la soglia scende al 20 percento +1.

​Per l’elezione sono necessari i 2/3 dei voti per le prime tre votazioni; dalla quarta alla sesta i 3/5 e dal settimo scrutinio in poi la maggioranza dei 3/5 dei votanti.

​Il Presidente della Repubblica non può più sciogliere il Senato ma solo la Camera, in virtù della composizione formata da rappresentanti regionali.

​In assenza del Presidente della Repubblica, a farne le veci è il presidente del Senato.

​In assenza del Presidente della Repubblica, a farne le veci è il presidente della Camera.

​ ​Senato
​No ​Sì

​Il Senato approva le leggi e vota la fiducia al governo.

​Il Senato non potrà più approvare leggi o votare la fiducia del governo, compito che viene affidato esclusivamente alla Camera. Il Senato sarà però chiamato a esprimere il suo parere in caso di leggi costituzionali, referendum, leggi in materia di minoranze linguistiche, enti territoriali, elezione e decadenza dei membri del Senato e trattati dell’Unione Europea.

​I senatori che compongono il Senato restano 320 e vengono eletti in ogni regione.​

​​​Alle elezioni i cittadini saranno chiamati a esprimersi solo per la Camera poiché il Senato sarà l’espressione delle istituzioni territoriali. La sua composizione sarà di 100 membri, 95 provenienti dal voto dagli organici delle Regioni, con la presenza di 21 sindaci, e 5 saranno scelti dal Presidente della Repubblica per un tempo massimo di 7 anni. Ulteriori modalità relative all’elezione saranno definite in un’apposita legge.

Per accedere al voto del Senato è necessario aver compiuto 25 anni; per rientrare nella lista dei candidati, 40.

Viene eliminato il limite di età per entrare a far parte della lista dei candidati al senato dapprima stabilito a 40 anni.

Gli ex presidenti della Repubblica diventano automaticamente senatori a vita a fine mandato mentre il nuovo presidente può nominarne 5.

Gli ex presidenti della Repubblica continuano a diventare automaticamente senatori a vita al termine del mandato. Gli attuali senatori a vita mantengono l'incarico.

Non è prevista più l'indennità aggiuntiva per i senatori.

L'immunità parlamentare non viene eliminata.

​Referendum
​No ​Sì

​Per rendere valido il voto in caso di referendum abrogativi è necessario il limite minimo del 50 percento +1 degli aventi diritto.

Per rendere valido il voto in caso di referendum abrogativi è necessario il limite minimo del 50 percento +1 degli aventi diritto. In caso di richiesta del referendum abrogativo da parte di almeno 800mila elettori, il quorum da raggiungere diventa quello del 50 percento +1 dei votanti alle ultime elezioni indette per la Camera dei Deputati.

Non ci sono garanzie costituzionali relative alla discussione e alla votazione delle proposte.

Vengono creati i referendum di tipo propositivo e di indirizzo. Per stabilire le modalità e gli effetti di tali consultazioni sarà necessaria la scrittura di una nuova legge costituzionale, seguita da una ordinaria.

​Esecutivo
​No ​Sì

​Il governo continua a mantenere la procedura abbreviata descritta nell’articolo 72 della costituzione relativa ai tempi di decreti di legge e provvedimenti urgenti.

Nella Costituzione viene inserito il voto a data certa, al fine di accelerare l’iter relativo all’approvazione di leggi di riconosciuta importanza.

​I decreti legge continuano a essere creati in casi ritenuti di necessità e urgenza.

L’esecutivo può far inserire un testo di legge tra le priorità della Camera, facendo anticipare i tempi del voto entro 70 giorni. La Camera, però, può scegliere di accogliere o no l’iter accelerato.

Cnel
​No ​Sì

​Il Cnel, Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, continua a proporre iniziative legislative e a fornire pareri in merito alle tematiche trattate. Tali pareri, però restano non vincolanti.

Insieme all’abolizione dell’articolo 99 della Costituzione Italiana viene abolito il Cnel.

Leggi di iniziativa popolare
​No ​Sì

Per presentare una proposta di legge partendo dall’iniziativa popolare sono necessarie le firme di 50mila elettori, come scritto nell’articolo 71 della Costituzione. Inoltre è necessario presentare il testo della legge, redatto in articoli.

Per presentare una proposta di legge partendo dall’iniziativa popolare sono necessarie le firme di 150mila elettori.

​La Costituzione non garantisce che le proposte finiscano al Parlamento per essere discusse e infine votate.

​La Costituzione garantirà che le leggi di inziativa popolare vengano discusse e infine votate in Parlamento.

Regioni
​No ​Sì

​Le competenze di Stato e Regioni si differenziano in esclusive (se ad esclusivo appannaggio dello Stato) e concorrenti (se ne occupano le Regioni basandosi su principi fondamentali stabiliti dallo Stato). Tra di esse spiccano quelle relative a tutela della salute, istruzione, beni culturali ambientali, protezione civile.

Viene modificato l’articolo 117 della Costituzione, eliminando la definizione di competenza concorrente.


​Allo Stato vengono date maggiori competenze, tra cui quelle relative a protezione civile, sicurezza sul lavoro, trasporti ed energia.

​Lo Stato si occupa della legislazione di principio, lasciando però alle Regioni quelle relative ad alcune categorie come istruzione, tutela della salute, politiche sociali.


Lo Stato può intervenire sulle materie di competenza esclusiva per motivi di interessa nazionale attraverso una clausola di supremazia.

Province
​No ​Sì

Le province non subiscono alcuna abolizione totale e continuano a mantenere la struttura stabilita dalla legge Delrio del 2014.

Le province vengono abolite. Viene modificato l’articolo 114 della Costituzione: al suo interno la Repubblica Italiana sarà costituita da “Comuni, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato”.


Approfondimento:

La Riforma Costituzionale
(Testo di legge costituzionale
pubblicato sulla Gazzetta Uffi ciale n°88 del 15 aprile 2016)

Testo a fronte con la Costituzione vigente